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Divise contro, scoppia la guerra dei Tso

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La lettera al Prefetto del segretario generale provinciale del sindacato di polizia Siap, Roberto Traverso, rischia di scatenare una bufera tra divise o, meglio, tra i loro sindacati.
Tutto comincia in mattinata, quando un quarantacinquenne arriva al pronto soccorso del San Martino. Si sente inquieto, vuole che di lui si occupino i sanitari, ma c’è molto da aspettare. Troppo per quell’uomo tormentato che già molte volte è ricorso alle cure dei medici alternando ricoveri volontari a Tso, trattamenti sanitari obbligatori. Così si spazientisce e comincia a dare in escandescenze. Sul posto intervengono cinque “volanti”. Più di 10 poliziotti che vengono tenuti in scacco dal quarantacinquenne che, per inciso, ha un passato da pugile professionista.
Loro non sanno che pesci prendere. L’individuo non è un delinquente, è una persona malata e loro non sono nè medici nè infermieri. In più è grosso e non facile da affrontare senza rischiare di fargli male. Tutto si svolge sotto gli occhi di infermieri, malati e familiari assortiti che cominciano ad accusare i poliziotti di non voler o non saper far nulla per uscire dall’empasse. Traverso, in un comunicato, racconta di un clima pesante, in cui le Divise sono state oggetto di <insulti e irrisioni>.
<Medici, infermieri e pazienti chiedevano un intervento coattivo da parte della forza pubblica in attesa dell’arrivo della squadra Tso>. Pochi sanno che gli unici addestrati ad hoc per afrontare una situazione simile sono gli agenti della polizia municipale dell’Autoreparto. Esiste in ogni turno una specifica “Pattuglia Tso”. Non si tratta di avere a che fare con delinquenti, ma qualche volta le persone che hanno bisogno di un trattamento sanitario obbligatorio deciso dai medici non si limitano a rifiutare le cure, ma reagiscono violentemente. Ci sono poi quelli che minacciano di uccidersi. Insomma, bisogna far qualcosa di diverso dall’affrontare un malvivente, di molto più delicato. In realtà, secondo la legge tutte le forze di polizia sono obbligate a intervenire nel caso in cui ci sia rischio per l’incolumità pubblica, che siano preparate o no, ma questo Traverso non lo scrive e, in effetti, un intervento fatto da unrsona non preparata in una circostanza come questa rischia di avere come esito più danni che benefici. Ai poliziotti, l’attesa della pattuglia Tso deve essere sembrata lunghissima, tanto che il loro sindacalista, a incidente terminato, ha puntato l’indice nella sua lettera al Prefetto suòla polizia municipale, accusata di averci messo troppo tempo a intervenire. Traverso è già noto per aver dichiarato che il commissariato di Matteotti – davanti a Palazzo Ducale, alla Curia e alla chiesa dei gesuiti, in un’area affollata dai turisti e residenti – va trasferito perché gli anarchici scrivono minacce sui vetri del portone ed esiste un problema di incolumità per gli agenti. L’affermazione che è stata oggetto di feroci critiche da parte degli abitanti della zona che in quella richiesta hanno inteso un tentativo di fuga degli uomini della polizia di Stato da un territorio in pieno centro in cui loro sarebbero stati abbandonati senza tutele. Un territorio che, è sotto gli occhi tutti, non ha particolari problemi di sicurezza ma, piuttosto, di vivibilità quando, di notte, si scatena la movida.
Traverso, nella sua missiva al rappresentante del Governo, scrive della riduzione del personale al posto di polizia del San Martino e definisce l’episodio <l’ennesima dimostrazione che la professionalità e l’impegno delle “volanti” genovesi viene ingurgitata in quel meccanismo mediatico-sociale che alimenta erroneamente pregiudizi tra la gente e demotivazione tra i poliziotti>.
