Primarie, il Pd pronto ad eliminare per legge la sindrome Tafazzi
Dopo quindici anni di esperimenti il Pd ha deciso di andare oltre. Dopo quindici anni passati a parlare di democrazia dall’interno e di partecipazione di popolo, per dilaniarsi sin dal giorno dopo il risultato con teoremi sulla troppa, o poca, partecipazione, sull’apertura a masse elettorali facilmente indirizzabili e su conseguenti vincitori con voti dopati medita di avviarsi sulla strada della rigida regolamentazione. Con tanto di legge. Qualche giorno fa quattro parlamentari di area renziana Dario Parrini, Edoardo Fanucci, Andrea Marcucci e Franco Mirabelli hanno presentato l’ennesima proposta di legge. E fanno sette. Dal 2013 a oggi. Ci hanno provato il lettiano Marco Meloni e Sandra Zampa, Eugenia Roccella, il fittiano Rocco Palese, Guglielmo Vaccaro di Italia Unica e Pierpaolo Vargiu di Scelta civica. Mentre Walter Veltroni dovrebbe depositare una legge. Ma ora pare che sull’ultima proposta il governo Renzi abbia intenzione di andare sino in fondo.
Logico, perciò, che il Pd voglia aprire il dibattito in quella che storicamente ha finito per rappresentare la sua città laboratorio. Per testare il polso dei suoi iscritti, ma soprattutto in vista del prossimo appuntamento elettorale, quello che determinerà il successore di Marco Doria a palazzo Tursi.
A dar notizia dell’ incontro sulla sua pagina twitter e’ l’ex assessore regionale al Bilancio, attualmente consigliere del Pd in via Fieschi, Pippo Rossetti, che, solennemente, targa il dibattito pubblico come evento. L’appuntamento è per lunedì 4 aprile alle 18,30 nella sala incontri del Pd in via Maragliano 3/5. Introdurrà l’ingegner Alberto Balbi della direzione della Gioventù democratica.
Ma ci sarà in qualità di relatore Marco Meloni, parlamentare e primo firmatario di uno dei progetti di legge coadiuvato dall’ex sindaco Beppe Pericu, professore universitario e insigne amministrativista. Parteciperanno anche i deputati genovesi Mario Tullo, Mara Carocci e Lorenzo Basso e il senatore Vito Vattuone. Peccato però che a presentare il dibattito “Elezioni primarie disciplinate per legge” sia uno dei firmatari di una proposta precedente e non uno dei colleghi che hanno presentato l’ultimo documento. Ma evidentemente l’intenzione, al momento, e’ quella di sondare la base. Anche perché il provvedimento presentato da Parrini e soci e’ probabilmente quello che, al di là dell’intendimento di sottolineare l’esigenza di uno strumento per regolamentare la scelta dei candidati, e’ strutturato in maniera precisa passando per l’istituzionalizzazione di una prassi politica. L’elemento innovativo e’ l’introduzione di una sfilza di sanzioni nei confronti dei partiti che non si avvalessero di questo strumento. Ogni partito, infatti, potrà decidere autonomamente consapevole, però, che qualora non facesse le primarie rinuncerebbe al 2 per mille e a tutta una serie di sgravi fiscali. Penali salate sono previste, inoltre, nel caso che pur organizzando le primarie i partiti violino il patto di lealtà con gli elettori. Nello specifico non saranno restituite le cauzioni se si deciderà di non candidare il vincitore o se gli sconfitti non accetteranno il risultato e lo contestassero. Di più. Per omaggiare il Movimento 5 Stelle, non sarà previsto il voto on line e potranno partecipare soltanto i cittadini di età non inferiore ai 16 anni, che siano presenti nelle liste elettorali.
Logico, perciò, che il Pd voglia aprire il dibattito in quella che storicamente ha finito per rappresentare la sua città laboratorio. Per testare il polso dei suoi iscritti, ma soprattutto in vista del prossimo appuntamento elettorale, quello che determinerà il successore di Marco Doria a palazzo Tursi.
