Il Cannone di Paganini, il violinista del Diavolo, rappresenta Genova all’Expo

Si muoverà dalla Superba dopo 10 anni
I dettagli dei restauri illustrati dall’assistente curatore Alberto Giordano, liutaio
Schermata 2015-09-11 alle 04.06.00
Questa foto (stampa in sali d’argento risalente al 1890, fu spacciata a lungo per una foto del musicista genovese. All’inizio degli anni Novanta dell’Ottocento, due uomini affermarono di aver trovato un dagherrotipo di paganini e convinsero la ditta Breitkopf & Härtel a pubblicarne una stampa che sulle prima fu presentata come autentica in diversi libri. Ora si sa che è palesemente un falso. Paganini fu contattato da un fotografo poco prima della sua morte, ma era ormai troppo malato e non poteva certo sostenere un concerto.

Sarà il “Cannone”, il violino che appartenne al celebre musicista genovese Niccolò Paganini a portare l’immagine di Genova all’Expo. Lui, “il violinista del Diavolo”, sarà ambasciatore della nostra città. Il violino, normalmente visibile nell’area museale di Palazzo Tursi, non usciva da Genova da 10 anni. Oggi è visibile esattamente cone lo usava il musicista, cioè, spiega il curatore Alberto Giordano, assistente curatore dello strumento e liutaio, senza mentoniera e con le corde di budello (e non, come le attuali in metallo”. È stato ricostruito replicando i pezzi originali esistenti il ponte, insieme a  tutte quelle parti dell’assetto originale, in modo da poterlo esporre  rispettando la sua storia, ma quando il violino andrà a Milano sarà momentanemente ri allestito con mentoniera, ponte e accessori utili a permettere a un moderno violinista di suonarlo. Oggi, infatti, si impara e ci si esercita con corde in ferro e suonare come faceva Paganini sarebbe molto difficile e scomodo per ogni musicista contemporaneo.

Il violino di Niccolò Paganini è un Guarneri del Gesù fabbricato a Cremona da Giuseppe Guarneri (detto anche “Guarnerius”) nel 1743, trentanove anni prima della nascita del violinista genovese. Paganini chiamava il violino affettuosamente “il mio cannone” a causa del suo suono robusto. <Il musicista  – spiega Giordano – morì a Nizza nel 1840: alcuni anni prima aveva disposto nelle sue volontà testamentarie che il suo amato “Cannone” fosse consegnato alla città di Genova, ove fosse “perpetuamente conservato“. In esecuzione alle volontà testamentarie del padre, il Barone Achille Paganini consegnò il “Cannone” al Podestà della città in data 17 luglio 1851. Da allora lo strumento è custodito a Palazzo Doria Tursi: la prudenza conservativa e la parsimonia nell’uso perseguite in oltre un secolo e mezzo consentono oggi di ammirare il “Cannone” in uno stato di sorprendente purezza: lo strumento conserva ancora il manico originale, gli spessori non hanno subito modifiche e il generoso manto della vernice stupisce per bellezza e freschezza conservativa>.

La figura di Paganini è da sempre controversa. Lochiamavano “il musicista del Diavolo” per la sua capacità dquasi soprannaturale di suonare lo strumento. Su di lui circolano molte leggende, alcune delle quali inverosimili, altre inventate di sana pianta per arricchire siti internet dedicati all’occulto. Certamente, è vero che Paganini si era conquistato in vita una brutta nomina, in special modo per il suo carattere scontroso, e che per anni è rimasto seppellito in terra non consacrata.
Si parla del fatto che fosse stato giudicato morto quando aveva solo 5 anni e che aveva ricominciato a muoversi e a parlare all’improvviso quando già lo stavano seppellendo. Si dice anche che le corde che usava fossero state fatte con le interiora di una delle amanti del musicista, che in preda alla follia si sia fatta uccidere in nome della musica, così che la sua anima sarebbe stata un tramite fra i due mondi. Ma queste sono appunto solo leggende.

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