Teatro Altrove, stasera arriva il cantautore cult Calcutta. Concerto sold out

Di Diego Curcio
Non c’è niente da fare: in Italia abbiamo sempre avuto un debole per i cantautori. Altrimenti non si riuscirebbe a spigare come mai gli ultimi “fenomeni” underground che sono riusciti un po’ a smuovere le acque e a far breccia fra il pubblico “mainstream” si debbano ascrivere, in un modo o nell’altro, a questa categoria. Le Luci della Centrale Elettrica, I Cani, Brunori Sas e adesso Calcutta, che suonerà stasera alle 21,30 all’Altrove per una data organizzata da DisorderDrama e finita sold out già da parecchio tempo, sono tutti più o meno accomunati da questa stessa radice, pur essendo – per fortuna – assai diversi tra loro. La “categoria” cantautore underground sghembo, che mescola suoni lo-fi e rock è un po’ diventata un classico, di questi tempi. E naturalmente dopo i primi successi di alcuni dei nomi sopracitati, in tanti hanno provato a buttarsi a pesce nella nuova moda del momento. Parlando di Calcutta, però, che in un certo senso l’ultimo arrivato (alla notorietà) di questa new wave cantautoriale italiana, la questione – concedetemelo – è un po’ diversa. Il nostro, infatti, pur essendo un giovinastro con poche primavere sulle spalle, arriva da una scena che, negli ultimi anni, ha partorito alcune delle band più interessanti del panorama underground italiano. Parlo della “Borgata Boredom”, il giro di musicisti cresciuto a Roma Est che, nel 2010, uscì con tutto il suo fragore grazie a una ruvidissima e spiazzante compilation in vinile, che rappresentava un po’ il manifesto di quella scena. Punk, noise, elettronica, cantautori sotto acido, minimalismo spinto: il tutto suonato da una manciata di pazzi scatenati capaci di tirare fuori suoni improbabili da strumenti autocostruiti e malandati: gente folle, insomma, che riusciva però a suonare in modo originale, unico e urgente.In poche parole come dovrebbe essere qualsiasi piccola grande avanguardia musicale. Da quella scena, che era persino passata in tutto il suo fragore da Genova con una memorabile serie di concerti alla Claque, sono usciti parecchi progetti interessanti e di grande valore come gli Wow, i Bobsleigh Baby, i Grip Casino, gli Hiroshima Rocks Around e anche Calcutta, che nel 2012 se n’è venuto fuori con un dischetto come “Forse…”, che mescolava pop marcio a suoni lo-fi ed elettronici. Un po’ la materia grezza di ciò che oggi rappresenta il cuore del suo secondo e acclamato disco, “Mainstream”, che come suggerisce il titolo quanto mai profetico è riuscito in pochi mesi a fare letteralmente il “botto”. Date sold out, consenso pressoché unanime di pubblico e critica e un piccolo culto che comincia a crescere sempre di più. I pezzi dell’album, uscito per Bomba Dischi a novembre, sono molto più curati rispetto all’esordio e dentro c’è un po’ di tutto, dal cantautorato classico alle vecchie riminiscenze lo-fi in stile Beat Happening, da Battisti alla scuola dei cantautori romani Anni Novanta e Duemila: una miscela agrodolce e malinconica che funziona alla perfezione, senza per questo tradire le proprie radici. Insomma: al netto del hype che si è generato intorno a questo disco, Calcutta ha tutte le carte in regola per dimostrare di essere molto di più che una moda passeggera. Quindi, se avete già il biglietto per stasera ritenetevi fortunati, altrimenti provate a star fuori dall’Altrove e a tendere bene l’orecchio: chissà che qualcosa, sotto sotto, non riusciate a sentire anche voi…


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