Crocifisso e tricolore quei simboli in disuso
Sarà un’altra giornata di contrapposizioni quella di dopodomani in consiglio regionale, in un’assemblea in cui ci si scontrerà ancora una volta non tanto su problemi pratici che bloccano la nostra regione, ma sulle classiche questioni di principio. Dopo le frasi omofobe, dopo la provocazione per il burqa indossato in aula proprio il giorno della festa della donna da una consigliera leghista, sono in arrivo due ordini del giorno che presumibilmente daranno luogo ad una battaglia senza esclusione di colpi tra maggioranza e opposizione. Due proposte che riguardano l’arredamento dell’aula consiliare per quanto riguarda i simboli. Del resto è cosa nota che proprio su questo tema fra la giunta e le opposizioni in consiglio esista poca intesa. Gran lotta, per esempio, per il gonfalone della Regione al famili day con tanto di nastrino giallo di sostegno al rientro dei due maro’. Ma in quel caso si era in pieno scontro sulle unioni civili. Eppero’ i due documenti sono di egual sostanza, il primo presentato da Angelo Vaccarezza e firmato da tutti i consiglieri della maggioranza riguarda l’affissione del crocifisso nell’aula consiliare. E da questo punto di vista il consigliere di Forza Italia spiega “Il crocifisso e’ simbolo della civiltà e cultura cristiana, ma anche elemento essenziale e costitutivo, quindi irrinunciabile del patrimonio storico della nostra nazione. La sua presenza è un segno di libertà, diritto, di quelle radici cristiane che sono alla base della storia e della tradizione italiana ed europea. L’ordine del giorno segue di fatto quanto sottolineato dal consiglio di stato: il crocifisso esprime in chiave simbolica valori di tolleranza, di rispetto reciproco, di libertà, di solidarietà umana che connotano la nostra civiltà. La corte europea dei diritti dell’uomo, inoltre riconosce in esso un simbolo identitaria e non solo religioso”. Fin qui le ragioni di Vaccarezza, ma la questione è, al contrario, parecchio dibattuta. Nell’autunno scorso una richiesta analoga presentata da un consigliere di Forza Italia al sindaco dell’Aquila era stata respinta suscitando polemiche furiose. Ed è possibile che l’opposizione, oppure una buona parte rimandino la proposta al mittente nascondendosi dietro il dito della tutela delle minoranze.
Anche il secondo ordine del giorno, in questo caso presentato dai sei consiglieri pentastellati riguarda un simbolo che dovrebbe già essere presente nell’aula consiliare. Il gruppo dei cinque stelle spinge perché venga esposto in aula l’emblema della repubblica italiana. E in questo caso l’adesione al documento dovrebbe venir da se a persone dotate dell’ordinario buon senso. Il risultato invece non è affatto scontato. Giova ricordare, a tale proposito, quanto accaduto a palazzo Tursi, in comune, al momento della votazione della mozione presentata da Stefano Balleari, vicepresidente del consiglio ed esponente di Fratelli d’Italia, fatta propria dal sindaco Marco Doria, perché Genova venisse riconosciuta città dell’inno. Ci si attendeva l’unanimita, invece la proposta è stata approvata con i consiglieri della sinistra contrari e altri tre consiglieri astenuti. E pensare che un tempo nelle aule scolastiche accanto al crocifisso campeggiava la foto del presidente della repubblica di turno. E, magari Toti, tanto prodigo di sue immagini sulle sue pagine social, pensa già ad una sua foto da posizionare fra crocifisso e bandiera.
Il Max Turbatore


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