Teatro allo Zapata, al via la rassegna di drammaturgia fra le mura del centro sociale di Sampierdarena

Di Diego Curcio
Un giorno o l’altro le istituzioni genovesi dovranno fare un ragionamento serio sull’influenza culturale che hanno avuto i centri sociali in questa città. Non è per prenderla troppo alla larga, ma è chiaro che per molte persone i “luoghi occupati” rappresentano ancora oggi delle vere e proprie Colonne d’Ercole invalicabili (anche quando hanno intrapreso un percorso di regolarizzazione o possono vantare una storia decennale, come accade ormai nella maggior parte dei casi). Il fatto è che, volenti o nolenti, i centri sociali, compresi quelli presenti nella realtà genovese, sono stati, negli ultimi 25 anni, dei contenitori culturali che hanno saputo cogliere – in parecchi casi meglio e prima di molte altre “sale” ufficiali sparse in città – le tendenze musicali, letterarie e teatrali provenienti da tutto il mondo. Tanto che, solo per fare un esempio, certe band che oggi riempiono palazzetti e stadi non avrebbero mai potuto farsi le ossa e costruirsi una solida reputazione, se non avessero trovato proprio nei centri sociali uno spazio per esprimersi, quando il grande pubblico e quindi i grandi spazi mainstream – che preferiscono sempre andare sul sicuro e non scoprono quasi mai nulla di nuovo – neppure se le filavano.
Ma questa è un’altra storia e un giorno sarebbe bene approfondirla. In realtà, il vero motivo di questa lunga premessa è parlare della prima stagione teatrale del Centro sociale Zapata di via Sampierdarena. Un’iniziativa pensata, ideata e organizzata dall’attrice, regista e autrice teatrale Irene Lamponi, genovese d’adozione e uno dei nomi più interessati della “new wave” del teatro italiano. Dopo una prima stagione sperimentale messa in piedi l’anno scorso (la numero zero, verrebbe da dire), a partire da questo mese allo Zapata è stato inaugurato un cartellone vero e proprio di spettacoli provenienti un po’ da tutta Italia. “Da gennaio a maggio, per un giovedì al mese – spiega Lamponi – ospiteremo ai Magazzini del Sale uno spettacolo teatrale. Com’è nello spirito dei “giovedì dello Zapata”, l’ingresso sarà gratuito, perché vogliamo offrire un momento di socialità e arte, libero e accessibile a tutti. Ogni appuntamento è strutturato in questo modo: si parte alle 20 con un aperitivo a buffet al costo di 3 euro, poi alle 21 (puntuale) inizia lo spettacolo e poi, una volta finito, scatta la jam session musicale. Ho curato personalmente la direzione artistica della rassegna, scegliendo tutti spettacoli che non sono mai stati a Genova. Ci tenevo che la città potesse vedere delle anteprime e che ciò avvenisse in una realtà viva come quella dello Zapata”. Gli artisti, spiega ancora Lamponi, “sono tutti attori, registi e drammaturghi che sul piano nazionale hanno già avuto molti riconoscimenti, ma che non sono ancora stati intercettati dai teatri di Genova. Quello su cui volevo puntare – sottolinea – era la novità, la professionalità e dare spazio ai giovani. Oltre a questo, poi, mi piacerebbe unire due tipi di pubblici: quelli che di solito vanno a teatro e non frequentano i posti occupati e viceversa. Teatro allo Zapata è un primo passo per progetti teatrali futuri nel centro sociale occupato e autogestito di Sampierdarena, come una nuova rassegna il prossimo anno e alcuni laboratori di teatro”.
Il primo appuntamento, “Abbasso Daniele Parisi” di e con il romano Daniele Parisi, è andato in scena giovedì scorso ed è stato un piccolo-grande successo, sia dal punto di vista qualitativo sia per l’ottima risposta del pubblico (la rassegna per il momento si è fatta conoscere soltanto grazie al passaparola dei social network e allo zoccolo duro delle persone che frequentano lo Zapata). Lo spettacolo, d’altra parte, è stato un concentrato di comicità travolgente: un’ora di teatro totale, fra tradizione popolare, trasformismo, monologhi pungenti e al limite del demenziale, personaggi folli e “stornelli” cantati e suonati dal vivo con la chitarra acustica. Parisi è un animale da palcoscenico, con il teatro nel sangue: il suo campionario di smorfie e travestimenti, mescolati a un pizzico di improvvisazione e alla stoffa dei vecchi cantastorie, è stato capace di affabulare e incantate il pubblico dello Zapata sin dalle prime battute. Era davvero difficile resistere alla comicità straripante dell’attore romano, alle sue storielle in rima o ai personaggi incredibili che è riuscito a tirare fuori dal cilindro (su tutti un improbabile ottavo re di Roma e un tipetto tutto nervi con impermeabile e occhiali da sole che sembrava avercela col mondo intero). Il tutto recitato sul palco della sala concerti del centro sociale, davanti a un pubblico attento e divertito, seduto su panche di legno e sedie di plastica: una specie di ambientazione lunare, insolita e a suo modo unica, che dimostra come il teatro esista ovunque lo si faccia.
Il prossimo spettacolo in cartellone sarà “Il cavaliere di bronzo” di Aleksandr Puskin, con Matteo Sintucci (11 febbraio). Poi seguiranno, il 10 marzo, “Organizzo eventi”, di e con Walter Leonardi, il 28 aprile “3 Novembre”, di Maria Teresa Berardelli, con la regia Camilla Brison e con Irene Lamponi (Compagnia QuattroQuinte) e il 19 maggio “Zets. Vita morte e miracoli”, di e con Deniz Ozdogan e Andrea Collavino.


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