Le Pagelle del festival, dal maestro Bosso ai coniugi Salamoia
Quarta serata tempo di bilanci. I giochini sfiziosi finiscono in un cassetto insieme alle nebbie che generano confusione e domande. Finalmente, lasciando da parte la gara canora, per la quale non mi sento in grado di esprimere giudizi, ho avuto un’illuminazione. La folgorazione che mi permette di mettere a fuoco il quadro d’insieme con tanto di sfumature e di cogliere un paesaggio, che per la prima volta assume i connotati reali pur attraverso il racconto mediato del piccolo schermo.
Posso perfino contestualizzare il tutto sino a tentare di redigere pagelle per conduttori, ospiti, presenze quasi soprannaturali e soprannaturali per davvero, conduttori, coconduttori, vallette, imitatori, comici, personaggi dello spettacolo e della politica presenti e non, invitati e no. In un caleidoscopio che rappresenta tra protagonisti e stuolo di comparse alle loro spalle l’Italia intera. Come se Sanremo fosse il paese trasferito è riportato su carta millimetrata. Vizi e virtù, coazione a ripetere, soprattutto errori, tanti. E qualche sporadica cosa bella che ci consente di sperare, nonostante tutto, in un futuro un po’ migliore. Il messaggio del piccolo schermo che si trasfigura nel paese reale, miseria e nobiltà, con tanto di eccellenze, purtroppo sconosciute, come accade il più delle volte. Cervelli che all’estero ci invidiano e noi non sappiamo che potrebbero rinfocolare il nostro orgoglio nazionale.
Allora iniziamo da qui e via con le pagelle.
EZIO BOSSO: 10 e lode
Il musicista che il mondo ci invidia ed in Italia sino a mercoledì risultava sconosciuto ai più ci ha riportato con i suoi ragionamenti alle cose importanti della vita. E l’esibizione sul palco del Festival di Sanremo e’ risultata alla fine una sorta di miracoloso contrappasso che ha legato il futile alla voglia di vivere. Di lottare fino alla morte che nonostante tutto incombe. Lacrime e applausi veri, una volta tanto, per la vicenda umana di un musicista colpito nel pieno della sua carriera da una malattia neurodegenerativa, che nonostante tutto ha espresso dal pulpito della sua sedia a rotelle un messaggio positivo che nella sua apparente e concreta semplicità ci ha riconciliato con la voglia di farcela nonostante tutto. Trascurabile la parte al pianoforte pur nella sua eccellenza che comunque gli vale la lode a corona del 10.
POOH + RICCARDO FOGLI: 6 e mezzo
Una carriera invidiabile con tanto di Reunion in vista di un tour in Italia per la quale è tornato alla base anche Riccardo Fogli, dopo tanti anni da solista. Ma l’avanzare dell’età evidentemente mette freno anche ai guizzi dell’orgoglio. Per il resto il solito gruppo visto tante volte in TV negli ultimi anni e che almeno in altrettante occasioni e’ tornato prepotentemente sul palco dopo aver annunciato l’imminente sospensione dei concerti e dell’attività. Che Fogli, almeno in passato non sia stato in completa sintonia con gli ex compagni della band risultava evidente dalla capigliatura color naturale che faceva a pugni con i capelli transgenici di Red Canzian, Roby Facchinetti e Dodi Battaglia. La spina dorsale inossidabile di un gruppo in cui il batterista “sale e pepe” Stefano D’Orazio ha più volte annunciato propositi di ritiro. Cinquant’anni di professione sono tanti e pesano tutti.
EROS RAMAZZOTTI: 6 e mezzo
Da coatto a padre affettuoso e comprensivo di una ex adolescente e di altri due bambini. Ce lo siamo ritrovati dopo tanti anni nei panni dell’uomo maturo a dispensare consigli e pareri sulla famiglia, tradizionale o allargata, ma basta che sia famiglia. Più maestro di vita che icona del pop italiano, almeno a Sanremo. Eppure dovrebbe essere cosciente che sul palco e con il suo repertorio neo melodico e’ in grado di offrire il suo lato migliore. Ne’ come atleta della nazionale di calcio dei cantanti ne’ come tifoso juventino, bastian contrari, visto che è nato,a Roma, tantomeno,come maitre a penser e’ in grado di offrire altrettanto. C’è una cosa che sa fare bene, cantare. È quello deve limitarsi a fare evitando di allontanarsi perdendo le fila del discorso in pistolotti sulla serenità e sulle fasi più o meno perfette della vita. Se ha occasione di riflettere inizi a prendere in considerazione la commovente travolgente semplicità del messaggio del maestro Ezio Bosso.
