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Trivellopoli o antitrivella? Diario di un indeciso

Dunque, ore 7 di domenica 17. L’ora di apertura dei seggi. Cielo grigio, tempo così e così, umidità nell’aria. Sole che non si vede. Uffa, speravo in una giornata tardo-primaverile e pre-estiva. La spiaggia e la voglia di tintarella avrebbero tenuto a freno qualunque rigurgito di coscienza e avrei accantonato di corsa anche l’idea di far direttamente conoscenza con il presidente della mia sezione elettorale. Avrei avuto un motivo valido. Invece niente. Il sole non si è fatto vedere, lasciando le tenebre dei dubbi nella mia coscienza. Perché, alla fine, una idea precisa fra si, no e astensione non ce l’ho. Nonostante il tempo passato a prendere in esame sfaccettature, argomenti, tecnici e politici, imprimatur dei partiti con quell’accozzaglia a favore del si, trasversale che ha messo insieme sinistra che più sinistra non si può, ambientalisti, animalisti, cacciatori, leghisti, postfascisti, pentestellati, Forza Italia senza Berlusconi, tutti contro Matteo Renzi che deve andare a casa. E poi nel cortocircuito, contraddittorio, senza motivo plausibile, trovi che a sostenerlo sono i suoi primi avversari, i grandi vecchi del Pd, D’Alema, Bersani e Prodi, quelli che spingono per riprendersi, in qualche modo, la dirigenza del Pd. In un tutto che è il contrario di tutto.
Ore 7,30. Ieri sera, per esempio, per vincere l’empasse ho invitato a cena a casa mia tre coppie. Pensavo di lanciare la’, tra il prima e seconda portata, una battuta sull’appuntamento di oggi ai seggi per vedere quello che mi rispondevano. Magari dibattere con loro sarebbe potuto servirmi a dipanare i miei dubbi. Ma non è risultata una buona idea. Non è servito a nulla. Prima di tutto una coppia non ci aveva informato che da vegetariana osservante era andata ancora oltre, intraprendendo la disciplina vegana. Avevo messo in tavola affettati e formaggi, ravioli panna e speck, arrosto e tirami su. Hanno dovuto accontentarsi di una insalata di rucola e pomodoro, condita con olio di semi e acqua naturale. E neanche sul tema della serata mi sono risultati utili. Loro stamane sono andati a votare, poi avrebbero rischiato di inzupparsi durante la loro camminata sul monte di Portofino. L’ altra coppia, quella a cui mi sento più vicino, mi ha ribadito che non andrà a votare. Non capisce perché vogliano far decidere a noi su argomenti tanto tecnici e, alla fine, i nostri politici possono lavarsene le mani attribuendo, nel bene e nel male, proprio a noi, il popolino, tutte le responsabilità. Insondabile la terza coppia. Lui è genoano e ha passato la serata a lamentarsi di Gasperini e a tifare per l’Inter di Mancini. Anzi, a proposito. Speravo che Mancio e Sarri, a fine partita, mi aprissero qualche spiraglio. Mi immaginavo il Bobby-gol progressista, lui che difende i gay, dirmi qualche cosa che mi spingesse a votare sì. E quel becero toscano di Sarri, tradizionalista ed ex bancario, schierarsi per l’astensione, o peggio per il no, addirittura a favore dell’inquinamento. Invece nulla di tutto questo. E, delusione, si sono limitati a qualche battuta sulla partita appena conclusa, ma niente di niente, ne’ sui loro rapporti, ne’ sul referendum. Probabilmente, la volta scorsa, il clima sulle unioni civili li aveva stimolati di più.
Ore 8. I pad in mano, decido di ripassare un po’, alla ricerca di una illuminazione. Dunque Beppe Grillo, assistito da Piepoli, ci manda a dire che il voto mattiniero vale doppio. Avrà una funzione di trascinamento sugli indecisi. Quindi – penso – folla all’apertura dei seggi di pentestellati desiderosi di esaudire l’Elevato e di spingere al voto gli indecisi. Spiega ancora Piepoli che il primo rilevamento sulle percentuali di votanti a mezzogiorno, reso noto verso le 13 sarà importantissimo per il raggiungimento del quorum.
Ore 8,30. Nulla, le tirate del comico politico, non mi attraggono. Smanetto ancora. Ah, ecco si, il presidente emerito Giorgio Napolitano. A Londra, lui si è già risolto tutti i problemi. Re Giorgio si è schierato con Renzi affondando l’argomento del referendum “L’astensione è un modo di esprimere la convinzione dell’inconsistenza e della pretestuosita’ di questa iniziativa referendaria”. E fra i giornalisti che lo appoggiano qualcuno chiosa “Sia per il merito, sia per l’obiettivo dichiarato da tanti di usare strumentalmente le trivelle contro Matteo Renzi e il suo Governo”.
