Economia Lavoro 

Fiera, i soci pensano al rifinanziamento, ma solo in prestito. Buco 2015 pari a 2 milioni di euro. Nel piano la messa a reddito di un ramo d’azienda

A rischio il 70% dei posti di lavoro. Presto-finanziamento da <restituire – dice Miceli – attraverso la messa a reddito del ramo d’azienda produttivo scorporato da Fiera>
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Un prestito dai soci (Comune, Città metropolitana, Regione, Camera di Commercio, Autorità portuale) per evitare il fallimento della Fiera. Lo ha annunciato oggi il consiglio comunale l’assessore al bilancio Francesco Miceli rispondendo a un’interrogazione del consigliere Stefano Anzalone (capogruppo del gruppo misto) circa la decisione, annunciato dall’azienda ai sindacati, di lasciare a casa il 70% dei lavoratori.
<La perdurante crisi della Nautica – ha detto Miceli – e soprattutto querlla del settore fieristico, hanno fatto sì che la situazione della Fiera rimanesse molto critica. C’è una perdita prevista di circa 2 milioni di euro per il 2015, alla quale si aggiunge una forte crisi di liquidità aziendale che sta compromettendo la capacità dell’azienda di far fronte ai propri debiti anche a breve. I soci si sono posti il problema della continuità aziendale che passa per un percorso difficile che deve tener conto anche di questioni rilevanti aperte. Una di queste è l’impatto che avrà il Blueprint sulle aree della Fiera. Poi bisogna tenert conto dei rapporti tra Ucina e Nautica Italiana (gli imprenditori nautici che hanno abbandonato l’associazione di Confindustria) e capire quale impatto potrà avere. Ci sono, poi,tanti altri problemi aperti. Il percorso passa per la messa in sicurezza della Fiera e anche dei lavoratori occupati>
Miceli ha voluto precisare che il Comune non ha dato <nessun indirizzo circa l’annuncio degli esuberi>, poi ha spiegato che il progetto è quello di separare le attività redditizie concentrandole attraverso un’operazione allo studio e che la Porto Antico ha già annunciato. <Si stanno approfondendo anche i temi delle sinergie operative – ha proseguito l’assessore – che passano attraverso la ridefinizione delle maestranze per tenere in piedi l’azienda. Si parla di mobilità e distacchi, ad esempio. Un percorso da costruire attraverso accordi sindacali. È stata decisione della società quella da coinvolgere da subito i sindacati>.
Miceli ha anche spiegato che l’azienda ha chiesto di ridefinire il contratto con il comune, attraverso, anche, un accordo per la divisione degli oneri relativi alla manutenzione straordinaria del padiglione B (non sarà sfuggito a nessuno che il Salone Nautico si è tenuto, nell’ottobre scorso, in un padiglione completamente sprovvisto della copertura di lamiera forata ondulata che rappresentava una delle caratteristiche distintive del progetto di Jean Nouvelle) e a un’operazione per la ristrutturazione del debito. Allo stato attuale, ha detto Miceli, l’esposizione devitoria nei confronti dei fornitori è “critica”. In sostanza, c’è il rischio che qualcuno chieda il fallimento di Fiera.
<C’è un tavolo aperto con tutti i soci – ha detto Miceli -, soprattutto con Regione e Cciaa per capire come venire incontro anche con un apporto di denaro che possa essere poi resistituito attraverso la messa a reddito del ramo d’azienda produttivo>. Par di capire che si intenda scorporarlo e venderlo. Cosa resterebbe, a quel punto, di Fiera?
<È urgente la rimessa in bonis dell’azienda – ha concluso Miceli -. Serve la ristrutturazione del debito anche con l’intervento dei soci>. Dopo, seguirebbe il passaggio del resto della società a Porto Antico <col maggior numero di lavoratori possibile>.
Anzalone ha replicato che i lavoratori, in questi anni, si sono fatti carico di ricollocamenti, pensioni anticipate e decurtazione del reddito. <Di lavoratori – ha detto – non bisogna perderne neanche uno. I dipendenti della Fiera continuano a pagare un prezzo troppo alto e questo non è corretto>.

m. d. c.

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