LAURA PAUSINI: 7
Per la cantante, tornata dopo tanti anni sulla scena del delitto, commozione davvero sincera. Tanto da riuscire a mettere in soggezione un’artista ormai abituata ai palcoscenici internazionali. Una spontaneità che ha trasmesso sensazioni al pubblico in sala e a quello che seguiva l’evento da casa davanti al piccolo schermo. Se un neo ci doveva essere e’ascrivibile alla mania di perfezione di Carlo Conti che è riuscito a farsi recapitare sul palco la giacca che Laura indossava la sera del primo Sanremo, in occasione della sua vittoria fra i giovani, costringendola alla prova guardaroba. Prova che è stata brillantemente superata, forse in virtù di un’aggiustatina sartoriale o più probabilmente per la vocazione della Pausini a non ingrassare. Mezzo punto in meno per l’esibizione a richiesta da “Show dei record”.
ELISA: 6 e mezzo
Brava come sempre sia che canti in italiano che in inglese. Anche lei ha risentito
dell’emozione da ritorno all’Ariston. Meno sanguigna della collega emiliana, tanto
che Conti e’ riuscita a coinvolgerla solo marginalmente nell’intervista. O forse c’era poco tempo e si doveva recuperare sulla scaletta, tanto che il presentatore dopo qualche domanda sulla sua propensione a comporre canzoni inglese l’ha invitata a cantare. È così sia. Un’onesta interpretazione cantata. Per il resto troppo poco per giudicarla come personaggio.
ELTON JOHN: 6
Una leggenda vivente che riesce a deludere, almeno all’Ariston. Del cavallo di razza c’è tutto, gli,occhiali scuri con paillette, la corona reale sulle maniche dello smoking, la corona più grossa sulla schiena della giacca che circonda le sue iniziali E. J. Un mito che da’ l’impressione di scaccolarsi in diretta e che uscendo di scena barcolla e inciampa mentre Conti lo accommiata. Tanta attesa per niente. Da lui omosessuale sposato e con figlio al seguito ci si aspettava di più che un generico accenno alla felicità per la sua esistenza che lo ha portato, nonostante la sua scelta sessuale, a provare egualmente la gioia della paternità. Troppo poco per la star che ha ripudiato gli stilisti Dolce e Gabbana, gay dichiarati ma contrari alle adozioni gay e ai figli della chimica che non hanno mamma e papà. Da lui in piena bagarre Cirinna’ ci si attendeva la tirata che desse una senso alla carnevalata dei lustrini arcobaleno. Lui non ha fatto per riuscire a liberarsi dal gabbia che evidentemente la Rai aveva escogitato per il personaggio scomodo a priori. Poteva fare il guastatore ma il coraggio non l’ha aiutato.
NICOLE KINDMAN: 7
Altera e algida, giovanile è tenuta insieme da qualche ritocchino, più perfetto di quelli veri che hanno trasformato Patty Pravo in cat woman e Donatella Versace-Raffaele nella sagoma con volto aggrottante e semovente che ci ha sollazzato nella seconda serata. L’attrice sempre bellissima ha dato il meglio di se nell’intervista con Carlo Conti, quasi che l’interprete traducesse cose più interessanti rispetto alle risposte o alle domande di Carlo Conti. Moglie attenta e si dice gelosa, perfetta anche nel ruolo di mamma con quel piacere proustiano nell’annusare il buon profumo delle sue figlie è riuscita ad incrinare il ghiaccio che la circondava quando ci ha consentito di varcare la sua privacy per partecipare alle cose di famiglia.
NINO FRASSICA: 8
Non tradendo mai lo spirito del suo personaggio storico, il bravo presentatore che affiancava Renzo Arbore nei riuscitissimi programmi improvvisati che ravvivavano le notti televisive negli anni dell’edonismo reganiano, Nino Frassica, alias maresciallo Cecchini di Don Matteo, continua a godere del l’affetto e della considerazione del pubblico. Mai crudele nel confronto con Gabriel Garko, sempre irridente è surreale nelle battute che mettono alla berlina protagonisti e comprimari. Ha comunque dato il meglio di se ricordando con versi e musica (al mare si gioca) la vicenda dei bambini dei migranti periti in mare. Una maschera tragica che ci ricorda come Nino Frassica abbia frequentato la scuola di recitazione del piccolo di Milano.
