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Il conte, la bella Anna e la Genova dei sogni

di Black Giac – L’archetipo di Genova sono quelle foto in bianco e nero che circolano frequentemente sul web scattate da Alfred Noack, con il porto fitto, fitto degli alberi dei velieri e piazza De Ferrari con uomini in paglietta e signore in ghingheri che scendono dal tram.

Se chiudiamo gli occhi, almeno a me capita, così Genova mi appare in bianco e nero e precisamente così. Quella è la Genova moderna, ovvero quell’ultima rappresentazione di città che a memoria d’uomo abbiamo sentito raccontare da qualcuno. Era già “in potenza” la Genova di oggi (forse anche un po’ meglio) ma il suo legame al passato era ancora forte e chiaro. Fu l’ultima declinazione di città che ebbe una sua gloria effettiva, furono i tempi in cui Sampierdarena divenne la “Manchester d’Italia” e nel “Giardino d’Italia” Petrolini ironizzava da par suo alla nuova moda della cocaina.

Fu un’epoca che iniziò nel 1850 e finì con la prima guerra mondiale e quel periodo ebbe un artefice di livello assoluto nella politica italiana dell’epoca e nella storia del paese in generale: il conte di Cavour, Camillo Benso conosciuto universalmente come Cavour. Prima di ritornare a parlare di Cavour e di quella Genova bisogna fare un salto temporale e risalire al 1807 a Parigi.

In quell’anno nasce una persona che avrà profonde influenze sul giovane Cavour. Si chiama Anna Giustiniani. E’ figlia di Giuseppe Schiaffino, diplomatico dell’impero napoleonico e di Maddalena Corvetto. Brillante, colta, amante della poesia e bellissima nel fiore della sua giovinezza si trasferisce a Genova e si sposa nel 1826 col marchese Stefano Giustiniani, gentiluomo di Camera di re Carlo Felice. L’uomo ultraconservatore e bigotto non era il marito ideale di una donna che si era conquistata il soprannome di “Leopardina” come ci ricorda Michelangelo Dolcino ne “I misteri di Genova”, certamente per le sue qualità poetiche e magari anche per altro. Di fatto la Giustiniani, detta Nina, diventa una profonda sostenitrice dei moti e delle idee di Giuseppe Mazzini e punto di riferimento per la Genova risorgimentale di allora.

A Porta d’Archi (all’epoca non erano stati ancor costruiti il ponte Monumentale e piazza De Ferrari) c’era una caserma. Qui prestava servizio un giovane sott’ufficiale sabaudo del Genio Militare. Nel 1830 il giovane Cavour era ben lontano dall’immagine che abbiamo tutti fissa nella memoria, appresa dai libri. Ventenne, democratico e repubblicano, incontrò la giovane Nina e tra i due scoccò la scintilla.

Le loro frequentazioni corroborate da un robusto epistolario portarono probabilmente il giovane Cavour a un azzardato discorso contro la tirannia in caserma. Episodio che non piacque a Carlo Alberto che da allora lo definì “Il conte giacobino” e lo spedì nella solitudine e al freddo del forte di Bard. Tra loro ci fu un periodo di distacco ma qualche anno dopo, quando Cavour aveva già lasciato la carriera politica per intraprendere quella militare, si ritrovarono e la passione riprese a fluire come niente fosse. I due ebbero modo di incontrarsi svariate volte tra Vinadio dove lei si era spostata per delle cure termali e a Voltri nella villa ei Giustiniani. Movimenti che non sfuggirono al marito che per evitare lo scandalo e proteggere il suo buon nome, decise in accordo con i genitori di lei, di rinchiudere Anna in casa.

Dal 1835 tra Camillo e Anna  intercorre un frenetico rapporto epistolare, lei cerca di fuggire varie volte dalla prigionia in cui era reclusa mentre subdolamente dal marito veniva sparsa la voce della sua presunta pazzia. Anna cerca il suicidio varie volte, alla fine nel 1841 riesce nel suo intento.

Lascia scritta una lettera a Camillo <Affronta la tua carriera con onore, produci tutto il bene che è in tuo potere e quando non avrai altri pensieri pensa a me>

Non sappiamo quanto abbiano influito queste parole sul giovane ministro dell’economia che nel 1850 mette mano alla ricostruzione di Genova, un’opera che doveva tenere conto delle drammatiche ferite inferte dai Savoia appena un anno prima con il saccheggio.

Certo è che Cavour mette in atto una serie di operazioni che vanno a dare una forte spinta all’economia genovese nella rivoluzione industriale. Il 20 febbraio del 1854 arriva a Genova da Torino il primo convoglio ferroviario (due anni più tardi viene costruita la stazione Principe), quindi due anni più tardi istituisce la Borsa di Genova che arà una elle più brillanti in Italia sino allo scoppio della Grande Guerra e, infine, rilancia la cantieristica e appoggia la nascita della Compagnia Transatlantica Genovese che negli anni a venire sarà la protagonista dei grandi flussi migratori verso le Americhe.

 

Non sappiamo quanto il suo pensiero,  nelle sue visite a Genova, tra un affare e l’altro, sarà andato al suo grande amore Nina, sepolta ancora oggi nella chiesa dei Cappuccini a Genova.

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