Dischi Senza categoria 

Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo – 19 novembre 2015

disco

A CURA DI DIEGO CURCIO 

Il secondo appuntamento della rubrica di Disco Club creata appositamente per Genova Quotidiana coincide con un evento assolutamente da non perdere, fissato per questa sera al Teatro Altrove di piazzetta Cambiaso, dietro via della Maddalena. A partire dalle 21,30, infatti, festeggeremo i primi 50 anni di Disco Club, con un mese esatto di anticipo sulla data del 19 dicembre (visto che i festeggiamenti “veri e propri” saranno organizzati direttamente in negozio a partire dal prossimo mese). La serata inizierà con un’intervista a Giancarlo Balduzzi in diretta -e dal vivo – su Radio Gazzarra nell’atrio dell’Altrove: tra aneddoti, ricordi e canzoni il nostro dischivendolo racconterà la storia del mitico Disco Club insieme a molti ospiti speciali. Poi, finita l’intervista, sempre all’Altrove si chiuderà in bellezza con il concerto della blues band Snake Oil Ltd, in cui canta il socio di Giancarlo, Dario Gaggero. L’ingresso è gratuito. L’evento è organizzato da Disorder Drama, Radio Gazzarra e Disco Club.

LE RECENSIONI

Los Lobos – Gates Of Gold

los.jpg

A cinque anni da “Tin Can Trust”, loro ultimo album in studio, tornano i lupi di east Los Angeles, i chicani di un classic rock, latino e americano, profondo e tortuoso. Una sapiente e malleabile mescola (la loro), a tratti maestosa, di roots rock, tradizione messicana, blues (si senta qui la torbida e dolente “I Believed You So”), rock’n’roll, boogie, jammin’ rock, digressioni jazzy, southern e country western. Più in sintesi è come se il Ry Cooder di “Chicken Skin Music”, “Chavez Ravine” o “Mambo Sinuendo” (qui splendidamente evocato dall’indolente shuffle della title track “Gates Of Gold”, ma non solo), dialogasse anche semplicemente che con gli ultimi Widespread Panic, da una parte, e gli storici Lynyrd Skynyrd dall’altra (si ascolti in quest’ultimo senso la sontuosa “Song Of The Sun”). Qualcuno descrive questo “Gates Of Gold” (su per giù il loro venticinquesimo album), un concept sulla terra americana con echi letterari faulkneriani e steinbeckiani, come il disco della rinascita, forse il migliore dal leggendario “Kiko” di oltre un ventennio fa. Non sappiamo dire se sia davvero così, ma è certo che l’album fila a meraviglia. Tra le particolarità del gruppo, il fatto che a cantare siano un po’ tutti: dalle anime David Hidalgo e Cesar Rosas al talentuoso bassista Conrad Lozano, fino al batterista chitarrista Louie Pérez. Un duttile e sornione parco voci in grado di sprofondare gli ascoltatori in molteplici ambienti sonori, a contatto con differenti stili musicali. Un caleidoscopico e convincente melting pot del suono americano. Marco Maiocco

GazpachoMolok

gaz.jpg

E’ vero, sono freddi e monocordi i Gazpacho, meno capaci di emozionare, rispetto ad altri colleghi di genere. D’altronde sono norvegesi (o normanni) con la mente costantemente e nostalgicamente rivolta al Mediterraneo, e a uno dei suoi “fiammeggianti” e colorati piatti. Non possono, quindi, che essere tristi, cupi e raggomitolati (per così dire). Eppure la loro ricerca, nonostante tutta l’artefazione che li contraddistingue, sembra essere sempre sincera. Così come sembra sincera la loro riflessione sull’essere umano, a partire da una visione prospettica e ancestrale della sua storia. In “Demon” li avevamo lasciati alle prese con la ricostruzione di antichi strumenti preistorici, complice la collaborazione con l’archeologo Gjermund Kolltvelt, quotidianamente abituato ad armeggiare con dispositivi sonori ricavati da selci e mascelle d’alce. Qui li ritroviamo a riflettere sul senso del divino, su quella “strana abitudine” tipica della nostra specie (con il massimo rispetto per la spiritualità di tutti, compresa la nostra) di rifugiarsi nell’idea di Dio, non riuscendo a rispondere alle domande fondamentali dell’esistenza. Il risultato appartiene al consueto mood dei Gazpacho: una speciale combinazione di stati meditativi o meglio estatici e irruenti (per quanto controllate) esplosioni di suono. Un art rock elegante, colto e sofisticato, plastica sintesi di classicità e modernità, folklore (in un’accezione popular, con spesso accenti tribali) e accademia (li si ascolti nelle sontuose “Know Your Time”, “Choir Of Ancestors”, e “Algorithm”). Maestri di un rock progressivo oscuro e rarefatto, ma anche vitale e screziato. Marco Maiocco

Jesse Malin – Outsiders

jess.jpg

Musicista newyorkese di graffiante energia, apprezzato anche da un maestro di scrittura e poetica rock come Bruce Springsteen, Jesse Malin si è concesso una pausa di “riflessione discografica” lunga ben cinque anni prima di rientrare in studio con un’abbondante manciata di canzoni nuove. In sei mesi, Malin ha realizzato due album: “New York Before the War”, pubblicato a marzo, e “Outsiders”, un omaggio alla smagliante attitudine rock dell’autore e alla sua capacità introspettiva. Chi cerca frammenti d’originalità in queste dieci, schiette e risolute ballate rock, resterà inesorabilmente deluso. “Ousiders” è un gradevole e onesto compendio di ballate elettriche (dalla title-track fino alla ruvida e lancinante “Here’s the situation”) e di inserimenti funky che infondono energia al brano dedicato al pittore Edward Hopper. Da apprezzare anche la bella cover di “Stay Free”, firmata Clash. “Outsiders” è un lavoro privo di velleità, ma si lascia apprezzare per l’onesta passione con cui Jesse Malin narra se stesso e il mondo musicale che, da anni, fa da sfondo alla sua vita. Ida Tiberio

