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Donne in politica, né lacrime né figli

Sino a qualche giorno fa pensavo che per le donne che intendevano impegnarsi in politica fosse necessaria una qualche pratica di sterilizzazione. La più diffusa e’ la chiusura delle tube di falloppio. Giorgia Meloni, invece di cantare in Tv viva la mamma, non avrebbe avuto problemi di sorta per candidarsi alle prossime elezioni per la carica di sindaco della capitale. Da oggi credo che oltre alle tube le donne dovrebbero farsi cucire i canali lacrimali. Nei momenti cruciali non si può crollare come una femminuccia qualunque e scoppiare a piangere, come capita quando il fidanzatino ti ha mollato. Ve lo vedete voi Benito Mussolini, il 10 giugno del Quaranta, sul balcone di palazzo Venezia, con le mani sui fianchi e l’oscillamento da piede a piede, mentre dichiara la guerra alla Gran Bretagna e alla Francia, passare le mani dai fianchi al volto e scoppiare a piangere, travolto dalla tensione? Si’, perché sino a qualche tempo fa le lacrime consentite ai nostri politici, uomini e donne, dovevano essere soltanto quelle “lacrime e sangue” con cui i nostri rappresentanti commentavano ogni manovra finanziaria. Ma che diamine, non riuscire a trattenersi di fronte all’attacco islamico al cuore dell’Europa.  Non essere in grado di dissimulare il dolore per una ecatombe con 32 morti accertati e almeno 270 feriti. Abbassare le difese consentendo allo sgomento di trasparire di fronte ad un folle delirio suicida di onnipotenza che la civiltà occidentale non riesce a contrastare. Be’, quel dimostrarsi umani, in una occasione tanto tragica ma pur sempre pubblica, non è giustificabile. Al duce Benito non sarebbe mai successo. E pazienza se in seguito, nel tentativo di espatriare in Svizzera e sfuggire ai partigiani, aveva cercato di farsi passare per un militare nazista. Nei momenti solenni della storia bisognerebbe prima di tutto non lasciarsi prendere dalla commozione e poi aver la consapevolezza che un leader non può cedere alle lacrime. Lo aveva denunciato subito “Libero”, a qualche ora dallo sfogo ad Amman di Federica Mogherini, alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica della sicurezza: “Vedere uno dei massimi rappresentanti delle istituzioni piangere dopo lo sfregio dei terroristi e’ una straordinaria vittoria per i tagliagole dell’Isis e per tutto il mondo dell’islamismo estremista. Lacrime quelle della Mogherini che dimostrano la debolezza del Vecchio Continente e che verranno esaltate dalla macchina della propaganda del terrorismo islamico”. A ben poco sono servite le scuse e le giustificazioni della Mogherini che ha parlato di un atteggiamento umano rivendicando che questo dolore si possa talvolta manifestare e ha aggiunto: “Nei comunicati scriviamo che i nostri pensieri vanno alle vittime e ai parenti. A volte può succedere che questo si esprima in maniera meno ufficiale”. Ecco fatto, in altre occasioni avremmo cantato vittoria adducendo la ragione che avevamo scoperto come essere umano anche l’algida Mogherini. Invece no, i media sono velenosi sobillatori, proprio come la serpe che invoglio’ Eva a mangiare la mela. E partono le prime raffiche, guarda caso proprio da una donna che, appena qualche settimana fa per aver mostrato il suo lato debole, era stata prima lapidata e poi risorta.  È la Meloni che indossa le brache, come quelle donne che si mascolinizzano, imbraccia il fucile e mira al cuore del problema e… della Mogherini. Dopo aver ricevuto solidarieta’ femminile anche lei, a suo modo, solidarizza. Ma con l’articolista di Libero.
