Misteri, cunicoli, leggende, scheletri veri e supposti fantasmi nei Forti di Genova

CARIGE-Pezzioni - Mura acquasolaDi Monica Di Carlo

Le “miage de Zena”, cioè la cinta muraria della città, si sono ingrandite sette volte e le nuove mura hanno spesso inglobato almeno tratti di quelle precedenti o pezzi di Acquedotto. Per presidiarle sono state costruite robuste fortificazioni. Proprio sulle fortificazioni, comunemente chiamate dai genovesi “i Forti” si sono create nel tempo diverse leggende. La maggior parte di queste riguarda l’esistenza di cunicoli e stanze segrete. Alcune sono smentite dai fatti, dai rilievi archeologici, dai lavori di manutenzione. Altre restano un interrogativo.
La nascita della città di Genova è databile tra il VII ed il V secolo a.C. In quest’epoca esisteva un piccolo centro fortificato alla sommità della collina chiamata oggi di Castello, il cui nome potrebbe essere ricondotto al Castellum (Castellaro) ligure, luogo di rifugio delle popolazioni circostanti. Tutto è cominciato da lì. L’ultima e più grandiosa cinta muraria, le “Mura Nuove” fu costruita tra il 1626 ed il 1639. Si estendeva per una lunghezza di quasi venti chilometri, di cui circa sette lungo la linea di costa.
Come si diceva, nel corso dei secoli molte leggende si sono sedimentate su questi luoghi affascinanti e maestosi.

Labirinti inesistenti

Un labirinto di segrete sarebbe celato sotto Forte Monteratti (o “dei Ratti”). Ci sarebbe anche una stanza murata completamente invasa dall’acqua dove sarebbero ancora nascosti armi e i corpi di soldati. Non ci sono testimoni oculari per quanto si racconta da tempo a proposito dei misteri di questa fortificazione.
La stessa cosa vale per le Piccole Torri la cui costruzione, all’esterno delle Mura Nuove, non è mai stata terminata. Si dice che siano collegate tra loro da passaggi sotterranei. Probabilmente si trattava solo di camminamenti all’aria aperta e anche ammettendo che nel progetto gli architetti avessero previsti camminamenti sotterranei, certamente questi non sono mai stati realizzati.
La Torre di San Bernardino era collegata alla porta omonima con un passaggio in superficie. Da lì, vuole la leggenda che si potesse arrivare attraverso un passaggio sotterraneo all’antica villa Bruzzo (che era situata dove ora c’è la residenza per anziani “San Camillo”), ma anche in questo caso non si è mai ritrovato alcunché.
Altra leggenda, più recente, è quella che riguarda il supposto tunnel di collegamento tra Forte San Giuliano e Brignole. Sarebbe stata un’opera ciclopica, costosissima e di realizzazione praticamente impossibile coi mezzi dell’epoca. Basti pensare che sarebbe stato necessario scavalcare il Bisagno o passare sotto il torrente come fanno certe linee metropolitane sotto la Senna a Parigi o sotto il Tamigi a Londra.
Piuttosto diffusa è pure la notizia di un ipotetico passaggio segreto tra i Forti Sperone e Diamante. Si tratta solo dell’effetto “sasso nello stagno” della cattiva comprensione di un testo più antico da parte dell’autore di un volume sui forti genovesi (1818). La notizia e rimbalzata per anni e molti la danno ormai per certa, ma non è vera. Dal Forte Sperone passava sì l’unica strada che portava al Diamante (il Puin e i Due Fratelli erano ancora in costruzione), ma era scoperta.
Ecco il testo

Sulla costa del monte il baluardo che forma l’angolo superiore ossia vertice sommo del gran recinto è fatto a forma di sperone di antica nave … assai elevato è … in sulla cresta del monte, da cui si esce per una porta secreta di comunicazione col Diamante.

La “porta secreta” quindi non è altro che una poterna, un elemento architettonico utilizzato nelle fortificazioni a carattere difensivo. È formata da una porta, spesso nascosta o mascherata, che si apre sulla cinta esterna di un sistema di mura difensive per consentire delle sortite verso il campo nemico. Ad esempio, una poterna poteva portare verso il fossato posto davanti alle mura più esterne, in modo che i soldati potessero attaccare direttamente eventuali nemici, che si fossero posizionati nel fossato al ridosso della fortificazione.
In genere, la costruzione dei cunicoli ipotizzati dalla tradizione popolare sarebbe stata tecnicamente improponibile per l’epoca di riferimento, costosissima e spesso inutile.

