Riecco Marta e Claudio, quei recomparecidos con il gusto dell’ordinario
Meno di una decina di anni fa erano ancora nell’immaginario dei commentatori della politica locale entrambi dotati di superpoteri. SuperMarta laureata in filosofia, preside di scuola superiore, prima donna eletta per due tornate in Provincia, parlamentare europea e primo sindaco al femminile di Genova. E superClaudio, un self made man, quasi un bambino prodigio, ingegnere elettronico passato dall’esperienza dei consigli di circoscrizione allo scranno di consigliere comunale e assessore a Palazzo Tursi senza frequentare le scuole e le burocrazie di partito. Poi vicesindaco, sindaco, incappato nelle inchieste di tangentopoli uscendone indenne, due volte deputato, ministro dei trasporti del governo Prodi e presidente della giunta regionale sino all’avvento di Giovanni Toti, lo scorso anno. Li accomuna una dote difficilmente reperibile nel loro mondo, anche dopo che i “rottamatori” hanno preso il sopravvento, ma pur sempre rimarcabile nell’epoca in cui sull’altro fronte Silvio Berlusconi, 79 anni e venti ininterrotti di carriera parlamentare, poi presidente di Forza Italia, stenta ancora a trovare il suo delfino per lasciargli il bastone del comando. A breve distanza l’uno dall’altro hanno lasciato l’ambiente che li ha accolti e cullati per tanti anni e preferito ritornarsene alla vita di tutti i giorni. Altri personaggi della loro caratura avrebbero, forse, pietito una poltrona in un ente di sottogoverno che ne corroborasse il vitalizio. Entrambi si sono presi le loro responsabilità fino all’ultimo giorno, poi hanno chiuso la carriera facendo un passo indietro. La Vincenzi togliendosi qualche sassolino dalle scarpe dopo le primarie del 2012 che avevano decretato il successo, a sorpresa, dell’outsider Marco Doria sulle due zarine l’un contro l’altra armate. Appunto la sindaco uscente e l’attuale ministro della difesa Roberta Pinotti. Burlando caricandosi sulle spalle tutte le colpe per la sconfitta elettorale della sua creatura Raffaella Paita, candidata, nel 2015, a succedergli nella carica di presidente della Regione Liguria. E in quell’ occasione, proprio Burlando ha riconosciuto di fronte al dirompere delle polemiche di aver rinunciato a quel ruolo di federatore svolto, per alcuni decenni. Stesso comportamento per due personaggi politici che, in tutta verità, nel loro cursus honorum, oltre a non aver mai dimostrato grande complicità non hanno fatto nulla perché non trasparisse una segnata antipatia. Troppo calcolatore, accorto, attento alle alchimie e diplomatico SuperClaudio rispetto ad una collega-avversaria che non ha mai fatto nulla per dissimulare il suo eccessivo presenzialismo, un brutto carattere, il non saper fare squadra, la conseguente mancanza di comunicazione del lavoro della sua giunta, e la smania di protagonismo che la faceva virare verso una maniacalita’ per l’ esternazione. E, come se non bastasse, donna e per questo detestata dalla gran parte degli uomini del suo partito. Anche quando avrebbe garantito la vittoria. La attaccavano perché ne’ governabile ne’ ornamentale, disobbediente anche quando si è trattato di nominare a Tursi assessori e dirigenti. SuperMarta ha preferito chiamarli da fuori rifiutandosi di scegliere gli infeudati nella rete del potere locale. Non potevano essere due soggetti politici più diversi eppure, una volta usciti di scena, il destino beffardo li ha uniti, privandoli dei superpoteri e indirizzandoli ad una vita futura improntata il più possibile verso la quotidianità’ dell’ordinario.
A un anno di distanza dalle rispettive batoste le loro pagine Twitter si sono via via placate e inaridite sino alla quasi assenza di cinguettii. L’ultimo nella pagina personale di Marta Vincenzi risale addirittura al 30 aprile 2013. Poi silenzio totale. L’ultimo post di Burlando risale al 23 gennaio di quest’anno, data in cui ha rotto il silenzio per sponsorizzare personalmente la battaglia per le unioni civili, quasi scusandosi: “Da tempo non prendo parte al dibattito politico ma ci sono giorni in cui è necessario è doveroso”. Strano destino quello dell’oblio per due guru della politica di cui, in questo momento di lunghi coltelli e faide all’interno del Pd di Matteo Renzi, sotto attacco per Trivellopoli e per lo scandalo di Banca Etruria, si sente la mancanza come soggetti equilibratori e d’esperienza. Anche perché sul piano locale si avvicinano le amministrative per palazzo Tursi e il Pd deve decidere se rinnovare la fiducia al sindaco uscente Marco Doria e, soprattutto, se tornare alle consultazioni attraverso le primarie.