“Mi vergogno di essere rappresentata in Europa da Federica Mogherini, alto rappresentante della UE per la politica estera e per la sicurezza che ieri è scoppiata a piangere durante la conferenza stampa sui fatti di Bruxelles. È simbolo di un’Europa debole, molle, incapace davanti agli attacchi che subisce. Mi auguro che la Mogherini, dopo questa figuraccia voglia dimettersi e lasciare il suo incarico a qualcuno che non alimenti il desiderio di conquista per la fragilità che dimostra in ogni occasione significativa”. Forse la Meloni avrebbe preferito una virago come il nostro ministro della difesa Roberta Pinotti, donna dall’indole guerriera che la sera stessa dell’attentato si è divisa, senza lacrime, fra un’intervista ai media cartacei e una trasmissione TV in prima serata. Fatto sta che la Meloni ci mette la pietra tombale: “L’ultima che ha pianto durante la conferenza stampa e’ stata Elsa Fornero. Abbiamo visto come è andata a finire per gli italiani”. E ironia della sorte si è trovata a fianco nella battaglia proprio l’ex capo del dipartimento della protezione civile Guido Bertolaso. Sfidante della stessa Meloni, anche lui come candidato nel centro destra, nella corsa al Campidoglio. Lo stesso Bertolaso che qualche giorno fa aveva consigliato alla Meloni di limitarsi a fare la mamma visto che era incinta.  E stavolta in odor di maschilismo strisciante scivola di nuovo: “Imbarazzante la Mogherini. Dovremmo far vedere che non abbiamo paura e che non ci facciamo intimidire. La gente deve esser rassicurata dai propri leader. Non vogliamo vederli piangere. Può accadere fra le quinte, ma non in pubblico”. Manca nel canovaccio della commedia all’italiana il mazzo di fiori del premier Matteo Renzi in un cortocircuito della politica in cui i protagonisti si dimenticano di avversari, alleati e solidarietà a poche ore di distanza. Tutto e il contrario di tutto in cui la vergine guerriera azzanna la simile che si commuove in diretta lasciando da parte l’aplomb del leader. L’aplomb del leader appunto, come quella volta che Supermarta Vincenzi, di fronte alla tragedia dei morti in seguito alla alluvione si lasciò’ vincere dalla commozione e pianse al cospetto dell’intero consiglio comunale riunito per parlare dell’emergenza. Era l’11 novembre del 2011, cioè l’11/11/11, una serie alchemica, quando il sindaco Marta Vincenzi, lasciando da parte i superpoteri fu travolta dalla commozione. E confido’ in pubblico, ricordando le vittime del nubifragio  fra le invettive dei presenti che le chiedevano di dimettersi :”Gli errori mi pesano come macigni”. Per quegli errori e’ stata chiamata in tribunale per una vicenda giudiziaria che ancora attende una sentenza.
Ma la politica è così. Un cortocircuito per il quale un giorno sei sugli scudi e, poche ore dopo, calpestata nella polvere.
Un cortocircuito, soprattutto mediatico, in cui è valido tutto e il contrario del tutto nello spazio di pochi momenti. Senza ritegno, talvolta senza alcuna dignità. Accade, per esempio, che il nostro ministro della difesa Roberta Pinotti pontifichi sugli schermi televisivi “E’ il momento in cui bisogna rimanere fermi e lucidi. Perché il terrorismo non vinca bisogna agire con gli strumenti giusti”. E a poche ore di distanza un consigliere comunale spezzino del suo stesso partito si lanci in una campagna barbaramente anti islamica sui social. Enrico Conti, avvocato, vicesegretario della federazione di La Spezia scrive: “Sinceramente non sono più giovane ma se c’è da tagliare qualche testa islamica per tutelare i miei figli de nada problems. Basta che mi fate il machete di Tejo… ho vissuto fin troppo diamoci da fare per gli altri per la sicurezza dei bimbi”.
Scoppia il finimondo. Tanto che il commissario della federazione regionale Pd stila un comunicato “Si tratta di una posizione personale sbagliata che nessuno nel Pd naturalmente condivide. La posizione del Pd e’ quella del segretario nazionale e presidente del consiglio Matteo Renzi e chi sta nel Pd ne condivide l’equilibrio e la saggezza”. A parte la piaggeria nei confronti dell’illuminato leader Renzi, Ermini parla con la sicurezza di chi forse sul post di Conti ha fatto tempestive primarie ed è già in grado di annunciare il risultato. Sempreche’ non si tratti di un implicito invito a Conti a restituire la tessera.
Al che Conti si giustifica “E’ mia abitudine su certi argomenti postare due linee di pensiero per comprendere l’umore dei miei amici virtuali” E racconta ancora che qualche settimana fa si era lasciato andare ad un “Accendete il forno crematorio e ficcatecela dentro. Poi gli autori vengono da me che li difendo gratis”. Un’imboscata, un trabocchetto grazie al quale il vicesegretario sonda le sensazioni di chi si avvicina a lui via social. Una giustificazione che nemmeno la fervida fantasia del consigliere regionale Giovanni De Paoli avrebbe saputo immaginare. E nella confusione problematica del nostro mondo politico i protagonisti, in cerca di un palcoscenico qualunque, oltre a recitare da star mediatiche ora si improvvisano addirittura sondaggisti. Dimenticando che chi li segue nelle loro evoluzioni possa oltre a dimostrarsi stupito, esser costretto a soffocare anche un diffuso senso di nausea. Per una realtà che sempre più spesso sconfina nella farsa fra il paradosso e il surreale.
Il Max Turbatore

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