Ore 9. Manca il colpo alla botte. Cerco qualcuno che spinga, invece, per il voto. Eccolo. Paolo Grossi, presidente della corte costituzionale “Al referendum si deve andare a votare. Ogni cittadino e’ libero di farlo nel modo in cui ritiene giusto. Ma credo si debba partecipare al voto. Significa essere pienamente cittadini. Fa parte della carta di identità di ogni cittadino”. Ecco, dunque, tra il voto e il non voto e’ pareggio completo. Anche se, insomma, ognuno dei due è esponente di certi interessi. Napolitano e’ pur sempre il politico che ha spinto per il Governo di Mario Monti, poi ha assistito allo schiantarsi di Enrico Letta e benedetto Matteo Renzi, consentendo di favoleggiare ai sostenitori sul l’importanza e la forza trasversale dei poteri forti. Ma Grossi e’ l’esponente principe e il più elevato della casta dei magistrati. Altra categoria che dovrebbe dimostrarsi apolitica. Boh, approfondiamo. Perche’ fidarsi?
Ore 9,30. Colazione. Caffe’ e focaccia. Cerco segnali nei fondi del caffè. Nulla di nulla. Rimango con i miei dubbi.
Ore 10. Ho ancora bisogno d’ispirazione. Vado a riguardarmi la formulazione della domanda rivolta ai votanti. Volete voi l’abrogazione dell’art 6, comma 17, terzo periodo del decreto legislativo 3 aprile 2006 n.152, norme in materia ambientale, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015 n.208. Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello stato (legge di stabilità 2016) limitatamente alle seguenti parole “Per la durata della vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e salvaguardia ambientale. Però la scintilla non scatta. E poi, tanta fuffa per arrivare alle ultime due righe. Il succo del problema e’ in quelle due righe. Ma quanta fatica per arrivarci. Facilitarci le cose no?
Ore 10,30. Provo ad esaminare le dichiarazioni dei leader dei partiti. Vediamo… Giorgia Meloni (fratelli d’Italia) che vota sì “la legge va abrogata, non si può continuare ad inquinare il nostro mare”. Poca convinzione, niente pathos.
Ore 11. Matteo Salvini, Lega Nord, anche lui per il sì. Insopportabile sfoggia una tShirt bianca con messaggio Stop trivelle, vota sì.
Ore 11,30. Vediamo Il premier Matteo Renzi che parla di bufala trivelle “Dicono che si vota sulle rinnovabili, su un nuovo modello di sviluppo, sull’alternativa alle energie fossili. In realtà si chiudono impianti che funzionano facendo perdere 11 mila posti di lavoro e aumentando l’importazione di gas dai paesi arabi e dalla Russia”.
Ore 12. Inizia l’attesa per i primi rilevamenti. Nel frattempo in casa Prodi, Romano, per il no, perde due a uno. Votano sì al referendum il fratello Vittorio, docente di fisica ed ex europarlamentare e la nipote Silvia, consigliere regionale del Pd alla regione Emilia Romagna. L’ex presidente del consiglio ha paragonato questo referendum a un suicidio nazionale.
Ore 12,30. Vago un po’ attendendo la prima percentuale. Riepilogo in casa Pd. Allora Renzi per l’astensione. Romano Prodi, Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani per il no. Roberto Speranza e il fuoriuscito Pippo Civati per il sì.
Ore 12,42. Votanti in Italia media dell’8,30 per cento. L’assalto ai seggi, auspicato da Grillo per la prima mattina, non c’è stato. Il batti quorum e’ lontano. Tanto più che il tempo è incerto.
Ore 13,30. Delusione, perché speravo che l’effetto traino mi attirasse. Invece niente. Approfondisco con qualche tweet dei politici genovesi. Anzi prima pranzo.
Ore 14. Pancia piena. I nostri europarlamentari a Bruxelles sono per il sì. Renata Briano non tradisce il suo passato ambientalista e l’ex sindaco di Bologna, il Cinese Sergio Cofferati, sabato ci informa ” Referendum 17 aprile. “Domani vado a votare e voto si’ per una politica energetica fondata sulle rinnovabili e sul rispetto dell’ambiente”.
Ore 14,30. È l’ora di Rixi “Domenica tutti a votare sì per difendere il nostro mare e far naufragare il governo Renzi”. E mi interrogo sulla concasualita’ delle due opzioni. Innanzitutto sull’ordine di importanza. Se sia più importante per i leghisti difendere il nostro mare o mandare finalmente a casa il governo Renzi.
Ore 15. Ecco, probabilmente per il centro destra l’importante è azzoppare Renzi e il suo governo. Però….però, mi sovviene che Berlusconi non andrà a votare perché da Arcore deve tornare a Roma dove ha la residenza. Quindi niente. Mentre Renato Brunetta andrà a votare, ma per mantenere la legge.
Ore 15.30. Sto aspettando il selfie del governatore Giovanni Toti direttamente dalla cabina elettorale. Ma non è ancora arrivato. La sua pagina e’ ferma a ieri pomeriggio. So per certo che il presidente la giunta regionale non può esimersi dall’andare a votare. E, anche se il voto, alla fine è segreto, dobbiamo fidarci e pensare che votera’ sì. Anche perché è uno dei nove presidenti di Regione che hanno chiesto il referendum.
