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Stakanov Mazzucca, superlavoro e venti di guerra, poi ritorna il sereno

Quasi una settimana di silenzio assoluto per Simone Mazzucca, politico-comunicatore del Pd emigrato nella capitale per lavoro, riapprodato alla corte del ministro della difesa Roberta Pinotti, dopo i trascorsi come portavoce dell’ex rettore magnifico Giacomo De Ferrari. Un uomo da 89 mila euro all’anno con le funzioni di capo ufficio di gabinetto del ministro della difesa. Un sodalizio che si è ricomposto. Era nato dieci anni fa, ai tempi in cui la Pinotti ricopriva il ruolo di presidente della commissione difesa in parlamento. Del resto il buon Simone avrebbe preferito passare dall’altra parte come politico puro. Ma in occasione delle ultime regionali non gli è andata bene ancorché Raffaella Paita, la candidata presidente del centro sinistra lo avesse inserito nel suo listino. Pero’ la presidenza della giunta e’ andata inaspettatamente a Giovanni Toti, il candidato del centro destra, dopo l’inattesa scoppola elettorale in cui è incappato il Pd. E Mazzucca ha dovuto fare di necessità virtù, mantenendo la sua collaborazione capitolina. Comunque Genova e la Liguria evidentemente un po’ gli mancano, specie a giornata conclusa. Si evince dallo sturm una drung insito nei suoi messaggi.
Sono circa le 23,30 di ieri quando affida alla sua pagina Twitter un conguettio che non ha nulla di istituzionale e assume invece il significato di una sorta di autocompiacimento. La riflessione di chi pregusta un po’ di relax con la convinzione di avere la coscienza a posto “Alla fine, dopo un’intensa giornata di lavoro Roma dopo la pioggia e’ bellissima”. Già, una giornata di superlavoro, vissuta pericolosamente fra i venti di guerra di cui il suo ministro si sta occupando e un temporale con tanto di tuoni e saette che in serata si è abbattuto sulla capitale.
Una mattinata tutta in salita, come uomo immagine della ministra con l’elmetto. La Pinotti, sotto pressione mediatica da tempo, ieri ha inanellato una serie di partecipazioni tra telefonate e presenza diretta sul piccolo schermo, inframezzate dal consiglio superiore della difesa in compagnia del premier Matteo Renzi, di vari colleghi del governo e del capo dello stato Sergio Mattarella. Alle 8,45 in linea telefonica con Maurizio Belpietro a “Mattino 5” su droni, Libia, Siria e Isis. Una decina di minuti in tutto. Appena in tempo per l’inizio della riunione del consiglio superiore della difesa, con una manciata di temi sulla situazione internazionale e la riforma del forze armate all’ordine del giorno. Poi via di corsa per l’inizio della registrazione negli studi Rai di via Teulada di Virus, la forza delle idee, la trasmissione condotta da Nicola Porro, in cui la Pinotti si trova fianco a fianco con Paolo Mieli, un’icona della carta stampata.
La ministra risponde alle domande e il suo collaboratore deve elaborare degli slogan dalle sue risposte da inserire nella pagina social della trasmissione e del ministero della difesa per sondare al momento della messa in onda della trasmissione le opinioni dei telespettatori.
Infine esaminare le risposte e probabilmente riferire al ministro. E dal succedersi dei tweet appare chiaro che l’attenzione nonostante si parli di guerra man mano si affievolisce. Del resto il talk show di Porro deve fare i conti sull’altra rete con la contemporaneità di una corazzata come Don Matteo.
Comunque si parte dai droni. Pinotti “la questione droni e’ stata enfatizzata. C’è stata una negoziazione con gli americani”. Iniziano i cinguettii. Silvia “Non siamo alleati USA ma sudditi”. Gianfranco “Potevi sintetizzare, l’Italia non conta nulla avete negoziato come al Cermis”. Poi il diluvio di tweet nemmeno troppo enfatico, ma è il tono autoreferenziale della risposta della ministro a irritare i telespettatori “I droni fanno sorveglianza ma può succedere che possano intervenire. Tutto deve essere autorizzato da me”. Giuseppe “ah ah che macchietta la Pinotti, non comanda nemmeno la briscola con gli americani in mezzo. Comunisti dementi”. Antonio “pensa te come siamo messi. Da mettersi le mani nei capelli”. Rossella “ecco mandiamoci la Pinotti in guerra”. Mario “Allora siamo a posto partono solo gli aquiloni arcobaleno”. Un altro Mario “credo che la signora non sia neanche in grado di autorizzare il Ddt per le mosche”. E l’attenzione sull’affermazione successiva del ministro “in Siria abbiamo avuto una situazione terribile, oggi si sta parlando di cessate il fuoco contro i civili” scende in picchiata. Riprende leggermente quando il ministro rassicura riguardo all’Isis “non dobbiamo sottovalutare il rischio ma nemmeno enfatizzarlo”. Primo complimento attraverso la rete. Giuseppe “Ammirevole per chiarezza e decisione. Brava”. Contemperato dall’ avvertimento di Attilio “continuando a non enfatizzare lo prendiamo in quel posto”. E ricomincia a piovere. “oggi la sfida non è certo quella di disfare la Libia” e’ la riflessione ministeriale in studio. Sette repliche in rete, cinque dimostrano qualche perplessità. Oriana risoluta invia un complimento “del governo sei l’unica che mi piaccia”. Mentre Antonella si limita ad un lapidario Peace, pur dimenticando il end Love, ma magari non ama i figli dei fiori. E alla successiva affermazione ricominciano a piovere le critiche “l’Italia c’è già nella lotta contro l’Isis” a cui Sandro risponde devastando l’ottimismo del ministro “non siamo stati in grado di fermare un’auto gialla in Veneto che ha scorazzato per 15 giorni. Aiuto, altro che Isis”. E si conclude con un’ultimo rassicurante dato di fatto della Pinotti “Abbiamo forze speciali molto capaci e in caso di necessità ci siamo” a cui Marco invia il suo cinguettio “Pinotti illusa”
E a questo punto inizia il lavoro dello staff del ministro. Due re tweet, inseriti sul sito del ministero, naturalmente con interlocutori non troppo tranchant. Intanto il temporale e’ cessato. Soddisfatti e’ l’ora di tornare a casa a scaricare l’adrenalina. Per un po’ di relax. Alla faccia di chi sostiene che quasi 90 mila euro lordi all’anno siano troppi per quegli sfaticati dei “portaborse”. E poi scansafatiche a chi? Non certo a loro, allievi di Stakanov.

Max Turbatore

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