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Caso Rubino: la battaglia per la giustizia del blogger-“paladino”, una questione di famiglia (allargata)

L’ambulante ottuagenario (attualmente in prigione per oltraggio a pubblico ufficiale e la conseguente inottemperanza delle consegne degli arresti domiciliari ottenuti proprio in ragione dell’età) è il nonno del figlio avuto dall’ex segretario Dc ed ex leghista e oggi “blogger” Guglielmo Bonanno con Emanuela, una delle due figlie dell’anziano. Con lei, Bonanno (che ha lanciato la sfida mediatica a polizia municipale, carabinieri e autorità attraverso la sua pagina Facebook ) è apparso due giorni fa a in una trasmissione di Canale 5 lanciando un appello “per la famiglia”. Una famiglia che in qualche modo è anche la sua

Bonanno
(Una schermata della trasmissione “Pomeriggio Cinque” in cui compare Bonanno, a destra, insieme al video registrato da un passante durante l’episodio che ha visto Emanuele Rubino insultare gli agenti della municipale)

di Monica Di Carlo

Per carità, nulla di illegale. È più una questione di opportunità e di “valore” della battaglia. Guglielmo Bonanno, infatti, si è posto come una figura terza, preoccupata per le “distorsioni” della società moderna e per le conseguenze sui cittadini che sul suo blog attribuisce alla politica. Si è proposto come paladino di una causa non personale, ma condotta nel nome di una giustizia suprema. Invece l’ex compagna Emanuela <con la quale non sono mai stato sposato – precisa lui – e con la quale ho interrotto la relazione affettiva da 18 mesi>, madre di uno dei suoi figli, è figlia di Emanuele Rubino. I rapporti sono rimasti buoni. Così pare, almeno, a guardare la trasmissione “Pomeriggio Cinque” che si è collegata con piazza Raibetta, il luogo dove circa cinque anni fa si è svolto l’episodio che ha visto l’ex ambulante urlare insulti e offese ai cantunè che multavano la sua auto in divieto di fermata davanti a dei negozi e in zona dedicata ai pedoni e dove sono interdette sosta e fermata.
<So che attraverso il suo programma molte persone ricevono aiuto> dice Bonanno alla conduttrice, Barbara D’Urso.  <È ovvio che questa persona, questa famiglia ora abbiano bisogno di qualche aiuto – prosegue -. Se riuscite a fare qualcosa in qualche modo, ben venga>. Inoltre, l’ex politico chiede alla trasmisione di farsi garante perché si trovi una soluzione per permettere a Rubino di trascorrere la fine della pena a casa sua. <Se ci sono aiuti per voi – risponde la D’Urso – arrivano qui alla email “carabarbara@mediaset.it>. Quali sono gli aiuti che chiede Bonanno? Lui spiega che, contrariamente a quanto vorrebbe Rubino (il quale ora ha anche rifiutato la mediazione di un avvocato), ha chiesto aiuti per fare uscire l’ex ambulante dalla galera, dove deve scontare ancora una decina di giorni di detenzione. La D’Urso, probabilmente, in diretta capisce qualcos’altro, perché risponde che eventuali aiuti arriveranno via mail alla trasmissione. Al di là della passerella televisiva nella trasmissione nazionalpopolare, Bonanno ha chiamato il popolo della rete all’indignazione anche sulla sua pagina Facebook. Il post si è presto riempito di commenti che straripavano insulti nei confronti della polizia municipale, delle persone che hanno detto di ritenere giusta la sanzione giusta e dei carabinieri che hanno arrestato Rubino su ordine del giudice perché ha contravvenuto all’obbligo di firma quando, una volta condannato, proprio in ragione dell’età, ha ottenuto gli arresti domiciliari. <Era in ospedale a fare la dialisi – ha detto in trasmissione la figlia Emanuela -. L’avvocato non ha avvertito il tribunale di questa circostanza>. Oltre a chiamare in causa il legale d’ufficio (non possiamo sapere se a torto o a ragione), la donna ha anche rincarato la dose criticando l’operato dei carabinieri che hanno arrestato il padre. Dichiarazioni forti che la D’Urso la ha costretta in diretta a ritrattare. Se non lo avesse fatto, le eventuali responsabilità per la diffamazione sarebbero ricadute anche sulla conduttrice. L’intera vicenda è tutto un susseguirsi di misunderstanding, voluti oppure occasionali, che, guardacaso, conducono tutti far apparire la verità diversa da come è stata stabilita dal tribunale, a tutto vantaggio mediatico della parte in causa.
