Fieracittà metropolitana Commercio Enti Pubblici e Politica Industria regione Senza categoria Urbanistica 

Rixi: “Non autorizzeremo supermercati nell’area della Fiera”

Fiera-di-GenovaPrende corpo l’ipotesi che il socio di maggioranza (Comune-Città Metropolitana) abbia deciso di vendere o affittare il padiglione B, quello progettato da Jean Nouvel, per tentare di colmare il disavanzo della società pubblica

di Monica Di Carlo

Fiera al tracollo, con debiti nei confronti dei fornitori, cause pendenti (per il padiglione di Jean Nouvel), spese di manutenzione astronomiche, nessuna iniziativa all’attivo, se non quelle organizzate da altri che, di fatto noleggiano gli spazi riducendo la società pubblica ad affittuario. E costi di mantenimento pari a più di 12 mila euro al giorno. Da tempo circola la voce che nel corso del consiglio di amministrazione tra i soci (Comune e Città Metropolitana, Regione, Camera di Commercio e Autorità Portuale) Tursi abbia fatto balenare l’ipotesi che il padiglione C, l’ultimo rimasto, potebbe anche essere venduto per fare cassa o, più probabilmente, affittato in maniera permanente. Una conferma indiretta arriva da Edoardo Rixi (nella foto), assessore regionale alle Attività produttive, che dice: <Non autorizzeremo supermercati nell’area della Fiera>.
12295450_10205244237571597_5511519762601863803_n
Da cosa nasce l’avvertimento di Rixi? Lui di più non dice, ma pare chiaro che nel corso della riunione dell’ultimo consiglio di amministrazione (lasciata aperta) il Comune, che governa le quote ex Provincia, ora in capo a Città Metropolitana, abbia dettagliato l’ipotesi accennataanche dall’assessore comunale al Bilancio Franco Miceli in consiglio comunale: una sorta di prestito dei soci (oltre a Comune, Città Metropolitana e Regione, anche Camera di Commercio e Autorità Portuale) da risarcire con “la vendita del ramo di azienda produttivo”. Cosa sia questo “ramo d’azienda produttivo” lo sussurrano le voci, ormai insistenti, che vorrebbero il Comune e i vertici di Fiera (guidata da poco tempo dallo stesso presidente della Porto Antico, Ariel Dello Strologo) alla ricerca di un compratore o di un affittuario per il padiglione B. Una delle indiscrezioni che circolano parla di uno store di abbigliamento, forse un outlet grandi firme. Ed è, probabilmente, a questo che si riferisce Rixi senza, però, confermare l’ipotesi.
<La Fiera non si può ricapitalizzare – dice l’assessore Regionale – perché ha avuto tre bilanci in passivo. E anche l’ultimo, che formalmente era in attivo, non lo era poi all’atto pratico> se quest’anno si rischia un passivo che, sempre secondo Rixi, è in raltà molto più alto di quello “dichiarato” da Palazzo Tursi. Solo i debiti (spese escluse), ammontano a quasi 12 milioni di euro. Il buco totale sarebbe di oltre 15 milioni di euro secondo l’assessore regionale. Poi c’è, appunto, la causa con CoopSette, costruttrice del padiglione di Jean Nouvel, che potrebbe pesare per 2,5 milioni di euro. In questa situazione, il prestito chiesto da Fiera a Bnl non viene, ovviamente, concesso. E Fiera di Genova Spa è sull’orlo del fallimento. La Regione ha bloccato i fondi per la costruzione della reception ed è disposta a investire solo nell’ambito di un ragionamento più ampio: Fiera unita a Porto Antico Spa per creare un’unica società che potrebbe occuparsi di fiere ed eventi in città costituendo un unico polo. Senza spazi commerciali e con l’ambizione di partecipare alla gara per la darsena nautica che l’Autorità Portuale bandirà tra un paio di mesi e senza la quale si potrebbe dire addio a ogni velleità “nautica” della città. Tra l’altro, in consiglio comunale, Dello Strologo ha detto, la settimana scorsa, che dell’ipotesi di far entrare Fiera nella società “I Saloni Nautici Spa”, alla fine, non se n’è fatto più nulla per il rifiuto di Ucina, che controlla il 100% dell’azienda dedicata all’organizzazione di manifestazioni nautiche, a tener fede all’impegno preso due anni prima, quando Fiera, proprio per i problemi di bilancio, si auto declassò, dopo oltre 50 anni, da organizzatore ad affittuario degli spazi. Ucina e I Saloni nautici Spa, tra l’altro, hanno già annunciato un “salone bis” a Venezia, un’operazione che, nonostante le smentite di Ucina, ha il sapore di una prova generale di delocalizzazione. Quanto agli imprenditori che sono usciti dall’associazione della Nautica di Confindustria (e sono confluiti in Nautica Italiana), che in linea teorica potrebbero rappresentare un’alternativa , non bisogna dimenticare che sono tra quelli che per primi hanno spinto per lasciare Genova.
<I problemi di Fiera, sia chiaro – dice Rixi – non sono attribuibili a questa amministrazione comunale, ma vanno ad altre, precedenti, amministrazioni di Palazzo Tursi e ad altri consigli di amministrazione. Ora, non si può pretendere che Regione e Camera di Commercio buttino milioni di euro nella voragine debitoria di una società la cui maggioranza è saldamente in mano a Comune e Città Metropolitana. il Comune, tra l’altro, è anche il principale debitore di Fiera, anche se i propri debiti li ha spalmati su oltre 7 lustri. Il sindaco Marco Doria, che è anche presidente della Città metropolitana, ha infatti in mano il 55,12 delle azioni (Tursi ne ha il 35,17%, la città Metropolitana il 19,95), mentre gli altri soci sono Regione Liguria – Filse col 26,02%,  Camera di Commercio col 16,38% e Autorità portuale col 2,47%. In caso di fallimento, quindi, sarebbe costretto a metter mano alle proprie casse, e alle tasche dei genovesi, per quasi una decina di milioni. <Il Comune decida quale strada vuole seguire e ce lo faccia sapere – aggiunge Rixi -. Siamo pronti a intervenire finanziariamente, ma non per prolungare l’agonia di un’azienda com’è adesso>. In sostanza, o Tursi si fa andare bene la proposta di Piazza De Ferrari, che entrerebbe così in Portro Antico Spa, o pensi a come far fronte ai debiti. Quanto ai lavoratori (l’azienda ha annunciato ai sindacati ben 28 esuberi, con i dipendenti distaccati che o sono già rientrati o stanno per rientrare), Rixi sostiene che deve essere il socio di maggioranza a farsene carico, perché non siano loro (che hanno già accettato tagli di stipendio pari a 300 euro medi mensili e, appunto, trasferimenti temporanei) a pagare il prezzo di decisioni politiche e amministrative che hanno portato uno dei punti di forza della città sull’orlo del fallimento.

Related posts

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: