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Fiera, commercianti sul piede di guerra

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di Monica Di Carlo

La rivolta corre sui social network. I commercianti non ci stanno: <Lo abbiamo già fatto una volta, ci siederemo di nuovo in consiglio comunale> scrive su Facebook Ilaria Mussini, dirigente Ascom. <Ah, sicuro!!! E questa volta chi non vuole lo sviluppo di questa città se ne dovrà andare!!!> le risponde Enrico Malvasi, presidente della Fismo, la federazione dell’abbigliamento di Confesercenti. Le associazioni di categoria del commercio sono pronte a fare fronte comune contro il progetto di insediare un outlet alla Fiera.
<Ho pensato a uno scherzo e invece no> scrive su Twitter Alessandro Cavo, vice presidente vicario Ascom e membro di giunta della Camera di Commercio. <Possibile che in questa città l’unica soluzione sia un centro commerciale? Ah no scusate questa volta parliamo di outlet> aggiunge Ilaria Natoli, presidente della consulta Civ Ascom. Infine, la critica esce direttamente dall’account ufficiale di Ascom Genova su twitter: “@MarcoDoria l’outlet lo facciamo anche a Scarpino?”.
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L’ipotesi di una possibile vendita del padiglione C girava da tempo, cioè da quando in sede di assemblea dei soci il sindaco Marco Doria aveva usato la minaccia per convincere Fiera e Regione a ricapitalizzare la società a capitale pubblico. La manovra non gli è riuscita. Tanto che l’assessore regionale Edoardo Rixi, in un’intervista a GenovaQuotidiana del 26 novembre scorso, spiegava che non si può ricapitalizzare per un semplice motivo: lo vieta la legge, perché Fiera ha chiuso il bilancio in passivo già tre volte e questa sarebbe la quarta.

 

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Qui lo stralcio del pezzo che parla dell’ipotesi lanciata dal Comune in assemblea dei soci, rilanciata anche in seno alla recente riunione della maggioranza di Tursi

Nel corso della riunione dell’ultimo consiglio di amministrazione (lasciata aperta) il Comune, che governa le quote ex Provincia, ora in capo a Città Metropolitana, abbia dettagliato l’ipotesi accennata anche dall’assessore comunale al Bilancio Franco Miceli in consiglio comunale: una sorta di prestito dei soci (oltre a Comune, Città Metropolitana e Regione, anche Camera di Commercio e Autorità Portuale) da risarcire con “la vendita del ramo di azienda produttivo”. Cosa sia questo “ramo d’azienda produttivo” lo sussurrano le voci, ormai insistenti, che vorrebbero il Comune e i vertici di Fiera (guidata da poco tempo dallo stesso presidente della Porto Antico, Ariel Dello Strologo) alla ricerca di un compratore o di un affittuario per il padiglione B. Una delle indiscrezioni che circolano parla di uno store di abbigliamento, forse un outlet grandi firme.

 

I commercianti di Ascom hanno dissotterrato la loro moderna ascia di guerra che si concretizza nell’hashtag #ripartiamodallafiera già utilizzato sui social in una delle passate crisi dell’azienda fieristica. I commercianti sono pronti a sbarcare in consiglio comunale in forze.
<È inaccettabile che il Sindaco si lamenti che la Camera di Commercio non voglia mettere i soldi necessari per ricapitalizzare – spiega Mussini -. per legge, una società in perdita per tre esercizi non può farlo>. È vero che l’ultimo bilancio era in sostanziale pareggio, ma lo era per un riassetto della proprietà del padiglione C, passato da Fiera al Comune e della fine dell’affitto delle superfici degli edifici non più utilizzati (il C, il Nira, il Palasport). Tanto che l’esercizio 2015, secondo Rixi, potrebbe chiudersi con un buco da 15 milioni, più del doppio di quello dichiarato dal Comune.
<Quel poco di commercio che è riuscitoa sopravvivere – conclude Mussibi -, con l’outlet sarebbe definitivamente ucciso. Il Comune deve pensare altro per far funzionare la Fiera>.
la dichiarazione di guerra è fatta e per commercianti e giunta Doria si annuncia un Natale rovente.

 

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