Ilva, sciolto il nodo degli integrativi, ma Bernini attacca Regione e Fiom: “Conoscevo il sindacato come tutore sociale della classe operaia”

L’affondo del vice sindaco: <Alla Fiom importa solo che arrivino i soldi, non importa da dove. Il presidente Giovanni Toti può chiedere a Roma, ma può anche mettere i soldi della Regione>

Fiom

Di Michela Serra — <Non è il sindacato che mi ricordo – dice il vicesindaco di Genova Stefano Bernini che questa volta ne ha per tutti- mi dispiace che il tavolo sia saltato sui lavori socialmente utili e che si chiedesse dalla parte del sindacato di non farli per le due settimane che la legge impone. I lavori socialmente utili – prosegue Bernini – sono anche una forma di dignità e forza del lavoratore che non sta a casa, ma che contribuisce a un’utilità sociale del territorio>. Insomma, per la Fiom l’importante è che le risorse arrivino, ma Bernini non è della stessa idea: <Conoscevo il sindacato come tutore sociale della classe operaia>. In sostanza, togliere risorse alla Società per Cornigliano e quindi al recupero dell’area per il vice sindaco è un danno anche per i tanti abitanti del quartiere, che certamente non nuotano nell’oro. Perplessità, per così dire, anche per l’operato del presidente della Regione Giovanni Toti: <Può chiedere a Roma, ma può anche mettere i soldi della Regione – continua Bernini – noi siamo in un caso particolare. Società per Cornigliano aveva offerto le risorse per l’integrazione salariale, ma lo aveva fatto in un momento in cui non esisteva lo strumento nazionale. Adesso la battaglia è garantire che il lavoro ci sia dopo settembre. Continuare a pensare di attingere alle risorse di un’area pesantemente investita è sbagliato. Noi riteniamo che si debba chiedere alla Regione di utilizzare le proprie risorse, così come chiedemmo al Governo di mettere le proprie per coprire il disavanzo>. Ma oggi è stato anche il giorno in cui tutti gli attori di questa vicenda si sono riuniti per trovare l’intesa: il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti su dice fiducioso, spirito di ottimismo condiviso anche dagli assessori Rixi, Berrino e Piazza. Lo strappo di ieri sul caso Ilva è stato in parte ricucito con l’incontro di oggi in Regione, soprattutto perché uno dei punti che avevano fatto saltare tavolo e nervi è stato risolto: l’ammontare degli integrativi. Il Mise ha fatto sapere che non aveva fissato alcun tetto massimo pari al 7,5 per cento, quindi l’integrativo sarà, com’era stato concordato, al 10 per cento. Tutto rinviato a lunedì prossimo e la discussione è più aperta che mai, anche la Fim Cisl ha espresso soddisfazione per l’incontro. Resta però un nodo pericoloso da sciogliere relativo alla normativa sui lavori di pubblica utilità che rende complessa l’erogazione degli integrativi da parte di Società per Cornigliano sulla base di parametri retributivi comunali. Ecco perché la Regione attende un chiarimento da parte del Governo: l’ipotesi al vaglio è quella di utilizzare per finanziare l’integrazione al reddito dei lavoratori dell’Ilva di Cornigliano la legge regionale 30/2008 invece di quella nazionale sui lavori socialmente utili. Un tetto salariale che i sindacati hanno giudicato inaccettabile, così come ha fatto l’assessore allo sviluppo economico Rixi. Ma l’operazione è legittima? Questo dovrà dirlo il Governo, anche alla luce delle polemiche sollevate da Stefano Bernini, vicesindaco di Genova e vicepresidente di Società per Cornigliano. Il timore è quello di un ricorso alla Corte dei Conti, con la richiesta dello Stato di rendere quei fondi. Su questo tema il vicesindaco Bernini non le manda a dire e bacchetta sia la Regione sia la Fiom. Insomma, lunedì l’ennesimo atto della vicenda. Per il fine settimana gli animi si sono placati.

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