Riapre la discoteca Casamia, ingresso gratis per tutti e la voglia di affrontare la questione delle turbolente notti dei più giovani
Dopo la chiusura di 30 giorni decisa dal Questore a seguito delle intemperanze di alcuni ragazzi soprattutto nei pressi del locale, il direttore artistico Max Giannini ha rilanciato la necessità di aprire un percorso comune tra i titolari dei locali genovesi e forze di polizia per tentare di gestire la crisi di un’intera generazione e che non riguarda solo le discoteche, ma anche il centro storico dove il Comune sta cercando di limitare i disagi col regolamento “anti alcol”
di Monica Di Carlo
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Per festeggiare la riapertura della discoteca di via XII Ottobre, Casamia offre l’ingresso gratis a tutti. Appuntamento dallo scoccare della mezzanotte di venerdì (quindi dal primo minuto del sabato 19 marzo) in poi. Il ristorante e la pizzeria avevano già riaperto il 4 marzo scorso. La riapertura della discoteca Casamia, che comincerà con una serata che vedrà alla consolle il direttore artistico Max Giannini, è importante non solo per i frequentatori abituali, ma soprattutto per i 30 lavoratori occupati in azienda, ai quali si aggiungono le persone che si occupano del servizio d’ordine. C’è la voglia di ripartire non solo per dimenticare i 30 giorni di chiusura decisi dal Questore a causa di alcuni episodi che sarebbero accaduti soprattutto fuori del locale e dei quali i gestori negano la responsabilità diretta, ma anche per cominciare insieme alle forze dell’ordine e alle istituzioni un’epoca di differente gestione delle notti genovesi, negli ultimi anni caratterizzate dalle intemperanze di folti gruppi di giovani, nelle zone in cui si trovano i locali e in tutto il centro storico. <C’è un percorso da fare, quello indicato dal ministro dell’Interno Angelino Alfano che ha proposto una collaborazione tra le forze di polizia e le discoteche, proponendo premialità per quelle virtuose> aveva detto Giannini un mese fa. Quel percorso va costruito anche fuori dalle discoteche, rendendosi finalmente conto di quello che sta accadendo ai nostri giovani che trascorrono le serate ad annegare i loro neuroni nell’alcol. In discoteca, chi ha meno di 16 anni non entra (<Chiediamo i documenti> assicura Giannini) ed è per quello che i più piccoli si riversano per le vie della città vecchia dove trovano chupiti a un euro e intere bottiglie di superalcolico a 4. Il “percorso” passa anche per la consapevolezza della società di una situazione, quella di giovani e giovanissimi, che sta degenerando e che è ormai oltre il limite. Solo da lì si può partire per tentare di intervenire e recuperare una generazione che vive nel disagio e che rappresenta per tutta la città un problema ben maggiore di qualche singolo episodio segnalato qua e là. Purtroppo, i giovani arrivano nei locali già ubriachi e se in qualche modo nelle discoteche c’è il servizio d’ordine ad evitare la maggior parte dei problemi, per strada accade di tutto. Dintorni delle discoteche e carruggi hanno, quindi, un problema comune. Nei vicoli, tra l’altro, si concentrano i più ubriachi, fermati alla porta delle sale da ballo e i più giovani, che non possono entrare nelle discoteche per l’età, insomma, i soggetti per diversi motivi più incontrollabili: ragazzi con un tasso alcolico altissimo, che si trasformano in vandali, vengono meno ad ogni regola di decoro e compromettono con le loro urla e gli schiamazzi la vivibilità del quartiere usandolo come latrina. C’è allora un grande lavoro da fare che, per quanto riguarda la città vecchia, parte dal nuovo regolamento di convivenza tra movida e residenti che vede da qualche settimana la polizia municipale del reparto commercio passare al setaccio non solo i vicoli, ma anche Sampierdarena e tutto il resto del territorio cittadino mentre per le discoteche può prendere il via proprio da un patto tra locali da ballo e forze di polizia, come indicato dal ministro Alfano. Il Tulps, il testo unico di polizia, attribuisce tutto quello che accade a 300 metri dalle discoteche agli stessi locali e di questo passo, considerato che spesso fuori si assembra chi non viene fatto entrare perché creerebbe disturbo all’interno, le discoteche rischiano di chiudere tutte, una dopo l’altra. Il lavoro più urgente e difficile da fare sarebbe quello di capire i perché della deriva alcolica dei giovani per poi individuare un sistema per correggere il tiro prima che una qualsiasi serata di divertimento si trasformi in una tragedia fuori da una sala da ballo o in un vicolo. Ma questo sarebbe compito per una task force di sociologi e psicologi incaricati dalle istituzioni e non per le forze di polizia che non possono fare altro che tentare di intervenire con forze scarse e personale insufficiente su tutti i problemi che via via si presentano nelle notti alcoliche dei giovani genovesi.




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