Del naufragio del Croesus e dell’eroismo della giovane Maria

Nel 1855 il Regno di Sardegna è impegnato a fianco di Francia e Gran Bretagna nella guerra di Crimea detta anche guerra d’Oriente. Sull’altro fronte l’impero ottomano e quello russo. Cavour con un’abile manovra diplomatica si schiera all’ultimo momento a fianco delle due grandi potenze per accreditare il nascente regno e garantirsi degli importanti appoggi in vista della seconda guerra d’indipendenza e dell’unificazione del territorio italico. Genova in quel periodo vive un momento di crisi profonda dopo l’annessione al Regno.

E’ fresca la ferita del ’49 anche se Cavour sta ridisegnando il profilo della città portuale che rilancerà la Superba alla fine dell’800. Lo scalo genovese è utilizzato come snodo logistico militare per il trasporto di truppe in Crimea e il tra il 24 e il 25 aprile una nave inglese, la fregata “Croesus” con a rimorchio il cargo “Pedestriam” carico di munizioni si allontanano dal porto intraprendendo la lunga strada verso il Mar Nero. All’altezza di Punta Chiappa, provocato dal mare in tempesta e da un conseguente incidente a bordo, scoppia un incendio sul cargo. Una situazione ad altissimo rischio che da un momento all’altro potrebbe generae una serie di esplosioni a catena.

A quel punto il comandante della nave decide di dirigere gli scafi verso Camogli mentre a bordo la situazione diventa sempre più complessa: il rischio dell’esplosione è imminente e le procedure per calare le scialuppe di salvataggio in mare sono troppo lente. Scoppia il panico e equipaggio e soldati cominciano a lanciarsi in mare dal ponte.

Dalla riva qualcuno nota le manovre non convenzionali delle due navi. Nel paese sono rimasti solo donne, vecchi e bambini perché gli uomini in buona parte o sono in mare o sono arruolati nell’esercito. E’ una donna che stava allattando il suo bambino a dare l’allarme ma non solo, una volta lasciato il bimbo e gli altri sette fratelli a una vicina di casa con la sorella mettono in mare un gozzo e puntano verso la scena dell’incidente. Le due coraggiose si chiamano Maria e Caterina Avegno. 24 uomini annegano in quelle drammatiche ore ma il provvidenziale intervento delle donne salva moltissime vite; le due infaticabili fanno da spola verso la riva lottando non solo con le onde del mare agitato ma anche con i naufraghi che vogliono salire sul gozzo.

Infatti, la piccola barca sollecitata da un lato all’altro ad un certo punto si ribalta e le due donne cadono in mare. La confusione è tremenda pervasa dal terrore di morire dei tanti che a stento stavano a galla e che si erano radunati attorno al gozzo. Dopo diversi minuti ci si rende conto che non è emersa Maria, la donna che aveva dato l’allarme e che diventerà una delle vittime di quel disastro.

La barca a cui tutti si aggrappano disperatamente torna a riva e il corpo privo di vita di Maria verrà restituito dal mare solo alcuni giorni dopo.

Per quell’episodio si celebrò una cerimonia solenne e alle due donne verrà conferita la medaglia d’oro al valor civile. Anche l’Inghilterra conferirà grandi onori alle due donne. Caterina morì poco dopo anche lei per le conseguenze di quell’episodio ed entrambe ancora oggi sono sepolte nella cripta dell’abbazia di S. Fruttuoso di Camogli.

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