LAURA STEVENSON – Cocksure

lau.jpg

Laura Stevenson, agguerrita cantautrice newyorchese, conferma l’ottimo momento del rock al femminile, un parterre affollato di performer di grande spessore come Sharon Van Etten, Eleanor Friedberger o l’australiana Courtney Barnett. La Stevenson sembra riconoscere un certo debito con l’alternative rock degli anni ’90 di gruppi come i Lemonheads di Evan Dando e con la sottovalutata Liz Phair, personaggio decisamente da riscoprire. Cocksure, sintetico ed efficace termine inglese che si può tradurre a braccio con “sicura di sé con un pizzico d’arroganza”, la dice lunga sull’intensità delle canzoni del disco, condite di aspre chitarre elettriche e cariche di feroce determinazione per emergere sopra il brusio della folla. Ci sono anche brevi momenti dove l’atmosfera si distende e affiora persino una fisarmonica, come nel brano d’apertura, ma nelle canzoni della Stevenson c’è sempre freschezza, energia e una buona percentuale degli ingredienti base del rock: sangue, sudore e lacrime. Fausto Meirana

IL DIARIO

diar.jpg

18 novembre 2013

Ci stiamo avvicinando alla fine dell’anno e s’incominciano a stilare le classifiche. Anche i miei clienti sono ansiosi di vedere la classifica finale, in questo caso non parlo di musica (il lancio del disco dell’anno di Disco Club partirà come al solito verso Natale), ma di fruitori e di un genere particolare: i rompipalle. Quello che si va a concludere è il quindicesimo campionato, a parte i primi due (appannaggio di due meteore) gli altri dodici sono stati vinti sempre dallo stesso supercampione: il mitico biondo, un uomo per tutte le stagioni, nel senso che è vestito sempre uguale, inverno (non patisce il freddo) ed estate (non patisce il caldo), si soffia il naso (rigorosamente in negozio e sempre con lo stesso fazzoletto, il colore ormai è indecifrabile) sia ad agosto, come a dicembre (allergico ai dischi? Oppure a me?), mangia focaccia e brioches nel primo pomeriggio, con l’aggiunta (e qui sta l’unica variazione) del gelato d’estate, di un panino d’inverno. Quest’anno la sua leadership è stata messa in dubbio, ha trovato rivali pericolosi, che in qualche momento lo hanno superato (vedi lo psichiatrico e lo stesso Ivano), ma la sua costanza è proverbiale. Per un certo periodo era sparito, “E’ stato sconfitto anche lui dalla mia tattica preferita, che uso contro i non simpatici: li ignoro, mi comporto come se non fossero in negozio”, ho pensato e invece no, era solo una malattia ed è rispuntato, dapprima con un cambio d’orario inatteso in tarda mattinata, poi è tornato alle antiche abitudini: primo pomeriggio con cappellino in testa, sacca sulle spalle e “gippunetto” (in genovese: panciotto), panino e sacchettino con brioche, bottiglietta con acqua minerale.

Oggi è il primo giorno freddo dell’anno, in più piove e tira vento, imbacuccato nel giaccone, col cappuccio tirato su, m’infilo sotto i portici, sbuco dall’angolo del palazzo della Confindustria ed eccolo là, mi aspetta davanti alla serranda, manca un quarto alle quindici, ma è già pronto a tentare di migliorare il suo record dell’anno scorso di undici entrate (e uscite) dal negozio in tre ore, quest’anno al massimo è arrivato a sette, oggi ce la farà? Certo non lo ferma niente, è sempre presente “nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto”.

(Tratto dal libro di Giancarlo Balduzzi “Il Diario di Disco Club – Memorie di un dischivendolo”)

 

LA CLASSIFICA DELLA DELLA SETTIMANA

gia.jpg

1. NEIL YOUNG: “Bluenote Cafe”: ultimo volume della serie di Official Bootlegs e testimonianza della tournée successiva a “This Note’s For You” (1988). Brani concisi con tendenze rhythm and blues, una corposa sezione fiati e una versione fiume di “Tonight’s the Night”.

2. FRANCO BATTIATO: “Le Nostre Anime”: antologia che ripercorre le varie sfumature della sua carriera, con nuovi mix preparati per l’occasione e 4 brani completamente inediti. Disponibile in 3cd o in un box limitato con 6cd e 4dvd.

3. ERIC CLAPTON: “Slowhand at 70”: i recenti concerti di Clapton alla Royal Albert Hall (maggio 2015) immortalati su cd e dvd in occasione dei suoi 70 anni. Disponibile anche in 2cd+2dvd e 3lp +dvd.

LE NOVITA’ DELLA SETTIMANA

Queen  – A Night At The Odeon ’75

Who – Live In Hyde Park

Beach Boys – Party! Uncovered And Unplugged

Velvet Underground – The Complete Matrix Tapes

The Rolling Stones – From The Vault – Live Leeds 1982

Enya – Dark Sky Island

Grateful Dead – Fare Thee Well

Green Day – Heart Like A Hand Grenade

Waters Roger – Roger Waters The Wall

Adele – 25

Arca – Mutant

Beat Happening – Look Around

Blastema – Tutto Finira’ Bene

Tinariwen – Live In Paris 2014

Giuda – Speaks Evil

Related posts

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: