Gentile ex ministro Guidi, lei ignora la dignità delle sguattere e dei sultani
Mi premuro di confidarvelo, ma nei confronti di Federica Guidi, ex ministro della programmazione economica del governo Renzi, inizio a provare una qualche comprensione che, giorno dopo giorno, vira verso la pena. In maniera direttamente proporzionale all’aumentare del senso di avversione che nutro, via via che l’inchiesta Tempa Rossa svela i suoi altarini a mezzo intercettazioni, per il suo ormai ex compagno Gianluca Gemelli. Lei mi sembra la classica pollastrella da spennare, che, a rischio personale, cerca di tenere in piedi il sacro focolare della famiglia. Costretta a sottostare, come farebbe una qualsiasi madre italiana, alle angherie del compagno che non solo non l’ha voluta sposare, ma la tratta come la gallina dalle uova d’oro e intende proseguire la relazione per strumentalizzarla e utilizzarla per i suoi loschi rebighi.
Quante donne, al di là dello sdegno si sono ritrovate nella sua storia? Non a caso Lei si è presentata davanti ai giudici ribaltando le accuse e comparendo come la vittima di un compagno ambizioso e poco affettivo. Del resto non si era lamentata, stufa di subire, persino con il suo metaforico carnefice dicendogli, in una delle conversazioni intercettate, “Ti comporti come un sultano… mi tratti come una sguattera del Guatemala”. E qui sta il punto, perché ieri ho letto, su un quotidiano nazionale, la lettera piccata di una badante guatemalteca che rimbeccava l’ex quota rosa di Renzi per la scarsa sensibilità dimostrata in quell’occasione nei confronti di una categoria, le badanti guatemalteche, che rispetto alla Guidi e nonostante mansioni meno impattanti dal punto di vista dell’immagine, svolgono il loro compito con superiore senso dell’onestà, nonché di utilità. Devo dire, per amore di verità che ho trovato la missiva un po’ tirata per i capelli. Come se, nel corso di un colloquio telefonico, poi intercettato, qualcuno si lamentasse di fumare come un turco senza riuscire a smettere. E, una volta diventato pubblico il dibattito dovessero insorgere i salutisti turchi facendogli notare, a mezzo stampa, quanto sia inappropriato, durante un dialogo, discriminare un intero popolo, banalizzandone la sua immagine. Tutto questo elucubrava la mia mente malata, quando è giunta alla redazione di Genova Quotidiana la lettera del sultano del Brunei Hassanal Bolkiah che deferentemente trascrivo nella sua interezza.
“Sono Kebawah Duil Yang Maha Mulia Paduka Seri Baginda Sultan Maji Hassanal Bolkiah al Mu’Izzadin Waddaulah Ibni Almarhum Sultan Omar Ali Saifuddien Sa’Adul Khairi Waddien, sultano del Brunei. Ho 69 anni e sono in carica da 48, essendo succeduto a mio padre Omar Ali Saiffudien III, ventottesimo sultano del Brunei, all’età di 21 anni, il primo agosto del 1968. Mi vedo costretto a scrivere questa missiva, che inoltrerò via mail alla cortese attenzione della sua redazione, per tutelare l’onorabilità mia e l’onore di tutti quelli che come me si trovano nelle condizioni di proteggere e indirizzare i propri sudditi. Nel mio paese svolgo anche le funzioni di primo ministro oltre che di capo religioso, giurisdizionale e militare. Ho provato a mettermi in contatto con il quotidiano che ha pubblicato la lettera della cittadina guatemalteca, che in Italia svolge le funzioni di badante, credendo che avrei avuto anche io, nello stesso modo, la possibilità di ristabilire la verità sulla dignità dei miei pari, insultati gravemente dall’ex ministro della programmazione economica del governo italiano, miss Federica Guidi. Ma ho trovato intasate le linee telefoniche. Mi sono rivolto perciò a un sito on line per cercare di ricevere giustizia.
Miss Guidi ha parlato in modo apparentemente approssimativo della categoria alla quale mi onoro di appartenere riuscendo con la sua frase “Ti comporti come un sultano… mi tratti come una sguattera del Guatemala” a mettere sullo stesso piano una badante dell’America centrale con una testa coronata e, a dare una immagine del tutto distorta della categoria a cui appartengo per stirpe eletta. Non voglio pensare che la rappresentante italiana con quell’accezione del tutto dispregiativa abbia voluto alimentare l’odio crescente dell’occidente nei confronti di un rappresentante di uno stato islamico che pratica la saharia.
Nel mio regno vicende come quelle accadute in Italia per lo scandalo di Tempa Rossa, non avrebbero potuto mai accadere. L’osservanza della legge infatti è una cosa seria. Basti pensare che nel mio ordinamento e’ prevista l’amputazione degli arti per i ladri, la lapidazione per gli adulteri, la fustigazione per chi beve alcolici e una pena coercitiva di 5 anni nelle nostre prigioni per chi celebra il Natale. Come monarca, inoltre, io personalmente detengo il potere di difendere la fede.
