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“Il cantiere del Fereggiano deve partire!” Sale su Facebook l’appello per realizzare l’opera

Sale sui “social” e percorre tutta la città l’appello per continuare i lavori per lo scolmatore del torrente Bisagno a servizio dei rivi Fereggiano, Noce, e Rovare.

Il cantiere e la realizzazione dello scolmatore sono messi i in discussione dal ricorso al Tar ligure da parte di nove persone che nei giorni scorsi hanno contestato la copertura del cantiere sulla spiaggia (una piattaforma con piloni alti 7/8 metri di circa 3500 metri quadrati) che durerebbe per anni nella zona tra Corso Italia e la riva del mare.

I ricorrenti baserebbero le loro istanze sul mancato nulla osta della Sovrintendenza al progetto che rischia così se non di essere fermato sicuramente rallentato nei tempi.

Dopo la notizia che ha preso in contropiede anche l’amministrazione comunale sono stati in molti a riflettere e a esprimere il disappunto sull’ennesima tegola rispetto a un progetto che per alterne vicende è rimasto incompiuto per anni e che avrebbe molto probabilmente scongiurato gli esiti catastrofici delle ultime alluvioni e in particola modo ,quella del 2011.

E’ stata indetta, quindi, una manifestazione a sostegno del compimento dei lavori del cantiere che sta prendendo forza passando attraverso i canali di Facebook.

Un tam tam che chiama tutti martedì alle 17 davanti ai bagni Squash per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di questo cantiere. Il consigliere PD del municipio di Medio Levante Giancarlo Moreschi interviene su Facebook e spiega la necessità di questa piattaforma: “Per evitare il comunque complesso e impattante trasporto con autocarri, l’allontanamento dei detriti avverrà via mare. Un nastro trasportatore porterà i detriti su chiatta. Un’operazione che richiede condizioni del mare non sempre presenti quindi necessità l’ampia disponibilità di spazi per il deposito temporaneo. E sono detriti polverosi. Evitare l’azione del vento e della pioggia è necessario. Ecco quindi, anche per questo, l’esigenza del contenimento ambientale del capannone.
Che non ha solo questo valore ma anche quello di salvaguardare dal punto di vista paesaggistico da quello che è comunque un cantiere impattante.
Il capannone, è giusto saperlo, è prefabbricato. Essendo smontabile come il “lego” è noleggiato. Quindi non avrà senso tenerlo montato oltre le reali necessità.”

La polemica monta da quartiere a quartiere, le invettive più forti partono da Marassi dove proprio l’alluvione del 2011 provocò sei vittime e gli abitanti della zona si chiedono se rischi simili debbano ancora essere corsi per non deturpare la qualità del paesaggio.

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