Pd contro sul mercatino degli stranieri: i paitiani tentano di sfondare. Terrile li bacchetta: “Non hanno capito la lezione delle Regionali”

di Monica Di Carlo

PartitoDemocratico
<Una sinistra senza complessi ideologici deve dire chiaramente che il mercatino di corso Quadrio è illegale e indecoroso>: lo hanno detto il pr della candidata presidente della Regione Lella Paita, Simone Regazzoni e l’ex segretario provinciale Pd Victor Rasetto dimessosi nel 2012 dopo la netta sconfitta delle candidate del partito (Marta Vincenzi e Roberta Pinotti) alle primarie del centrosinistra che incoronarono Marco Doria candidato sindaco.
Teoricamente, la discussione è sul merito, ma la polemica ha tutta l’aria del tentativo di un regolamento di conti interno al partito, dal sapore pre elettorale. La campagna per Tursi se mai qualcuno non se ne fosse accorto, è cominciata già da diverso tempo.
Regazzoni e Rasetto hanno attaccato frontalmente utilizzando il tema principe (ormai anche un po’ svaporato) della recente campagna elettorale: il mercatino di Turati, oggi diventato “Progetto chance” in corso Quadrio. Per la corsa alla prima poltrona di Piazza De Ferrari, ovviamente, il mercatino dell’usato degli stranieri – allora in piena zona turistica – era stato cavalcato, com’è naturale e aderente alle posizioni dello schieramento, dal centro destra. Lella Paita, compreso che anche su quello si sarebbe giocata la corsa, si era accodata mettendosi all’inseguimento dei primi contestatori con dure prese di posizione anti mercatino e anti Doria. Una posizione che non le ha portato molta fortuna, ma tant’è… Tant’è che Regazzoni e Rasetto ci riprovano, nonostante il diktat romano in tema di unità del partito, nonostante che il coinvolgimento nel progetto di Arci da una parte e Caritas dall’altra abbiano portato a più miti consigli altri esponenti piddini prima strenui oppositori del progetto con tanto, a margine del consiglio comunale, di siparietti isterici poco edificanti e riunioni di maggioranza da cui le urla si potevano udire agevolmente fuori dalla stanza dove si teneva la riunione. Nonostante, si diceva. Il terzo “nonostante” è il più pesante di tutti ed è stato capace di declassare la vivace polemica tra giunta Doria e Pd scontenti quasi al rango di “tarallucci e vino”: il rischio è che facendo cadere ora la giunta Doria, a vincere elezioni anticipate per il Comune, a trascinamento di quelle regionali, sia il centrodestra. Il partito si è dunque allineato, compresi i “ribelli”, sul sostegno alla giunta Doria. I paitiani sembrano volerne approfittare per acquistare peso elettorale rinunciando a dire “qualcosa di sinistra” e abbracciando convintamente posizioni.
Le tre forti argomentazioni non sembrano, dunque, bastare a Rasetto e Regazzoni, per i quali il tempo politico si è fermato al 31 maggio scorso, il giorno precedente l’apertura delle urne regionali.
<Nel decoro urbano è in gioco il valore di una città. È una regola che vale, o dovrebbe valere, anche per Genova – affermano i due, dimenticando che molte altre città governate dal partito di cui fanno parte, a cominciare da Torino, hanno deciso che governare un fenomeno per diverse ragioni giudicato incentenibile sia meglio che opporcisi a qualsiasi costo per ragioni populistiche -. Il mercatino di corso Quadrio non solo è illegale: è anche indecoroso per la nostra città>.
<Non è solo da questo che verrà giudicata la giunta Doria, che peraltro qui non è in alcun modo in discussione – precisano i due, dilettandosi dell’uso di architetture dialettiche non esattamente inedite  -. Tuttavia, il problema è reale e andrebbe affrontato. Perché danneggia i cittadini, Genova e indebolisce Doria. Il punto è semplice: se a sinistra non abbiamo il coraggio di dire che il mercatino va chiuso, lasciamo che sia la destra a strumentalizzare il fenomeno e a farsi portavoce di valori fondamentali come legalità, sicurezza, decoro. Non ci sono alibi retorici che tengano: solo errori che si pagano, presto o tardi>: come ammettere che i valori si possono tranquillamente sottomettere al risultato elettorale perdendo di vista il fatto che i problemi centrali della città, quelli che andrebbero affrontati da tutti con la stessa determinazione, impegno e accanimento applicati a questa questione dovrebbero essere applicati ad altre “quisquillie” pertinenti il futuro della città: la Fiera che rischia di chiudere, le infrastrutture che non ci sono, la necessità di creare le condizioni per incentivare l’industria e il lavoro, oltre che il turismo e, di conseguenza, il commercio.
