Rosso e Balleari: “La Giunta Doria regala 80 mila euro di luce ai campi nomadi”

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 30-05-2013 Roma Politica Gianni Alemanno illustra alcuni provvedimenti sui rom al campo nomadi di via Candoni Nella foto Il campo nomadi Photo Roberto Monaldo / LaPresse 29-05-2013 Rome (Italy) Press conference by Rome's Major Gianni Alemanno on the gypsy camps In the photo The gypsy camp

«La giunta Doria piange miseria a ogni richiesta di qualche famiglia di “nuovi poveri” che fanno parte dei 4 milioni di persone in grave stato di indigenza nel nostro Paese, ma non lesina neppure un centesimo quando c’è da pagare la bolletta della luce ai campi nomadi, che di nomade ormai non hanno proprio più nulla visto che evidentemente sotto la Lanterna hanno trovato il paese del Bengodi dove stazionano in tutta comodità per anni e anni»: Matteo Rosso, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Liguria, e Stefano Balleari, vicepresidente del consiglio comunale di Genova polemizzano con il Comune. In questi gironi il vicepresidente Balleari ha chiesto agli uffici competenti di Palazzo Tursi i dati aggiornati sul pagamento delle utenze di due campi rom nei quartieri di Genova Bolzaneto, in via al santuario di Nostra Signora della Guardia, e a Molassana, in via Adamoli, in funzione fino al 19 maggio e poi fatto sgomberare per motivi di sicurezza perché su area sondabile del Bisagno. «La scoperta è stata sconcertante – spiega Balleari – nei due siti, nei primi nome mesi di quest’anno, sono stati spesi circa 60 mila euro di luce, bollette generosamente saldate dal Comune, ergo dai cittadini genovesi probabilmente attraverso le proprie cartelle della Tasi, la tariffa per i servizi indivisibili per la pubblica illuminazione. Ma non è finita qui: se per nove mesi, solo per il campo di Bolzaneto sono stati sborsati oltre 57  mila euro, è evidente che da qui a fine anno, sommando anche gli oltre 3 mila euro spesi per il campo di via Adamoli chiuso a maggio, facilmente raggiungeremo quota 80 mila euro. Una cifra davvero da capogiro soprattutto se la confrontiamo con le sempre maggiori ristrettezze di cassa manifestate dalla stessa amministrazione comunale genovese quando si chiedono aiuti e sostegni a famiglie genovesi in difficoltà, magari con un disabile a carico, per cui i tempi d’attesa per una prima casa di edilizia pubblica sono di mesi se non di anni». I due consiglieri infine propongono: «Visto che dalle stime di Arte Genova, l’azienda dell’edilizia residenziale pubblica, con meno di 20 mila euro si potrebbe ristrutturare un appartamento e assegnarlo a una famiglia che ne ha fatto richiesta da anni, proponiamo di ristabilire un po’ di giustizia sociale facendo pagare ai rom ciò che consumano e destinare uguali importi a quelli spesi annualmente dal Comune per le loro bollette alla ristrutturazione di immobili a canone agevolato. Almeno così non si farebbero più figli e figliastri, quando i figliastri sono sempre i soliti: i genovesi che pagano le tasse».
In realtà, molti dei nomadi del campo di Bolzaneto, l’unico campo regolare rimasto, sono per lo più non Rom (quindi, di origine Romena), ma Sinti, quindi italiani. L’origine remota è piemontese, ma La maggior parte di loro è nata e cresciuta a Genova. In questri mesi, spiegano a Tursi, il campo della Valbisagno è stato smantellato e le persone che lì vivevamo sono state ricollocate, così come gli abitanti di altri campi, questa volta abusivi. Resta da risolvere la “questione Valpolcevera” che è, poi, anche la maggior “fonte” di costi per la collettività in termini di utenze.

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