<Assurdo che il più importante pronto soccorso della città venga tenuto in scacco da una persona nota alle cronache per non essere nuova a escandescenze violente e difficile da trattare a causa di delicate motivazioni, per la mancanza di organizzazione, coordinamento istituzionale e certezze giuridiche .- prosegue il sindacalista -. La contestuale presenza sul posto di ben 5 volanti per quasi un ora, personale sottratto alle vere esigenze di sicurezza, per cercare di risolvere una situazione che solo con grave ritardo è stata affrontata dalla Squadra Tso della polizia municipale lo dimostra ancora una volta>.
Poi Traverso prosegue <In dieci contro uno, nella normalità delle cose, l’intervento si sarebbe potuto anche fare, ma con quali garanzie visto la situazione che paradossalmente vive la Polizia di Stato in particolare a Genova?>. Come dire che a Milano, a Firenze, a Nizza o in qualsiasi altra cittò, probabilmente si sarebbe potuto fare, ma a Genova no. Perché? Peché oltre al fatto che gli uomini della polizia di Stato sarebbero, per il sindacalista <Senza tutela sanitaria visto che lavorano senza dispositivi di protezione individuali adeguati> sarebbero anche <Senza tutela giuridica di fronte alla fondata possibilità di essere imputati per violenze o lesioni nel caso in cui l’intervento imponga scelte coattive riprese da telecamere, telefoni o quant’altro>.
Il coordinatore del sindacato di pm Diccap Sulpm, Claudio Musicò non ci sta: <I Tso – spiega – sono registrati e monitorati con una procedura concordata con le Forze dell’Ordine>. Come dire che i tempi sono facilmente ricostruibili. Tutte le telefonate sono registrate da ogni forza dell’ordine. L’ora dell’intervento richiesto e quella in cui comincia sono tracciabili senza fatica. Poi, Musicò ricorda che <I colleghi della polizia municipale specializzati in Tso, intervengono a tutela dei diritti del malato e non per tutelare le persone intorno, in quanto tale compito spetta proprio alle forze dell’ordine>. insomma, ognuno faccia il proprio mestiere. La “Municipale”, pur essendo forza di polizia, non ha in carico per legge e per contratto l’ordine pubblico come i colleghi delle altre forze che per questo percepiscono, tra l’altro, uno stipendio più alto.
<Solo come ultimo inciso – conclude Musicò -, vorrei ricordare al sindacalista della polizia di Stato che in caso di infortunio dovuto anche per colluttazione, ai colleghi della polizia municipale non è riconosciuta neanche la causa di servizio>. Questo significa che se un poliziotto, un carabiniere o un finanziere si fanno male in servizio in maniera così grave da non poter più svolgere i compiti sul territorio, viene loro mantenuto lo stipendio e vengono impegnati in altri incarici mentre l’agente di polizia municipale, a discrezione dell’amministrazione, viene ricollocato in un posto da amministrativo” (con conseguente taglio dello stipendio perché vengono meno tutte le indennità di rischio) oppure licenziato perché ha perso l’idoneità.
C’è anche da dar conto del fatto che per i poliziotti al danno s’è aggiunta la beffa: all’arrivo della pattuglia Tso della pm, l’energumeno “pericoloso” che aveva portato lo scompiglio al pronto soccorso del San Martino s’è immediatamente quietato. L’ex boxeur ha riconosciuto un agente di pm che già diverse volte si è occupato di lui quando sta male e perde il controllo e ha cominciato a chiacchierare con il cantunè. Come si diceva, gli agenti delle pattuglie che affrontano questo delicato servizio sono molto ben preparate a gestire le situazioni. Spesso si fanno male nel tentativo di riportare a più miti consigli la persona che si trovano davanti. Sono diversi gli interventi giornalieri, di giorno e di notte (il servizio è attivo 24 ore al giorno). Tanto per raccontarne alcuni, gli agenti di polizia minicipale si sono trovate, ad esempio, a dover contenere persone barricate in casa con ostaggi e con un coltello dalla lama lunga 30 centimetri (è accaduto in via Bologna un paio di anni fa). Un altro caso è quello dell’uomo che, in oregina, ha usato i bastoni delle tende come lance.

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