Ritorna la fiera di S. Agata, la santa delle “minne”
Ritorna la fiera di S. Agata a Genova. E’ una delle diverse tradizioni arrivate a noi da periodi antichissimi essendo la santa una delle prime martiri cristiane, amata e venerata nella sua città natale, Catania. Il convento e la chiesa di S. Agata sorgono nel quartiere di S. Fruttuoso, ampia zona oggi densamente popolata e urbanizzata che nei secolo scorsi fu la grande riserva di coltivazione agricola e di allevamento del bestiame a Genova. Del convento, situato anticamente a levante del ponte omonimo distrutto dall’alluvione, si hanno notizie già dal 1192. L’edificio religioso subì a sua volta le esondazioni del Bisagno che nel 1452 lo distrussero quasi completamente.
Oggi nel complesso è operante una scuola materna e una elementare. La fiera di S. Agata che si svolge il fine settimana successivo al giorno dedicato alla santa, il 5 febbraio, era l’apice della vita economica della zona durante l’anno. Per la fiera scendevano a fondovalle agricoltori e allevatori ma arrivavano anche da località remote per stringere affari e comprare sementi nel momento in cui si preparava la semina dei campi. Oggi resta una delle più importanti fiere del nord Italia con molti elementi ancora legati alle sue origini: sementi, attrezzi da lavoro, specialità cibarie provenienti da molte parti d’Italia.
La festa di S. Agata soppiantava con il cristianesimo i riti pagani della fertilità che seguivano i giorni della Merla ma ancora più profondamente imponeva la venerazione di una delle sante più amate nella tradizione cattolica.
Vissuta nel III secolo dopo Cristo, donna colta e ricca, figlia di un’agiata famiglia catanese convertita al cristianesimo, fu perseguitata non solo per il suo rifiuto di riassoggettarsi alle antiche divinità pagane ma anche per la sua bellezza.
La ragazza già consacrata diacona venne sottoposta a un lungo processo e tenuta prigioniera di un particolare ordine pagano, formato da sacerdotesse di Venere, dedite alla prostituzione sacra. Quinziano, il suo persecutore arrivato direttamente da Roma, quando la vide rimase ammirato dalla sua bellezza e mise in atto una vera e propria operazione di condizionamento psicologico per indurre la giovane a abbracciare i riti pagani e dionisiaci di allora e per ottenere una vittoria di carattere politico nei confronti della nuova religione che andava diffondendosi velocemente e che aveva in lei una figura di riferimento.
Agata era continuamente vessata nella prigionia con pressioni psicologiche e lusinghe affinchè abbandonasse il suo credo. Vedendo che non si sortiva alcun effetto e la ragazza non cedeva con le buone maniere si passò a quelle forti con le torture e il supplizio dello strappo delle mammelle con delle tenaglie. Agata resistette a questa atroce punizione ma mori dopo l’ennesimo tortura con i carboni ardenti. Alla fine di questo atto violento e barbaro la popolazione si rivoltò contro Quinziano che fu costretto a fuggire da Catania.
La venerazione di questa santa in Sicilia è estremamente diffusa ma con il tempo si è propagata in diversi centri della penisola andando a rinnovare in senso cristiano le antiche feste di carattere agricolo del periodo invernale come è appunto la fiera genovese. Una particolarità gastronomica della festa è quella legata alla pasticceria: è rinomato un dolce chiamato “le minne di S. Agata”, delle deliziose cassatine semisferiche, che in occasione della fiera viene prodotto anche nelle pasticcerie genovesi e rimanda alle drammatiche disavventure della povera santa. L’idea ha qualcosina di macabro ma l’assaggio vale sicuramente la pena.


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