ALDO-GIOVANNI e GIACOMO: 5
Irriconoscibili, poco calati nella parte in un Festival di Sanremo che nella prima serata stentava a decollare. Costumi di scena incomprensibili e battute stiracchiate. Un po’ meglio l’intervista con un Carlo Conti in attesa di decollo. Sovrastati dalla comicità di Virginia Raffaele, istrionica nei panni di Sabrina Ferilli. Poca cosa per tre comici abituati a ben altre gag, a ben altre battute, a ben altro successo. Una celebrazione dei 25 anni di carriera assolutamente trascurabile.
ENRICO BRIGNANO: 7
Buona esibizione del comico romano che negli ultimi tempi, tra un caffè e l’altro, dopo aver abbandonato le gag di territorio ha acquistato un respiro più ampio su argomenti più generali e visto il clima non poteva mancare il tema della paternità e della nascita, quasi si trattasse di un annuncio in diretta. Il che farebbe onore alla spontaneità e alla discrezione di un artista che ha usufruito della diretta e del più ampio palcoscenico nazionale per ringraziare la sua compagna Flora.
ALESSANDRO GASMAN e ROCCO PAPALEO: 5 e mezzo
A nessuno si nega una comparsata per propagandare l’ultimo film. Questa probabilmente la ragione della presenza di Alessandro Gasman e Rocco PAPALEO, attore il primo, attore e regista il secondo del film Onda su Onda nelle sale in questi giorni. Banale la trovata della canzone cantata in play back mimata da Gasman e cantata da Papaleo nascosto dietro le quinte. Meglio l’esibizione in solitaria nel salotto di Nicola Savino, di un Papaleo ispirato per una dichiarazione d’amore in dialetto a una Madalina Ghenea bellissima e in trance.
GIUSEPPE OTTAVIANI: 8
Un voto alla carriera per un novantanovenne in procinto di raggiungere le 100 primavere. Giuseppe Ottaviani, classe 1916, e’ stato l’ultra ottuagenario che ha scaldato la prima serata offrendoci la sua personale ricetta di longevità, oltre al messaggio implicito che fra gli anziani del nostro paese è aumentata l’aspettativa di vita. Lucidissimo per l’età e con voce stentorea non si è lasciato intimidire dall’emozione. Chi non vorrebbe arrivare ai cento nelle sue condizioni?
LUCIO DALLA: 9
La comparsata meglio riuscita del sessantaseiesimo festival della canzone di Sanremo. Evocato dall’amico Gaetano Curreri e ridisceso fra noi per qualche secondo sotto forma di fotografia irradiata di luce il compianto Lucio ha permesso al suo sodale bolognese di vincere la sezione cover assieme agli stadio con la sua canzone, “La notte dei miracoli”.
NASTRI ARCOBALENO: 4
Quello dei diritti civili e’ stato il tormentone vero e proprio di questo Sanremo 2016. Abusati i nastrini, i braccialetti, i papillon, persino tatuaggi o decalcomanie. Quasi che i cantanti fossero stati invitati per partecipare a un talk show televisivo o a una tribuna elettorale d’altri tempi, stimolando un attivismo da palcoscenico dietro cui i soliti malfidenti hanno voluto vedere un modo facile per razziare voti telefonici. Manifestazione di un paese che esalta le sue divisioni e le sue intolleranze anche quanto ci sarebbe da ascoltare e giudicare solo canzonette.
GIOVANNI TOTI: 4 e mezzo
Dopo aver navigato in lungo e in largo in zona palco e dintorni, tanto da riuscire a farsi attribuire il soprannome di “prezzemolino” il governatore della Liguria Giovanni Toti ce
l’ha fatta a raggiungere Carlo Conti per premiare il vincitore della gara fra le giovani proposte. E in un momento di conflitto sociale sui diritti civili ha avuto il merito di spostare l’attenzione sui due maro’ italiani sotto il giudizio del tribunale indiano per aver sparato e ucciso alcuni pescatori erroneamente scambiati per pirati. Lo ha fatto portando sul bavero della giacca il nastrino giallo che sostiene la lotta per la liberazione dei due militari. Mezzo,punto in più per non essere ricaduto, magari in preda al l’emozione nella gaffe in cui in una sua dichiarazione i maro’ erano diventati tre, come i porcellini.
PUBBLICO PAGANTE E NON: 5
Visti per voi e inquadrati dalle telecamere Marino Bartoletti, giornalista che passa con egual bravura dal calcio alle canzonette, aficionados dell’Ariston, Massimo Giletti, Alba Parietti, Cristina Parodi, come ha detto Belen-Raffaele “non quella che cucina”, e Valeria Marini. Un parterre vero e proprio parterre de roi del giornalismo da talk show, si spera regolarmente pagante.
RAZZI, SENATORE ANTONIO: 4
Ovvero non soffro di problemi di imbarazzo, più etico che intestinale. Perciò visto che, pur presente all’Ariston, come si suole dire non se lo cagava nessuno, ha affidato ai posteri la sua partecipazione grazie a un selfie poi postato su Twitter, come se di trattasse di un comune mortale qualunque e non del profilo, basso, di un parlamentare.
CARLO CONTI: 8 e mezzo
Si è limitato a tenere dritta la barra e a far uscire la nave dalle tempeste evitando gorghi e secche. Capitano coraggioso ormai affidabile e collaudatissimo. Ottima spalla per le evoluzioni imitative di Virginia Raffaele, intervistatore curioso degli ospiti internazionali o nostrani, tenero fratello maggiore di Gabriel Garko. Avrebbe meritato un voto in più se non fosse incappato nel disastroso disguido dell’eliminazione-ripescaggio del concorrente che poi ha finito per vincere fra le nuove proposte.
VIRGINIA RAFFAELE: 8
La vera rivelazione. Brava nell’imitazione della Ferilli, posata, garbata e in punta di piedi quella della Fracci, da sganasciarsi nei panni della Versace ritoccata e sul punto di disgregarsi, plastica e dissacrante sotto le spoglie di Belen Rodriguez. E chissà che cosa ci aspetta stasera per la finalissima. Forse la vedremo finalmente in carne e ossa.
GABRIEL GARKO: 6
Troppo facile sparare sul pianista, sport nazionale, specie se il pianista e’ il tipico bello de mamma, alto, dinoccolato, fisico da atleta, occhi azzurri sognanti, capelli neri, tinti. Un fisico a metà tra big jim e Ken il fidanzato della Barbie. Consguenzialmente poco cervello, a dimostrazione che non è lui l’eccezione che conferma la regola. Eppure raggiunge la sufficienza di stima. Poteva affondare, poteva affogare in un mare di… epiteti, un diluvio che gli è colato addosso in cui il più affettuoso era “ocone”. Invece con determinazione piano piano e’ risalito. Con pazienza, dimostrando autoironia sottoponendosi ad una intervista a due in cui la verve comica di Frassica poteva stritolarlo. Invece dal bacio alla Kindman in su ha dimostrato carattere. La polemica sul valletto coconduttore poteva rovinarlo. Invece si farà, anche se non è più giovanissimo, al di là dei ritocchini ha pur sempre superato i quaranta.
MADALINA GHENEA: 6 e mezzo
Bella e’ bella, difficile però coglierne lo spirito, un po’ etereo. Un bel l’oggetto su cui ammirare i vestiti, il vedo non vedo del pizzo e lo scivolare delle sete degli abiti di sartoria haute couture. Chi si aspettava che il bellissimo manichino avesse anche un’anima che andasse al di là dello svolgimento puntuale del compitino e’ rimasto deluso. C’è un però che spiega il mezzo voto in più rispetto al collega. La ringraziamo per averci consentito di ammirarla. In silenzio.
NICOLA SAVINO: 7
Perfetto per il suo ruolo di conduttore in un salotto sopra le righe con il continuo arrivo di ospiti, le bizze dei giornalisti, le domande inopportune e quelli della Gialappa’s fuori inquadratura a rincarare la dose by passando e fregandotene del politically correct. Martoriato per le giacche il più delle volte criticabili dal trio feroce che teneva alto lo spirito della trasmissione nonostante l’ora tarda, da perfetto signore quale ha dimostrato di essere, alla fine dell’avventura ha voluto ringraziare pubblicamente il trio che gli ha fatto da spalla.
GIALAPPA’S: 7
Perfetti nella coconduzione ombra insieme a Savino. Addirittura epici nel condensare in due-tre minuti video il commento e le immagini su gaffe e castronerie realmente avvenute sul palco al fine di scaldare e aprire il dibattito nello studio del dopo Festival. Epici commento e immagini per la “pirola” di Sir Elton John. Eleganti per non essersi lasciati tentare dal tradire il messaggio del maestro Ezio Bosso.
MARTA ZOBOLI – GIANLUCA DE ANGELI/ALIAS CONIUGI SALAMOIA: 7
Godibili nel loro ruolo di guastatori piazzati fra il pubblico. Metodici nella punzecchiatura al povero Garko. Eroici per pazienza e tempestività nei due interventi della serata, compressi fra il pubblico. Simbolica e in tema con il momento la presenza di due sposini in abito bianco fra lo sfarfallare di lustrini, fascette,papillon e tatuaggi arcobaleno tra palco e la platea dell’Ariston.
Max Turbatore


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