Merlo, “Subito nuove azioni e norme per costruire una diversa politica della portualità anche al Sud”

Ecco l’intervento integrale di Luigi Merlo sulle strategie per rilanciare i porti del Sud pubblicato in parte dal Corriere della Sera

Merlo

“Una regia comune dei porti per rilanciare il Sud”

di Luigi Merlo
presidente dell’Autorità Portuale di Genova
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Il Presidente del Consiglio un ha annunciato un masterplan per il rilancio del Sud, Galli della Loggia richiama alla necessità di una vera e diversa presenza dello Stato e della sua macchina. Provo, per il tema che conosco meglio, la portualità, che Renzi ha individuato come asset di sviluppo, a coniugare le due posizioni. Nel Sud ci sono diversi porti potenzialmente importanti che stentano molto o in alcuni casi, come Napoli e Taranto, vivono una situazione decisamente grave. Grazie al piano predisposto dal ministro Delrio, oggi possono finalmente essere create le condizioni per costruire una diversa politica del settore anche al Sud.
Bisogna subito però mettere in campo azioni e norme per dare sostanza alla nuova impostazione. Per prima cosa occorre subito una presenza maggiore e migliore dello Stato: non come avvenuto ora nella crescita della miope burocratizzazione delle procedure, ma nella pianificazione e nell’apertura agli investitori stranieri. Parliamo in assoluto del mercato più globalizzato, quello della circolazione delle merci e delle persone, che non può essere lasciato governare da enti inutili (il caso clamoroso dell’autorità portuale di Manfredonia) e da rendite di posizione locale. Occorre una selezione delle opere perché ancor oggi sono in corso ingenti investimenti su infrastrutture che rischiano di rimanere inutilizzate: penso alla nuova piattaforma ad Augusta, mentre Napoli perde traffici a causa di annosi ritardi nei dragaggi e di una governance che evidenzia la necessità di immediati interventi normativi, oggi resi possibili dal decreto Madia.
Il primo passo dovrebbe essere un’azione di regia del Governo insieme alle regioni interessate (Sicilia, Calabria, Puglia, Campania e Sardegna), che dovrebbero rinunciare a qualche campanilismo e a qualche nomina. Serve predisporre una pianificazione unitaria, non una suicida concorrenza tra gli scali come avviene oggi. Prendere atto che non c’è spazio per più di uno o forse due porti di transhipment, riconoscendo e rafforzando il ruolo leader di Gioia Tauro e dotandolo di strumenti adeguati per combattere la concorrenza dei porti nordafricani. Quindi concentrare sul sistema Napoli-Salerno la funzione di porti di destinazione finale per il bacino di riferimento. Rafforzare e unificare la portualità pugliese, per far crescere il traffico con l’altra sponda dell’Adriatico, come tra l’altro intelligentemente fatto in questi anni da Bari.
Bisogna evitare però di pensare a un’azione “salvifica” della portualità. Un certo tipo di portualità non potrà mai svilupparsi al Sud, semplicemente perché l’export è legato alle presenze industriali sui territori, e l’import ai grandi mercati di consumo, fattori che al Sud sono molto ridotti. Si può puntare sui passeggeri, sugli investimenti per nuovi traghetti, moderni e a propulsione alternativa che ridurrebbero i costi del trasporto incrementando il turismo. Va colta la grande opportunità del settore crociere: a seguito degli atti di terrorismo in Tunisia e la grave instabilità nord-africana, la centralità turistica dei nostri porti può essere accresciuta. Quindi va rafforzata la collaborazione interministeriale: penso al collegamento del rilancio di Pompei e al grande appuntamento che attende Matera. Porti come hub turistici da valorizzare: un primo segnale potrebbe venire nel prossimo futuro a Fort Lauderdale, dove si terrà la più grande manifestazione mondiale del crocierismo, il Seatrade, per presentare un’offerta unitaria Italiana e del Sud, invece del solito frazionamento territoriale. Sarebbe un grande segnale per il mercato mondiale.
Così come va costruito uno “sportello per gli investimenti”, che sia affidabile interlocutore dei grandi operatori mondiali dello shipping, che dia certezze sulle politiche fiscali, che agevoli la loro presenza e non la penalizzi come avviene ora, che sia pronto a recepire i continui mutamenti del mercato mondiale. Ugualmente va rilanciato tutto il mercato della nautica, fugando i timori di moltissimi investitori e armatori, oggi letteralmente “terrorizzati” al solo pensiero di entrare in acque italiane. Combinando questi fattori, potremmo avere un’offerta diversificata della portualità del Sud, competitiva e moderna e soprattutto senza aver bisogno di rilevanti investimenti pubblici, ma solo di una visione. Intelligenza, modernità. Dal mare e dalla sua economia, l’Italia e il Sud possono ripartire.

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