<I cittadini – proseguono Regazzoni e Rasetto superando a destra i principali oppositori del “Progetto Chance” con una dichiarazione che sembra uscita fresca fresca da un generatore automatico di frasi della Lega – hanno il sacrosanto diritto di non vedere al cuore della propria città mercatini illegali in cui avviene il commercio e lo scambio di merci nel migliore dei casi prese dalla spazzatura. È indubbio che a Genova ci siano migranti in difficoltà che hanno problemi di integrazione, ma non sarà certo la legalizzazione di un mercatino illegale a produrre questo effetto. Auspichiamo quindi che la Giunta riveda la propria posizione sul mercatino di corso Quadrio nel rispetto della città tutta e dica chiaramente che non ci sono spazi nella città per mercatini illegali. Questo non sarebbe solo un modo per correggere un errore, ma anche un modo per mostrare che esiste ancora una politica capace di ascoltare la voce dei cittadini>.
<Esprimiamo stupore per le dichiarazioni di Victor Rasetto e di Simone Regazzoni – risponde la segreteria provinciale genovese del Pd, che in questo periodo ha il suo bel daffare a tentare di ricchiappare transfughi, contestatori e partigiani di questa o quella corrente prodromica a uno dei candidati alla poltrona di Tursi – I modi e i contenuti sono decisamente inusuali per chi, come loro, ha ricoperto o ricopre tuttora ruoli di responsabilità nel partito democratico, e dovrebbe sapere bene che le decisioni sono frutto di discussione collettiva, più che esercizio di pensiero personale>.
<Il Partito Democratico genovese, insieme alla Giunta Doria, al Gruppo Consiliare in Comune e a quello del Municipio I Centro Est – si legge nella nota – ha lavorato tenacemente per raggiungere una soluzione di riduzione del danno, che restituisce via Turati al decoro urbano, ed avvia un progetto sperimentale che coniuga lotta alla marginalità sociale e legalità.
Ne verificheremo i risultati a partire dalle prossime settimane. Resta l’amarezza per chi, a dispetto delle rassicurazioni di senso contrario, sembra voler approfittare di una vicenda delicata e marginale per indebolire l’amministrazione comunale. Ma Genova non è Roma. Non lo permetteremo. La Giunta Doria sta affrontando partite importanti per il rilancio della città e gli sforzi del Partito Democratico sono volti a perseguire quegli obiettivi. Ma è del tutto evidente che tali sforzi risulteranno vani se tra i dirigenti democratici genovesi prevarranno le posizioni personali alla discussione collettiva, fatta nei circoli e con i nostri eletti. Sembra che la dura lezione delle ultime elezioni regionali non abbia insegnato abbastanza neanche a chi di quella campagna elettorale è stato protagonista in prima persona; contrariamente alla maggior parte dei dirigenti, dei militanti e degli amministratori che si è, da subito e con tutte le forze, messa a disposizione del faticoso lavoro di ricostruzione del commissario regionale David Ermini. Il Pd genovese continuerà a lavorare in questo senso, con coerenza e lealtà>. Il messaggio del segretario Alessandro Terrile – che in questi mesi ha dimostrato di avere la pazienza di Giobbe e di essere un instancabile e pacato mediatore – è chiaro: chi è ancora disposto a far prevalere la propria opinione su quella del partito causando ulteriori divisioni è fuori dal partito, argomento che deve essere stato usato anche per far rientrare nei ranghi altri esponenti del Pd nel recente passato feroci oppositori dell’iniziativa.
Nel tentativo di sfondamento di Rasetto e Regazzoni non si può non notare, dall’esterno, il più totale spregio di due delle regole della politica che sbalordirebbe anche un consigliere della più remota Circoscrizione degli anni ’80 di fresca nomina: i panni sporchi si lavano in casa e chi vuole votare a destra – come hanno peraltro dimostrato le ultime Regionali – lo fa votando direttamente un partito di destra. Ci sarebbe anche una terza regoletta aurea, questa volta più recente, bellamente ignorata: gli elettori del Pd si sono scocciati delle polemiche tra correnti che non capiscono e non condividono ed è per questo che votano candidati del partito alle primarie o candidati di destra alle elezioni.

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