E forse è proprio per questo motivo che l’ex presidente della Regione nei giorni scorsi e’ tornato a partecipare ad un incontro pubblico. Niente di trascendentale visto che Burlando ha deciso di tornare a calcare l’agone politico in occasione di un apericena del circolo Pd di Albaro. Eppero’, tra un assaggino di focaccia al formaggio e un bicchiere di bianco, tra la delusione per i risultati dell’ultima tornata elettorale in Regione e la nostalgia per la mancanza di attività politica, tra un discorso sulle battute a funghi e i racconti sui frammenti di vita a Ponte Trebbia, qualche cosa viene fuori. Neanche a farlo apposta argomento primarie, tema sempre caldo in casa Pd. “A Savona e’ andata bene, non c’è’ alternativa alle primarie”. Un forzato bagno di sangue, forse, che in base ai numeri però chiarirebbero i punti di forza all’interno di un gruppo frammentato come appare essere l’attuale Partito Dem. E Burlando replica “Sono necessarie, a maggior ragione quando non c’è una dirigenza forte”. Una stoccata agli attuali segretari e una implicita bocciatura per Marco Doria. Tanto che la replica del segretario Provinciale, anche lui presente all’apericena, a 24 ore di distanza, non si è fatta attendere. Terrile prende tempo al fine di avere primarie aperte che coinvolgano alleati potenziali, altri partiti o pezzi di società civile, mentre il consigliere regionale Rossetti, anche lui fra i commensali dell’apericena, mette le mani avanti “senza una visione d’insieme si rischia di sacrificare sull’altare delle alleanze parti di peso del nostro programma”. E, come se non bastasse, prima di affrontare la querelle sul candidato sindaco, c’è da decidere la data del congresso regionale in cui dovrebbe essere eletto il successore del commissario regionale David Ermini. Perciò’ Burlando, probabilmente, dopo essersi dedicato alle sue battute alla ricerca di funghi nell’entroterra, ritemprato e ricaricato non intende lasciarsi tagliare fuori.
Uscita meno politica per l’altra desaparecida. Marta Vincenzi, ancora alle prese con i dibattimenti che la vedono sotto accusa per i danni e i morti dell’alluvione del 2011 e, a distanza di 5 anni attende ancora la sentenza, ha partecipato alla libreria Feltrinelli alla presentazione del libro dell’ex collega Ignazio Marino in cui Il sindaco rimosso dal Campidoglio fa un bilancio della sua esperienza romana durata due anni. Una sola battuta sulla politica per la Vincenzi che non è più iscritta al Pd. “Speriamo che tocchi a qualcuno fra i giovani”, un’ispirazione verso il rinnovamento che suona come una bocciatura per il sindaco uscente Marco Doria. Prova evidente che la ferita di due anni fa stenta a rimarginarsi. Lei intanto è tornata all’università per studiare il linguaggio del giornalismo, quasi un’evidente ammissione della sua difficoltà a comunicare nella sua passata esperienza. Trascorso in cui, a dire il vero, le esternazioni in serie, magari nemmeno troppo concordate con il vate della Regione e con i suoi assessori, proprio non si può dire mancassero. Eppero, come accade per gli attori, forse mancavano i tempi e… le pause. E per questo l’ex preside è tornata sui libri.
Come sia e, al di là delle possibili ed estensibili interpretazioni, il fatto è che i due sono tornati in qualche modo a calcare il loro solito palcoscenico. E chissà, visto che, come si dice, l’appetito vien mangiando, che non si stiano preparando risvolti clamorosi. Talvolta l’usato sicuro, alla fine dei conti, finisce per risultare più conveniente. Sempre che, insieme a loro, non risorga dalle ceneri anche l’odiato Cofferati.
Il Max Turbatore


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