Ore 16. Sito di un altro leghista, il presidente del consiglio regionale Francesco Bruzzone. Apro l’ultimo post su fb. Delusione. Nessun riferimento o al referendum. E io che pensavo a un Bruzzone, che di fronte al dovere istituzionale lasciasse a casa il fucile per imbracciare la scheda elettorale. Invece no. Il cinguettio e’ un messaggio inviato dalla Associazione per la difesa e la promozione della cultura rurale. Una onlus. Compare un articolo di un giornale in cui c’è un’immagine di Salvini che azzanna uno spiedo di uccellini. E il titolo dice “Una banca degli uccellini per salvare lo spiedo a tavola”. Un altro articolo conferma “Uccellini in regalo per salvare lo spiedo bresciano”. In pratica i cacciatori della zona regaleranno la cacciagione ai ristoratori per consentire la continuazione della tradizione culinaria. Ecco, e Bruzzone stamane e’ andato a votare al fianco degli ambientalisti. Allora mi sembra che fra trivelle e ambiente, il fine per la Lega sia quello di mandare a casa Renzi.
Ore 17.Stefano Quaranta, deputato di Rete a sinistra. Il parlamentare di sinistra che si sposta da un referendum all’altro, tanto che quello sulle trivelle pare essere ormai già superato. Retwitta un articolo de La Repubblica in cui il sindaco Doria annuncia che voterà sì, in mezzo a tanti cinguettii sul prossimo referendum sulle “Deforma” costituzionali.
Ore 18. Ci riprovo con i temi che questo referendum tocca da vicino. Lavoro. Il premier Renzi ha parlato di una perdita secca di 11 mila posti di lavoro. E Prodi ha definito il Referendum un suicidio. I fautori del si’ obiettano che la maggior parte delle piattaforme lavora in remoto e che gli affetti sarebbero appena di qualche centinaio di persone lasciate a casa. Come se non bastasse attaccano sostenendo che probabilmente lo smantellamento delle piattaforme produrrebbe maggior lavoro. Creando, in questo caso, un po’ di confusione perché gli impianti non verrebbero immediatamente dismessi. Succederà alla fine della concessione.
Ore 19. Inquinamento. Ma davvero le piattaforme inquinano? I sostenitori del si’ affermano che spargono in mare idrocarburi e che il pesce e i crostacei pescati nelle vicinanze contengono quantità di piombo in percentuali molto maggiori. I fautori del no dicono, al contrario, che i controlli sono costanti e pesce e crostacei sono a posto.
Ore 20.Fabbisogno nazionale. I sostenitori del no proclamano che oltre al danno occupazionale sarebbe ingente anche quello economico legato alla chiusura dei giacimenti. Gli avversari rispondono facendo presente che la produzione autonoma del nostro paese di energie fossili è talmente bassa che anche una eventuale rinuncia non ci darebbe troppo fastidio e continueremmo a importare massicciamente. Il governo sarebbe finalmente costretto a prendere in considerazione un piano per puntare massicciamente alle energie rinnovabili.
Ore 21.Energie Rinnovabili. E probabilmente il problema dei problemi sta tutto li. I fautori del si, ma soltanto una parte, Cinque stelle, soprattutto, vogliono che il Governo punti sulle fonti rinnovabili abbandonando le energie tradizionali, attraverso l’impegno di una futura chiusura degli impianti estrattivi. Ma evidentemente non siamo ancora pronti. E nessuno intende firmare una cambiale in bianco
Ore22. Intanto a Genova, e nelle regioni che hanno chiesto il referendum, le percentuali dei votanti sono maggiori rispetto al dato nazionale. Ma il quorum sembra ancora lontano e irraggiungibile. Le società petrolifere dovrebbero avere la meglio, pubbliche e non. E, a tale proposito, come la mettiamo noi italiani, e i nostri parlamentari, con i poteri forti, che sono poi gli imprenditori del petrolio, ma anche le banche. Ecco Tempa Rossa, l’ex ministro Guidi, il sultano Gemelli, il padre del ministro Maria Elena Boschi. Ma la nostra classe politica nei momenti topici deve sempre dare il peggio? Gli scandali sono complotti?
Trame dei soliti poteri forti? E perché? Visto che in fondo i poteri forti sembrerebbero al momento comunque garantiti. Dal governo e i non.
Ore22,30. Mi scuoto, non delego più. Vado a votare. Poi una volta nella cabina elettorale mi tapperò gli occhi, mi turero’ il naso e, con la matita serrata fra i denti, provvederò a crociare una casella. Quale non so. Io voglio partecipare. Non delego più.
Ore 23,01. Troppo tardi ho raggiunto il seggio. Porte chiuse. Mi hanno bloccato. Non ho potuto votare. Mi ero lasciato tentare dal domani e’ un altro giorno. Faccio ammenda. Ho impiegato troppo tempo per diradare la confusione. Ma non me la sento di darmi tutte le colpe. Aspetto di conoscere se il quorum e’ stato superato. Un’altra vittoria dei poteri forti? Già, maledetto Renzi.
Il Max Turbatore

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