Brassaï, 250 fotografie a Palazzo Ducale raccontano la Parigi degli anni Trenta

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L’amore di un uomo per una città in 250 fotografie. Non una città qualunque, non un uomo qualunque, «un uomo – racconta il nipote del fotografo di origine ungherese, Philippe Ribeyrolles – che amava la vita, era empatico con tutti, divertente e coltissimo». Brassaï ha inventato la fotografia notturna, sperimentando la tecnica della lunga esposizione e facendo del nero il tono fondamentale delle sue foto, ma ha fatto di più: ha raccontato la società della capitale francese, dai cenacoli culturali al bel mondo fino ai luoghi della povertà o a quelli della trasgressione.
“Brassaï. Pour l’amour de Paris” e una mostra che paradossalmente riesce a sorprendere superando i luoghi comuni sulla Parigi di quel periodo proprio elencandoli tutti, ma guardati con l’occhi di chi c’era e li guardava con la profonda voglia di raccontare. Si ritrova esattamente l’idea che ognuno di noi ha di quel luogo e di quel periodo, senza sconti ma anche senza malizia, con la sola pretesa di testimoniare.
L’esposizione dedicata all’opera intensa di uno dei più grandi fotografi del Novecento, racconta la storia eccezionale di una passione, quella che ha unito per più di cinquant’anni il fotografo agli angoli e ai più nascosti recessi della capitale francese, ma anche a tutti quegli intellettuali, artisti, grandi famiglie, prostitute e mascalzoni, che hanno contribuito alla leggenda di Parigi. Sarà così l’occasione di una vera e propria scoperta, l’opportunità di conoscere l’intensa attività di questo straordinario autore che approda a Parigi ancora bambino e che per tutta la vita vivrà la capitale francese come fonte delle sue riflessioni e fil rouge del suo lavoro.
Nato nel 1899 a Brasso in Transilvania, Gyula Halász (prende il nome di Brassaï quando inizia a fotografare nel 1929) ha solo quattro anni quando suo padre lo porta con sé a Parigi, dove è stato invitato, in qualità di professore di letteratura, a trascorrere un anno sabbatico. Questo periodo affascina il giovane e resta impresso nella sua memoria.
Il fascino per Parigi porta infatti Brassaï a raggiungere la “Ville des lumières” nel 1924, dopo i suoi studi d’arte a Berlino. Ben presto incontra Robert Desnos e Jacques Prévert, i quali lo inseriscono nell’ambiente degli artisti e degli intellettuali che hanno contribuito a rinominare gli Anni Folli di Montparnasse e lo introducono al surrealismo.

Questa nuova esposizione che vede protagonista la fotografia è un ulteriore tassello del percorso intrapreso da qualche tempo da Palazzo Ducale. Il presidente della Fondazione per la Cultura Luca Borzani spiega che l’intenzione è quella di dare spazio a una forma d’arte che ha un gran numero di appassionati e non aveva, prima, in città, un punto di riferimento come, invece, altrove accade da molto tempo.

La mostra è aperta fino al 24 gennaio
Orario: da martedì a domenica con orario 11-19 (biglietteria 11-18), lunedì chiuso.
Ingresso: intero 9 euro; 7 euro ridotto per maggiori di 65 anni, minori di 26, gruppi di almeno 15 visitatori; ridotto 4 euro per scuole e minori di 18 anni.

Nel servizio, le foto di Brassaï, un colpo d’occhio sulla mostra illustrata da Luca Borzani, il racconto del nipote e figlioccio del fotografo, Philippe Ribeyrolles, gestore dell’archivio Brassaï, ideatore dell’esposizione per il Comune di Parigi dove le immagini sono state esposte all’Hotel de Ville dall’8 novembre 2013 al 29 marzo 2014.

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