Il caso dell’equipaggio scomparso della Mary Celeste

Chi vive il mare, lo fa con diffidenza, con un guardingo rispetto verso un elemento capace di scatenarsi con una tremenda furia e di mietere vittime anche in un’epoca come la nostra dove satelliti e radar consentono un costante monitoraggio delle diverse rotte di navigazione. La forza immensa delle acque però è difficilmente arrestabile e in mare, la sottovalutazione dell’elemento, che sia per negligenza o che sia per errore può costare molto cara. Le antiche chiese genovesi e liguri adornano ancora oggi gli altari degli ex voto di vecchi marinai scampati alla furia delle onde e un passaggio al Santuario della Madonna della Guardia guardando le tantissime testimonianze di Grazia ricevuta si può istruire moltissimo di quello che era il rapporto con il mare e quanto era temuto da chi intraprendeva la navigazione. Non solo paura e morte arrivava dalle onde ma anche misteri insolvibili che ancora oggi affascinano e turbano i pensieri dei marinai: il caso della Mary Celeste è uno di questi.

Il “giallo” di questo brigantino canadese varato nel 1861 con il nome di “Amazon” e poi mutato nel 1869 con il nome con cui diventerà famoso, inizia nel 1872 quando da New York con un carico di alcol industriale parte verso Genova. La nave ha già da qualche tempo la fama di essere “sfortunata” dopo che il primo capitano morì di polmonite nove giorni dopo aver preso l’incarico e altri due  persero la vita mentre erano al comando della Mary Celeste. Inoltre, la nave si scontrò  una volta contro un peschereccio e un’altra ancora contro un vascello mentre attraversava la Manica. Nonostante ciò, tra un incidente e una riparazione la Mary Celeste arriva all’appuntamento con il destino il 5 novembre 1872 sotto la Statua della Libertà diretta verso il Mediterraneo al comando del capitano Benjamin Briggs e un equipaggio di sette marinai, a bordo ci sono anche la moglie e la figlia di due anni di Briggs.

Quasi un mese dopo la “Mary Celeste” viene avvistata al largo di Gibilterra da un’altra nave la “Dei Gratia”. Il brigantino era alla deriva e quando un gruppo dei marinai della “Dei Gratia” sale a bordo del brigantino scoprono che è deserto, non c’è un segno di vita. Ci sono piatti che contengono ancora il cibo come se chi mangiava fosse fuggito all’improvviso, mancava la scialuppa di salvataggio, la bussola era rotta come una delle pompe per estrarre l’acqua dalla stiva. Le annotazioni del diario di bordo si fermavano al 25 novembre quando la nave era arrivata in vista delle Azzorre, a bordo c’erano ancora scorte alimentari per sei mesi mentre non si trovavano più le carte di navigazione. Il carico dei 1700 barili di alcol risultava intatto, solo a Genova si scoprì che nove di questi erano vuoti.

L’elemento sconcertante era e rimane tutt’oggi la scomparsa di dieci persone tra le quali una bambina di due anni. Trainata a Gibilterra la nave venne ormeggiata e cominciò l’inchiesta su un caso che agitò i sonni di molti marinai notoriamente superstiziosi e piuttosto inclini e a credere a leggende e racconti fantasiosi.

Di fatto, quello della Mary Celeste rimase un mistero così come non si ebbe mai più traccia del capitano, della sua famiglia e della ciurma. La tesi più avvalorata tra tante, più o meno fantasiose, è quella che il capitano aprendo la stiva per un giro di controllo del carico sia stato investito dai vapori dell’alcol fuoriusciti da alcuni dei barili. Una situazione che solo dopo è stata considerata non particolarmente pericolosa ma che il responsabile di bordo avrebbe interpretato come l’annuncio imminente di una esplosione. Da lì sarebbe partito l’ordine perentorio di abbandonare immediatamente la nave e così la ciurma, abbandonando le occupazioni del momento, si sarebbe precipitata sulla scialuppa di salvataggio allontanandosi dalla nave. Possiamo solo immaginare l’angoscia di quell’equipaggio mentre rema per portarsi il più distante possibile da una esplosione abbandonando in pieno oceano la loro nave. Il cielo si fa più scuro, le onde aumentano d’intensità e quelle dieci anime vengono risucchiate nel cuore dell’oceano in uno dei misteri più fitti e inquietanti che la storia della marineria ricordi.

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