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Da 25 anni in Porta Soprana, il titolare della Gelateria Capriccio racconta com’è cambiata la zona, da suburra a luogo turistico

Schermata 2015-10-18 alle 22.10.36All’inizio c’erano molte vetrine chiuse, soprattutto la sera. Le facciate delle case cadevano a pezzi, gli autobus risalivano la striscia di asfalto di via San Lorenzo per poi girare in via Petrarca e raggiungere Piazza Dante. La sera, poi, si aveva a che fare con sbandati, delinquenti e ubriachi. Ora via di Porta soprana è una graziosa salita che conduce alla porta di Sant’Andrea e alla zona di Ravecca e Sarzano oltre che, percorsa in discesa la salita del Prione, a Piazza delle Erbe, insomma, al luogo genovese con la maggiore concentrazione di ristorazione e locali. In venticinque anni tutto è cambiato. Lo racconta Alberto Monfrini, titolare della gelateria “Capriccio” aperta dal socio proprio 25 anni fa (sabato scorso è stata celebrato l’anniversario con musica dal vivo e palloncini) e rilevata completamente due anni dopo. Prima i problemi di ordine pubblico erano all’ordine del giorno, oggi il viavai dei turisti e degli impiegati che lavorano in Regione e negli uffici della zona è assicurato. <Merito anche di noi commercianti che abbiamo “aperto” e animato la zona. Dove cisono viavai e luce accesa, chi crea problemi, di solito, si allontana> dice Monfrini, che spiega anche come sono cambiati i consumi. Sono sempre di più i consumatori che chiedono il gelato senza lattosio (tutti i gusti alla frutta, ad esempio), senza glutine o vegano al posto del classico cono crema-cioccolata-pistacchio. Monfrini, pur mantenendo ferme le tecniche imparate dall’ex socio <che faceva gelati già cinquant’anni fa e mi ha insegnato a usare solo ingredienti naturali>, dice, propone gusti davvero particolari. Oltre alla panera (il semifreddo al caffè) e alla malaga (il semifreddo con l’uva malaga) entrambi gusti dell’antica tradizione genovese, nella gelateria si assaggiano gusti come la “crema del frate” (con vinsanto e cantucci), la “baronessa di Carini” (fiori di zucchino, avogado e pistacchio), la “Soprana” (crema al marsala con pere caramellate allo zucchero di canna), oltre a un sorbetto al melone col bacon caramellato. In preparazione per la prossima stagione c’è un sorbetto ai frutti di provenza, con cassis e fiori di lavanda. I genovesi vanno matti per questi gusti insoliti, mentre i turisti preferiscono quelli tradizionali: stracciatella e nocciola. Vogliono assaggiare gli stessi gusti che mangiano a casa loro (all’estero i gusti sono pochi e il gelato italiano è una leggenda, visto che quello preparato altrove spesso non è un granché) per capire, forse, qual’è il vero sapore del “Made in Italy”.

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