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Movida, vende alcol a quattordicenne. Denunciato titolare di un locale

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Soddisfatta la consulta Civ Ascom che aveva chiesto i controlli. Ringraziamenti ai Baschi Verdi per l’attività anti abusivi e contraffazione anche da parte dell’Osservatorio di Pre’ che chiede il sequestro degli appartamenti

Lo avevano promesso alla giornata della Legalità di Ascom e sono entrati in azione ieri sera: i baschi verdi di Lungomare Canepa hanno individuato un locale gestito da italiani che dava da bere ai minorenni nella zona della movida. Non solo minorenni, ma minori di 16 anni 8per la precisione, a una ragazzina di 14), il che prevede la denuncia penale. Non sono più molti i bar italiani della zona che si prendono il rischio di contravvenire alla regola, ma tutti sanno che due o tre attività che continuano a non rispettare la legge ci sono ancora.
Nel corso dei controlli è stato anche sanzionato il titolare bengalese di un punto vendita di via San Donato perché vendeva a confezione prodotti non vendibili singolarmente e altri acquistati in un discount come cliente privato e non fatturati all’azienda. I controlli sono stati in tutto una decina.
Il locale colto in flagrante dai militari della Guardia di Finanza a vendere alcol a minori si trova nell’epicentro della movida chiassosa e maleducata, tra via San Donato, piazza Ferretto e salita Pollaiuoli.
La sanzione amministrativa pecuniaria prevista va da 250 a 1.000 euro. Se il fatto è commesso più di una volta si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2.000 euro con la sospensione dell’attività per tre mesi. Se il minore ha meno di 16 anni è anche previsto l’arresto fino a un anno e questo è il caso.
<Siamo soddisfatti – dice Marina Porotto, presidente del Civ delle Erbe “Il Genovino” e vice presidente della Consulta Civ Ascom -. È quello che avevamo chiesto. I gestori che agiscono nel rispetto delle regole sono tutti contenti. I controlli sono fondamentali per il ripristino della vivibilità della zona>.
<Ci auguriamo che la situazione vada progressivamente migliorando – prosegue Porotto -. Il regolamento comunale segnerà una decisa svolta verso la tutela delle attività che agiscono nella legalità e che convivono e si integrano perfettamente con gli abitanti. Speriamo che sia approvato al più presto>.
Nel corso della Giornata della Legalità Ascom, alla quale avevano partecipato, tra gli altri, il generale comandante provinciale della Guardia di Finanza Michele Dell’Agli e il colonello Emilio Fiora, i commercianti avevano segnalato i problemi legati alla ristorazione domestica abusiva e dell’abusivismo nella vendita di alcool, nel settore immobiliare, nel settore del commercio ambulante e nel settore alberghiero, ottenendo dalle forze di polizia non solo attenzione e comprensione, ma anche l’impegno di collaborazione sempre più coesa con le .
I controlli nella movida sembrano destinati a durare nel tempo e sono la misura chiesta dall’associazione di categoria, ma anche dagli abitanti della locale Associazione Assest, per far cessare i problemi di vivibilità della zona che mettono in difficoltà anche gli esercenti che lavorano seguendo le regole a causa della grande quantità di giovani e giovanissimi ubriachi che incrociano per la zona ormai tutte le sere.
Soddisfazione per l’operato della Guardia di Finanza arriva anche dall’Osservatorio di Pre’-Gramsci. <Apprezziamo il lavoro del nucleo operativo Primo Gruppo Genova portato a termine insieme ai carabinieri della Maddalena e della sezione San Teodoro-Scalo e al commissariato di Pre’ nel mese di dicembre in termini di contrasto alla vendita e alla produzione di materiale contraffatto – dice Marco Ravera, presidente del comitato di cittadini. Speriamo che ora, dopo i numerosi blitz  in appartamenti-laboratorio, la procura emetta provvedimenti di sequestro degli immobili ai proprietari, l’unica misura veramente valida per mettere fine al commercio dei “falsi”>.
<Come accade per quanto riguarda i posteggiatori abusivi recentemente individuati in una casa del Lagaccio – prosegue Ravera -, anche per il business del contraffatto esistono i “caporali” che sfruttano i connazionali, li costringono a cucire anche 14 ore al giorno per una branda, del riso e pochi euro da inviare alla famiglia in Africa>.

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