Ma è l’immagine negativa del sultano nella accezione utilizzata nel suo colloquio telefonico dell’ex ministro del governo Italiano che per mezzo di questa missiva voglio, da uomo di cultura laureato in legge alle università di Oxford e Singapore e in lettere all’Università di Aberdeen, contestare. Prima di tutto un caso del genere legato allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi e alla estrazione di greggio nel mio regno non avrebbe potuto verificarsi. Il petrolio di questa terra e tutto di mia proprietà e quindi nessun sultano degno di tale titolo sarebbe stato costretto ad un qualsiasi tipo di raggiro al fine di aumentare i propri redditi e introiti. Per di più né la mia attuale moglie Pengiran Anak Salema, ne’ quelle da cui ho divorziato Hajah Mariam e Azrinaz Hazar Hakim, avrebbero mai potuto far parte di un organo istituzionale che nel mio paese esiste dal 2004, il consiglio legislativo del Brunei, e mi affianca. Nessuna donna nel mio regno può ambire ad avere cariche pubbliche. Il mio successore ed erede e’ infatti il mio primogenito maschio Al Muthadee Billah e fa parte della mia progenie di altri 4 figli maschi e 7 figlie femmine. Tutti vivono nella mia reggia, il palazzo Istana Naru Iman di 1788 stanze e 257 bagni con rubinetti d’oro. Tutti vivono in maniera eccezionalmente agiata e in armonia potendo contare su un reddito soddisfacente grazie ai ricavi di 22 miliardi si dollari di cui, per difetto parla, la rivista americana di economia e finanza Forbes. I miei ricavi sono provenienti per la maggior parte dall’estrazione del petrolio che permettono di condurre alla mia corte uno stile di vita che voi occidentali avete definito stravagante, ma vi sognate di notte. Ne’ i miei sudditi ne’ i membri del consiglio legislativo del Brunei fantasticherebbero mai di cercare di introdurre la forma del referendum per far cessare le trivellazioni, visto che l’estrazione del greggio rappresenta una ricchezza per tutto il loro regno. E non è prevista alcuna forma di consultazione con diritto di voto. La mia ormai unica moglie, i mie cinque figli e le mie sette figlie, possono godere di un parco macchine di circa seimila vetture per un valore di circa quattro miliardi di dollari. Di cui alcune particolarmente pregiate nel numero di 500 Rolls Royce, 531 Mercedes Benz, 367 Ferrari, 362 Bentley, 185 Bmw, 177 Jaguar, 160 Porshe e 20 Lamborghini. Per gli spostamenti possono utilizzare un Boeing 747-400 del valore di 233 milioni di dollari o usare 6 aerei di dimensioni più ridotte o 2 elicotteri che fanno parte della mia flotta. E in caso di bisogno saprei pilotare personalmente tutti i velivoli. Per distrarsi frequentare un parco divertimenti di mia proprietà il Jerudong Park del valore di 3 miliardi di dollari. Alla luce di tutti i miei possedimenti e delle mie proprietà mi è sembrato eccessivamente riduttivo il fatto che lei abbia paragonato il suo compagno che, al massimo nel mio regno avrebbe potuto gestire un siringhito, ad un sultano. Inoltre in virtù dell’educazione europea che il mio augusto predecessore e padre ha ritenuto di consentirmi di intraprendere negli Stati Uniti e in Europa, il comportamento che metto in atto nei confronti dei miei familiari di genere femminile mai e poi mai sarebbe sceso così in basso da essere in qualsiasi modo messo a confronto con quello del signor Gianluca Gemelli. Loro sono sottomesse al maschio e portano obbligatoriamente il velo ma lo fanno con gioia e per un motivo religioso. Infine io ritengo che il signor Gemelli, per educazione, sia più simile a un faccendiere che a un sultano. Per questo la diffido da usare ancora un simile termine nei confronti del suo ex compagno.
Colgo l’occasione per porgere a lei e al suo staff i miei reali saluti.
Hassanal Bolkiah, ventinovesimo sultano del Brunei”
Per opportuna conoscenza e per ristabilire la verità sulla banalità delle frasi fatte che ormai nessuno sembra più in grado di comprendere. Federica Guidi, probabilmente ha moltissime colpe, ma, secondo me, non quella di aver voluto offendere nessuno, oltre al popolo dei contribuenti italiani, con insulti di genere. Non trovo sia giusto processarla, in contumacia, anche per questo. E se qualcuno si fosse sentito offeso è pregato di contestualizzare la frase in tutta la vicenda, pensando ai propri colloqui telefonici e alla violenza delle pubblicazioni delle intercettazioni. Soprattutto quando il popolo social e non, esterna un’aggressività, quella si’ di genere, contro la casta.
Il Max Turbatore


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.