A dar notizia dell’ incontro sulla sua pagina twitter e’ l’ex assessore regionale al Bilancio, attualmente consigliere del Pd in via Fieschi, Pippo Rossetti, che, solennemente, targa il dibattito pubblico come evento. L’appuntamento è per lunedì 4 aprile alle 18,30 nella sala incontri del Pd in via Maragliano 3/5. Introdurrà l’ingegner Alberto Balbi della direzione della Gioventù democratica.
Ma ci sarà in qualità di relatore Marco Meloni, parlamentare e primo firmatario di uno dei progetti di legge coadiuvato dall’ex sindaco Beppe Pericu, professore universitario e insigne amministrativista. Parteciperanno anche i deputati genovesi Mario Tullo, Mara Carocci e Lorenzo Basso e il senatore Vito Vattuone. Peccato però che a presentare il dibattito “Elezioni primarie disciplinate per legge” sia uno dei firmatari di una proposta precedente e non uno dei colleghi che hanno presentato l’ultimo documento. Ma evidentemente l’intenzione, al momento, e’ quella di sondare la base. Anche perché il provvedimento presentato da Parrini e soci e’ probabilmente quello che, al di là dell’intendimento di sottolineare l’esigenza di uno strumento per regolamentare la scelta dei candidati, e’ strutturato in maniera precisa passando per l’istituzionalizzazione di una prassi politica. L’elemento innovativo e’ l’introduzione di una sfilza di sanzioni nei confronti dei partiti che non si avvalessero di questo strumento. Ogni partito, infatti, potrà decidere autonomamente consapevole, però, che qualora non facesse le primarie rinuncerebbe al 2 per mille e a tutta una serie di sgravi fiscali. Penali salate sono previste, inoltre, nel caso che pur organizzando le primarie i partiti violino il patto di lealtà con gli elettori. Nello specifico non saranno restituite le cauzioni se si deciderà di non candidare il vincitore o se gli sconfitti non accetteranno il risultato e lo contestassero. Di più. Per omaggiare il Movimento 5 Stelle, non sarà previsto il voto on line e potranno partecipare soltanto i cittadini di età non inferiore ai 16 anni, che siano presenti nelle liste elettorali.
Tre le ipotesi per quanto riguarda l’elettorato. Primarie aperte a cui potranno partecipare tutti, previa dichiarazione di essere elettore di quel partito.
Primarie semi-aperte rivolte soltanto agli iscritti ad un albo a cui bisognerà farsi registrare per tempo.
Infine primarie chiuse solo per gli iscritti al partito.
Seggi aperti per una sola giornata con una spesa a carico dello stato ipotizzata intorno ai 15 milioni di euro all’anno. Votazioni solo su due figure istituzionali; il sindaco e il presidente della Regione. Esclusi i segretari dei partiti e il presidente del consiglio la cui scelta viene confermata come compito del Capo dello Stato su indicazione del Parlamento.
