Celjeta Dervishi, due volte dentista, si laurea di nuovo a Genova per esercitare in Italia dove si è trasferita per amore

-1di Angela Valenti Durazzo

Due volte laureata in odontoiatria. La prima a Tirana nel 2002 e la seconda a Genova nel 2015. È la storia di perseveranza e determinazione di cui è protagonista Celjeta Dervishi, dentista albanese trasferitasi nel capoluogo ligure dopo essersi sposata con Riccardo, biologo genovese.
Sono storie ordinarie di difficoltà e successi spesso legate all’emigrazione, in una regione, la Liguria, in cui la presenza albanese è di 23.511 persone (dati Istat al gennaio 2015), di cui oltre 10mila residenti a Genova e provincia.
A raccontarci la sua storia è lei, circa due mesi dopo la laurea “genovese”.
<Mi sono laureata nell’università pubblica di Tirana dove ho frequentato dal ’97 al 2002 – dice Celjeta, il cui nome in albanese significa “sboccia la vita” – e subito dopo ho iniziato a lavorare in uno studio odontoiatrico molto conosciuto. Fino a quando ho incontrato il mio attuale marito che si trovava in Albania per un progetto della Comunità europea ed aveva bisogno di un dentist>.
Galeotto fu dunque il mal di denti, e dopo qualche anno, nel 2006, Celjeta e Riccardo si sposano a Genova, dove anche lei si trasferisce.
<A quel punto mi sono resa conto di non avere più una professione – continua Celjeta – avevo l’impressione che la mia vita, sebbene felice, fosse lavorativamente azzerata e così ho deciso di ricominciare da capo. Ho dato il test d’ammissione alla facoltà di Odontoiatria nel 2006, di nuovo nel 2007 e poi ce l’ho fatta nel 2010 anche se nel frattempo avevo superato il test di ammissione al corso di laurea di Igiene dentale e quindi sono ripartita dal secondo anno e mi hanno riconosciuto inoltre qualche parte di esame già sostenuto>.
La seconda laurea, finalmente, arriva lo scorso 22 luglio, regalandole una gioia che la neo dottoressa fatica a nascondere.
<Adesso che sono arrivata in fondo – commenta – posso dire che è stata un’esperienza bellissima, e che da un male ne è derivato un bene. Infatti mi sento più completa sul versante professionale ed ho il diritto di fare anche l’implantologia. Ma sul versante umano è stata dura: quando non passavo il test o un esame, dicevo tra me e me “ma io sono già dentista!”>.

Il percorso professionale della giovane shqiptare (albanese), originaria di Pogradec, tranquilla cittadina turistica che si specchia sul lago omonimo nella zona che confina con la Macedonia, prende nuovamente avvio. Anche se in questi anni il Paese che lei ha lasciato è profondamente mutato trasformandosi in una meta lavorativa anche per gli italiani.

Non sono pochi, infatti, i nostri connazionali che vivono e lavorano nel “Paese delle Aquile”, rinato dopo quasi mezzo secolo di durissimo regime autoritario di Enver Hoxha e dopo i drammatici esodi della popolazione verso le coste italiane del 1991, ben rappresentati dai recenti film documentari “Anija” (La nave) di Roland Sejko e “La nave dolce” di Daniele Vicari.
Oggi infatti le targhe di studi odontoiatrici gestiti da nostri connazionali e non, si mischiano alle mille insegne colorate di una Tirana che ha oramai i ritmi e le esigenze consumistiche di una qualsiasi capitale europea. Il nostro Paese, infatti, secondo i dati illustrati lo scorso anno dal premier Edi Rama a Milano è al primo posto come partner commerciale dell’Albania, ed inoltre il 38,5% delle imprese estere in Albania ed il 50% di quelle con oltre 50 dipendenti sono italiane.
<In Albania, gli odontoiatri stranieri vengono per via delle facilitazioni burocratiche, degli incentivi e dei costi minori – spiega Celjeta – ma non solo, da noi si sta verificando un boom dell’estetica, perché essendo il nostro un Paese in espansione ci si uniforma al modello di vita europeo. Non escludo quindi in un futuro di fare magari, anche, oltre alla mia professione qui, la consulente estetica dentale in Albania. Infatti mi sento italiana d’adozione e a Genova, che è la mia seconda casa, sono stata accolta benissimo, ma sono anche albanese, dove sono le mie origini al cento per cento>.
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