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Il rovescio della medaglia dell’ex ministro Guidi

Ricordate l’ex ministro Federica Guidi, una delle quote rosa del premier Matteo Renzi, titolare del dicastero dello sviluppo economico sino al coinvolgimento nello scandalo di Trivellopoli? Ricordate che oltre a trovarsi invischiata nell’inchiesta giudiziaria era stata lapidata per una frase di una intercettazione in cui aveva sbottato contro l’ ex ed allora compagno Gianluca Gemelli con una frase che aveva fatto storcere il naso agli esponenti del partito dei politically correct? Ricordate ancora che quel “con me ti comporti come un sultano, non mi puoi trattare come una sguattera del Guatemala” le era costato più di qualche pernacchio da parte dei soliti ben pensanti, incapaci di contestualizzarla nel tipico rapporto uomo padrone-donna schiava, inadatta, come tale, a respingerlo mettendolo alla porta?
Bene, se tutta questa vicenda, ai confini fra politica, malaffare e gossip, e’ vostro patrimonio possiamo andare avanti. Perché valutando la contrapposizione su cui si è voluto giocare – esponente della società bene-sguattera del Guatemala – in un rapporto forzato che non condividevo allora e nemmeno mi convince adesso, posso dire senza timore di smentita di aver trovato a Genova il rovescio della medaglia dell’ex ministro Federica Guidi.
Anche stamane ero al lavoro, si fa per dire, per placare la mia voyeuristica curiosità che mi permette di tenere botta ogni 24 ore sino a mantenere l’impegno della scrittura della mia quotidiana rubrica.
Mi sono imbattuto in tre tweet collegati fra loro, che, finalmente, non avevano come argomento i bilanci politici post referendum o lo sversamento Iplom di Fegino. Riguardavano una tragedia lontana, talmente lontana che solo pochi politici genovesi vi hanno fatto riferimento. Evidentemente totalmente presi dalle beghe fra le nostre mura di casa. Il primo digitato dall’attivissimo capogruppo del Pd in Regione Raffaella Paita diceva ” Terremoto in Ecuador. Continua a crescere il numero delle vittime. È il più forte sisma a scuotere il paese dal 1978. Vicinanza a tutta la popolazione”. A fargli eco il consigliere comunale del Pd Alberto Pandolfo: “Tante vittime nel tragico terremoto in Ecuador. Vicinanza alla comunità di Genova, la più grande al di fuori dei confini”. Ho pensato che fosse un giusto senso di condivisione, stupito di non trovare altre tracce, magari istituzionali, chesso’, nel sito del ministro della difesa Roberta Pinotti o in quello del governatore Giovanni Toti.
Stavo giusto pensando a tante badanti e colf ecuadoriane, che si guadagnano onestamente da vivere nel nostro paese, toccate intimamente da una tragedia che stavolta nulla aveva a che vedere con la presunta offesa razzista nei confronti della popolazione guatemalteca. Popolo orgoglioso, come si era preoccupato di illustraci l’illustre scrittore Maurizio Maggiani appena qualche giorno fa sulla prima pagina de Il Secolo XIX, pur partendo, come ho già avuto occasione di dire, da un falso presupposto. Così ho avuto la fortuna di imbattermi in un tweet di Manuela Arata, già studiosa del Cnr, ideatrice del Festival della scienza di cui è stata presidente, fatta fuori recentemente per una sorta di manuale cancelli applicato anche agli organismi che agiscono nell’ambito scientifico-culturale. Personaggio scomodo, probabilmente, che nonostante tutto ha mantenuto le sue simpatie per il Pd. Il primo cinguettio mi ha incuriosito “curano le nostre case, i nostri bambini e i nostri vecchi. Sguardi dolci e tanto lavoro. Siamo con voi fratelli ecuadoriani”. Ed è stato l’efflato terzomondistico, in pieno stile Pci d’antan, agli antipodi rispetto al conformismo snob con cui la Guidi si riferiva alla manodopera guatemalteca, a spingermi ad andare oltre. Fino a riesumare la storia, attraverso fb, che mi piace affidare solo alle sue parole.
“Per fortuna la mia sorellina Janet Moya Infante mi dice che sta bene, lei e la sua famiglia. Ma voglio che sappiano che ci siamo, che li pensiamo e che condividiamo. E forse è meglio che vi racconti come è andata. Quando mi hanno diagnosticato un carcinoma mammario mi sono preoccupata anche per mia sorella che usciva a pezzi dopo un anno di cure prestate alla mia sorella più grande che aveva subito un intervento devastante. Janet Moya Infante, con quel sorrisino timido mi disse: “Seniora Manuela, no se preoccupe che ci penso io”. Tutti i giorni veniva da me la mattina e si occupava del mio pranzo. Facevamo anche qualche lavoro insieme (tipo abbiamo verniciato e restaurato un bel mobiletto francese con libreria, tanto la nausea ce l’avevo già è quindi lo sverniciatore mi faceva un baffo). Poi usciva e andava in macelleria dove lavorava come una matta e la sera ripassava, mi dava da mangiare e mi metteva a letto. Lavorava più ore dell’orologio. Una ragazza stupenda. Ha allevato i tre bambini di mio fratello, che parlano sempre di lei. Quando è tornata in Ecuador ci ha lasciato un gran vuoto ma per fortuna che c’è fb e ci parliamo spesso. Io le voglio davvero bene come a una sorella”. La storia, bella finisce, qui ma al di là del confortante segno di condivisione di Manuela Arata non me la sento di chiudere con un lieto fine.
Sempre sulla pagina fb della Arata compare un messaggio che non ci permette di convivere in pace con la nostra coscienza. Deborah Riccelli, altra utente genovese, osserva ” Il terremoto ha ucciso circa 300 persone e ne ha ferito 2000, devastando il paese. Nessuna bandiera, nessun accenno al disastro e nessuna foto con la candela accesa nelle bacheche. Anche questa volta il popolo fb tace. Mi dispiace constatarlo ma questa è la dimostrazione che in questo mondo ipocrita e’ il dove si muore a fare la differenza”. E si’, perché l’analogia con il diverso modo in cui sono stati commentati, anche sui social, da addetti ai lavori e non, i due attentati dei terroristi dell’Isis a Bruxelles e a Lahore, ad appena cinque giorni di distanza, appare preoccupante e cidovrebbe far riflettere. Amaramente. Siamo sicuri, che in fondo in fondo, anche in noi non sia presente, in qualche modo, lo stesso conformismo snob di quella Federica Guidi che abbiamo messo senza pensarci due volte alla gogna mediatica?
Il Max Turbatore

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