Vesco, da assessore a chef. La buona tavola logora chi non ce l’ha
di Monica Di Carlo
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<Non temete. L’invito è per il primo aprile, ma non si tratta di uno dei tanti scherzi cui negli anni ho abituato molti di voi>: invita gli amici Enrico Vesco, ex assessore ai trasporti e al lavoro della giunta regionale della giunta Burlando, che certo non condivide il motto tanto caro a Giulio Andreotti: “Il potere logora chi non ce l’ha”. E mentre tanti suoi passati colleghi si logorano sì, acidificando il dibattito politico, peccando di presenzialismo di ritorno, impestando le caselle mail dei media di messaggi degni di essere inseriti senza passare dal via nella cartella “ma chi se ne frega” (parente stretta di quella della spam) lui non ha perso il suo tempo ad andare in giro implorando posti di sottogoverno nei Comuni o negli enti partecipati e, anzi, ha deciso di dare un taglio netto con la politica per dedicarsi a una delle sue grandi passioni, quella che insieme a Paola Setti e ai loro due figli è uno dei capisaldi della sua vita: la buona tavola.
Alzi la mano chi, tra i giornalisti, colleghi della sua compagna, non può tessere le lodi dei ravioli fatti a mano “dall’Enrico”. Sublimi! E tante volte, scherzando, loro glielo avevano detto: <Enrico, se cambi mestiere puoi sempre aprire un ristorante>. Detto. Fatto.
Ed ecco, ieri, spuntare su Facebook la foto dell’assessore, quello che litigò quasi ai coltelli con l’allora ad delle Ferrovie Moretti, con lo stesso cipiglio, ma con un sorriso soddisfatto e sulla testa il suo bel cappello da chef. <Semplicemente, si fa per dire, visto il richiamo goliardico, il 1º aprile mi è parsa una data benaugurale per iniziare questa nuova avventura con quello spirito leggero e divertito che ritengo sia determinante per la buona riuscita di qualsiasi impresa. Dopo tanti anni dedicati alla politica, un impegno totalizzante pari solo a quello di crescere due bambini, come ho avuto la fortuna di scoprire in questi ultimi due anni, eccomi su una nuova strada, la gestione di un ristorante>.
Sì, sì. Avete capito bene: un ristorante. <“Che ci azzecca?”, direte voi – prosegue “l’Enrico” -. Escluso il cosiddetto magna magna, che come sapete non mi ha mai riguardato, una costante c’è, ed è la passione. Quella per il buon cibo, che come molti di voi sanno a me piace cucinare oltre che mangiare. E quella per tutto ciò che con il buon cibo ha a che fare: tradizioni, amore per la terra e i suoi prodotti, assaggio di buoni vini, manualità. Non sarei onesto se dicessi che la politica non mi manca. Eppure ho trovato un senso nell’aver dovuto rinunciare a un ruolo pubblico nel quale pure mi sentivo realizzato: la vita è cambiamento, e ogni cambiamento porta buone cose se si ha il coraggio di guardarlo in faccia con atteggiamento positivo. Così dopo aver detto a – santa – Paola che doveva ancora nascere la donna che mi avrebbe fatto fare un figlio, non solo ne ho fatti due, ma ho scoperto che fare il papà è una delle cose più divertenti e appaganti che io potessi fare. E dopo anni trascorsi a mille tra riunioni, viaggi, assemblee, banchetti, manifestazioni, piazze, comizi e orazioni, ho scoperto che si può vivere non si dice con lentezza, ma di sicuro facendo a meno della frenesia>.
Poi, il battagliero ex assessore ai trasporti si lascia andare a quell’autoironia che chi lo conosce sempre gli ha riconosciuto. E lui, che di tutto può essere accusato meno che di anoressia, spiega: <I miei ideali li conservo qui nella pancia, che come si sa è capiente, né rischio di perderli con la dieta ferrea che mio malgrado ho dovuto iniziare e grazie alla quale, ancora, ho scoperto che si può persino fare a meno del cinghiale due volte la settimana>.
<Continuerò a coltivare il mio interesse per la politica e a guardare con interesse tutto ciò che si concretizza nell’ambito della sinistra e sono certo che incontrerò altre occasioni per farlo anche a livello pubblico – avverte -. Nel frattempo insieme a due cari amici, Serena Stellitano ed Enrico Fontana, che hanno avuto l’entusiasmo di rimboccarsi le maniche insieme a me, vi aspetto per una buona mangiata! Vi aspetto tutti alla Locanda del Viandante in piazza Regina Margherita 3 a Vezzano Ligure>. Chi scrive, che di Enrico condivide sia lo spirito sia il girovita, avverte sin d’ora che vuole un piatto di ravioli. Doppio. Perché la buona tavola logora chi non ce l’ha.



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