Mura_Nuove_Genova

Streghe, spettri e maledizioni

Sulla cinta dei forti aleggia l’ermetica profezia di S. Brigida che, presso le mura delle Chiappe, nel 1346, vuole la tradizione che abbia detto: <Un giorno il viandante che passerà dall’alto dei colli che cingono Genova, accennando con la mano ai lontani cumuli di detriti, dirà, laggiù era Genova>.

Nell’ultimo tratto di costa verso levante troviamo le Mura della Strega che chiudevano il circuito difensivo con la cerchia del XIV secolo all’altezza dell’attuale Piazza Corvetto: il nome “della Strega” è dovuto al luogo sul quale esse sorsero che pare fosse, nel Medioevo, luogo di incontro di streghe.

Un’altra leggenda riguarda le Mura dello Zerbino che si dicono luogo frequentato da un fantasma che appare all’alba nei giorni di foschia, non frequentissimi nella nostra città, Si dice che sia laido e lacero e che abbia un aspetto quasi disumano. La tradizione vuole che si manifesti ogni dieci anni per insultare i passanti, ma il passaparola popolare non indica né il motivo né la data dell’ultima apparizione.
Al Forte Sperone, è legata la tradizione della leggenda di un fantasma “dal brutale aspetto”. Tutto nasce da una di quelle serate “alternative” che talvolta si tenevano in quei tempi (siamo tra Ottocento e Novecento), in cui l’occultismo affascinava non solo i semplici, ma anche le persone di cultura. Lo spettro sarebbe apparso “su chiamata” nel corso di una seduta spiritica che era stata organizzata in una scuderia abbandonata. Avrebbe detto di stare lì dal Seicento, quando aveva ammazzato una pastorella. Effettivamente, le cronache raccontano che in quel periodo fu lì ritrovato il corpo di una giovine orribilmente straziato. Probabilmente era una notizia già nota anche al medium.

Un altro mistero è legato al Forte Castellaccio o, meglio, alla sua polveriera e alla Torre Specola, il luogo dove venivano eseguite le pene capitali. Un funzionario dell’amministrazione postale che lavorava lì aveva due cani che scorrazzavano liberi per il complesso, ma giravano sempre al largo dalle due costruzioni. Se erano portati al guinzaglio nei pressi dei due edifici ringhiavano o abbaiavano furiosamente e si rifiutavano di entrare. Per la Torre Specola si dice percepissero le energie di tanta paura che lì si devono essere concentrate, ma si ignora il motivo della loro scarsa familiarità con la polveriera.

Da Mura degli Angeli, passando proprio per l’omonima salita che parte da Dinegro, passerebbe la lugubre processione di monache-fantasma dirette alla chiesa dei Carmelitani, costruita nel 1467 e oggi non più esistente e demolita nel 1810. Lì venivano benedetti i cadaveri dei morti di peste nel 1657. Si parla di 60 mila morti in città, quasi i due terzi della popolazione. I morti dell’area occidentale della città finivano lì, più o meno dove ora c’è il cimitero della Castagna. Chissà cosa è stato in grandi di partorire l’immaginario popolare a proposito di quei carri pieni di morti (in questo caso passavano dalla strada all’esterno delle Mura che partiva più o meno dalla Lanterna) e dei religiosi che andavano a pregare per loro “tagliando” dalla faticosa, ma più corta, Salita degli Angeli? Quante volte la gente avrà visto, mentre parenti e amici morivano come mosche, i gruppetti di suore scalare la mattonata? Quelle processioni saranno rimaste scolpite nell’immaginario popolare, associate al luttuoso evento.
In gran parte, però, i corpi dei genovesi vennero buttati all’Acquasola, uno dei bastioni costruiti dall’ammiraglio Andrea Doria.

Qui il servizio realizzato da Alberto Angela alcuni anni fa nei bastioni dell’Acquasola

Il tesoro di Napoleone e quello dei Tedeschi

C’è ancora chi è convinto di poter trovare il tesoro che la tradizione vuole che Napoleone abbia fatto nascondere nel Forte Tenaglia. In realtà, se anche la leggenda avesse avuto un fondamento, ormai sarebbe difficile trovare qualsiasi cosa perché la fortezza ha subito diversi rimaneggiamenti nel corso del tempo e oggi appare completamente diversa da come era all’epoca.

C’è un altro piccolo mistero che riguarda forte Tenaglia. Tutto nasce dalla visita di un ex soldato tedesco negli anni ’70. Era munito di una mappa e voleva recuperare qualcosa, ma non è chiaro se cercasse documenti, armi o denaro. Arrivato in Italia, l’anziano si scontra con la burocrazia Tricolore: per entrare era necessario chiedere il permesso al Ministero della Difesa al quale ancora appartenevano i forti. L’uomo andò via con l’intento di tornare, ma nessuno lo vide più.

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