Per tornare al post di Bonanno, è scritto in più punti con lettere maiuscole (escamotage che sui social network rende il linguaggio orale gridato) e sostiene la “verità” di Rubino senza tenere in alcun conto la verità processuale, mentendo sulla presenza di permessi di sosta (Rubino aveva solo un permesso di transito e in quel luogo non può posteggiare nessuno perché altrimenti i pedoni verrebbero costretti a camminare in mezzo alla strada) e invece Bonanno scrive <VI ASSICURIAMO CHE I PERMESSI LI AVEVA>). Poi dice che l’anziano avrebbe dato del “fannullone” a sindaco e all’assessore (dimenticandosi di precisare che erano un altro sindaco e un altro assessore, non Marco Doria ed Elena Fiorini, ma Marta Vincenzi e Francesco Scidone, perché il fatto si è svolto cinque anni fa), mentre invece è chiaro dal filmato che ad essere insultati sono gli agenti di polizia municipale accorsi su chiamata dei cittadini a liberare il tratto di strada e gli accessi ai negozi, insomma, lavoratori che stavano facendo il loro dovere e che Rubino ha esposto (pur essendo perfettamente in torto secondo il codice della strada) al ludibrio della folla. <CONDIVIDIAMO A BOMBA. VOGLIO UN TERREMOTO DI INDIGNAZIONE> scrive Bonanno, soffiando sul fuoco del qualunquismo ormai imperante nella rete. Il messaggio pare scritto in perfetto stile “Grillino”. Non sembra un caso che la bacheca di Bonanno sia piena di post dedicati al M5S. C’è chi si chede se Bonanno stia cercando un posto al sole nelle liste del Movimento. Lui, che della politica non è proprio digiuno (ha militato nella Lista Castellaneta, è stato segretario amministrativo della Democrazia Cristiana ed è quindi passato nella Lega, andandosene, poi, sbattendo la porta e recando con sè il dominio del sito internet del partito che ha poi messo in vendita suscitando le ire del Carroccio), potrebbe aver voluto far del caso una grande ribalta mediatica per se stesso? <Ho rinunciato alla politica e ai suoi privilegi – commenta Bonanno, smentendo un suo possibile impegno politico -, mi sono dimesso dalla segreteria amministrativa della democrazia cristiana, rinunciando ai privilegi perché non credo più che ci siano partiti politici affidabili e che si occupano di fare il bene del nostro paese piuttosto che dei loro affari. Da anni ho abbandonato e non credo ad un ripensamento. Non escludo un impegno civico ma per adesso non se ne parla>. In realtà, Bonanno ha sia una pagina Facebook sia un sito internet in cui si propone come riferimento della tutela dei consumatori. <Stiamo cercando un piccolo negozio su strada, in comodato d uso gratuito, a Genova, tra Sestri e il centro, all interno del quale mettere uno sportello per la Tutela del cittadino> scrive Bonanno sulla sua pagina Facebook.
Ma perché non ha spiegato di condurre una battaglia non per un qualsiasi cittadino, ma per una persona che conosce molto bene, essendo il nonno di suo figlio e il padre della sua ex compagna? <Perche chi mi segue lo vede già sui miei profili Facebook e sulla la mia pagina, seguita da trentaseimila persone, più gli amici. Quindi non credo che sfugga> risponde. E perché quell’atteggiamento “terzo”, appunto da paladino di una causa ideale, quando, invece, i protagonisti della storia sono a lui collegati da parentela? <Circa l’atteggiamento freddo, sono cosi nella vita di tutti i giorni. Separo il lavoro e le attivita dagli affetti> assicura. Precisa, poi, di aver cancellato tutti gli interventi pieni di insulti sotto il suo post su Facebook e di aver detto chiaramente <Non voglio insulti> (circostanza verissima). A questo punto, però, non sarà più il tribunale del popolo della rete a dover valutare eventuali responsabilità sue (come gestore della pagina, anche alla luce delle circostanze non reali – stando alla verità processuale che pure Bonanno avrebbe dovuto conoscere considerato che Rubino non è un estraneo – che ha esposto e che hanno fomentato la rabbia degli iscritti alla pagina) e delle oltre 100 persone che hanno commentato la notizia con insulti, parolacce e offese dii ogni sorta. Il Comando di polizia municipale e il Diccap Sulpl, uno dei sindacati della polizia municipale, hanno già affidato il caso alla magistratura che è chiamata a individuare eventuali responsabilità. Certo è che la rete è soggetta esattamente come i giornali alla legge sulla diffamazione a mezzo stampa, anche se quasi tutti gli internauti non lo sanno e per questo si lasciano andare a ogni sorta di intemperanza rischiando la qyerela a ogni piè sospinto.
Al di là di questo, Bonanno si dice comunque convinto – e senza coinvolgimenti emotivi, precisa – che Rubino, come scrive sul suo post su Facebook, oggi stia <SCONTANDO IL CARCERE e NON SI CAPISCE PER COSA>. Per qualcuno, il codice della strada, le leggi sulla diffamazione e sull’oltraggio, le sentenze del tribunale sono un particolare rispetto al “tribunale del popolo 2.0”.
“Mala tempora currunt”, scriveva Cicerone.

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