Sin qui la teoria. Giova ricordare comunque il clima conflittuale in cui si giunge a questo dibattito, non solo fra le forze parlamentari, e non unicamente del centro destra, ma anche fra le faide del Pd. Con ferite non ancora completamente rimarginate. Tanto che il capogruppo del Pd ed ex candidato alla presidenza della Regione Lella Paita non perde occasione, sulla sua pagina twitter, per ricordare le polemiche nei suoi confronti dell’avversario di qualche mese fa. L’europarlamentare ed ex sindaco di Bologna Sergio Cofferati, noto durante il suo incarico ai vertici del sindacato come il “cinese”. Era stato lui ad avviare le polemiche sugli elettori alle primarie che decretarono il successo della Paita nei suoi confronti. Proprio Cofferati aveva iniziato la contestazione sui voti dopati grazie alla registrazione di frotte di cinesi. Polemica poi cavalcata dal leader della Lega Nord Matteo Salvini per la presenza nell’elettorato di troppi extra comunitari, in occasione della consultazione per il candidato sindaco di Milano. Sino ai numerosi ricorsi per brogli di Antonio Bassolino dopo la sconfitta nelle primarie per indicare il candidato sindaco di Napoli. Come se non bastasse nel Pd genovese si è manifestata, recentemente, una querelle in cui è stato contestato proprio dal consigliere regionale Raffaella Paita l’operato del segretario provinciale del Pd Alessandro Terrile in vista delle amministrative per il Comune. Una ferita ancora aperta nel Pd dopo le ultime consultazioni che avevano portato alla elezione a sorpresa dell’attuale sindaco Marco Doria, outsider e rappresentante della sinistra. In quell’occasione Doria, avvalendosi della lotta, tutta intestina e fondata su un’atavica antipatia, tra due rappresentati doc del Pd, l’attuale ministro della difesa Roberta Pinotti e l’allora sindaco uscente Marta Vincenzi, era riuscito a spuntarla. L’impressione tutta personale e’ che il Pd ancora una volta non abbia saputo resistere alla sua storica propensione a farsi male da solo. Incalzando il dibattito verso un tafazzismo, disciplina, o verso il tafazzianesimo, religione, per cui, comunque sia, continua a dimostrare una straordinaria e storica vocazione. Anche nella sua città laboratorio.
Primarie semi-aperte rivolte soltanto agli iscritti ad un albo a cui bisognerà farsi registrare per tempo.
Infine primarie chiuse solo per gli iscritti al partito.
Seggi aperti per una sola giornata con una spesa a carico dello stato ipotizzata intorno ai 15 milioni di euro all’anno. Votazioni solo su due figure istituzionali; il sindaco e il presidente della Regione. Esclusi i segretari dei partiti e il presidente del consiglio la cui scelta viene confermata come compito del Capo dello Stato su indicazione del Parlamento.
Sin qui la teoria. Giova ricordare comunque il clima conflittuale in cui si giunge a questo dibattito, non solo fra le forze parlamentari, e non unicamente del centro destra, ma anche fra le faide del Pd. Con ferite non ancora completamente rimarginate. Tanto che il capogruppo del Pd ed ex candidato alla presidenza della Regione Lella Paita non perde occasione, sulla sua pagina twitter, per ricordare le polemiche nei suoi confronti dell’avversario di qualche mese fa. L’europarlamentare ed ex sindaco di Bologna Sergio Cofferati, noto durante il suo incarico ai vertici del sindacato come il “cinese”. Era stato lui ad avviare le polemiche sugli elettori alle primarie che decretarono il successo della Paita nei suoi confronti. Proprio Cofferati aveva iniziato la contestazione sui voti dopati grazie alla registrazione di frotte di cinesi. Polemica poi cavalcata dal leader della Lega Nord Matteo Salvini per la presenza nell’elettorato di troppi extra comunitari, in occasione della consultazione per il candidato sindaco di Milano. Sino ai numerosi ricorsi per brogli di Antonio Bassolino dopo la sconfitta nelle primarie per indicare il candidato sindaco di Napoli. Come se non bastasse nel Pd genovese si è manifestata, recentemente, una querelle in cui è stato contestato proprio dal consigliere regionale Raffaella Paita l’operato del segretario provinciale del Pd Alessandro Terrile in vista delle amministrative per il Comune. Una ferita ancora aperta nel Pd dopo le ultime consultazioni che avevano portato alla elezione a sorpresa dell’attuale sindaco Marco Doria, outsider e rappresentante della sinistra. In quell’occasione Doria, avvalendosi della lotta, tutta intestina e fondata su un’atavica antipatia, tra due rappresentati doc del Pd, l’attuale ministro della difesa Roberta Pinotti e l’allora sindaco uscente Marta Vincenzi, era riuscito a spuntarla. L’impressione tutta personale e’ che il Pd ancora una volta non abbia saputo resistere alla sua storica propensione a farsi male da solo. Incalzando il dibattito verso un tafazzismo, disciplina, o verso il tafazzianesimo, religione, per cui, comunque sia, continua a dimostrare una straordinaria e storica vocazione. Anche nella sua città laboratorio.
Il Max Turbatore


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