“Princesa” dice no al Gay Pride-spettacolo

Rossella Bianchi, trans, presidente dell’associazione, si sfila dalla kermesse e lancia un appello
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(Rossella Bianchi in piazza Don Gallo, dove ha allestito a sue spese un giardino pieno di fiori)

Si chiama Rossella Bianchi ha 72 anni, è originaria di Lucca e diplomata in Ragioneria, ha all’attivo un libro nel quale racconta la sua storia e diverse poesie scritte nel corso della vita. Il suo lavoro è quello della prostituta transessuale, attività che svolge da quasi 50 anni e dal 1971 nel basso di vico Untoria, nell’Ex Ghetto ebraico. Da lì sono passati marinai e preti, manager e politici, calciatori e pallanuotisti, scapoli, fidanzati e sposati. Quanti in totale? Circa 150 mila. Con un record così, certo non le si può dare della bacchettona. Eppure è lei a censurare il “format” calssico del Gay Pride, inisiativa che si terrà sabato a Genova. Sulla sua bacheca Facebook ha pubblicato questa lettera aperta insieme alle immagini di passate manifestazioni che si sono svolte in tutto il mondo. Fotografie di donne e uomini nudi oppure coperti di peli e di qualche piccolissima striscia di pelle. Rossella è soprattutto la presidente dell’associazione “Princesa”, “sindacato” dei transessuali professionisti del sesso. E dice il suo “no” alla spettacolarizzazione di un evento che dovrebbe essere utile, invece, a disinnescare l’ipocrisia che targa chi è omosessuale come “diverso”.

In qualità di presidente dell’associazione “Princesa” avevo dato disponibilità della mia presenza al gay pride del prossimo 4 luglio.
Alla luce di quanto visto nelle precedenti sfilate mi vedo costretta a recedere da detta manifestazione.
Certe oscenità, nudità , esibite gratuitamente da gay e trans niente hanno a che vedere con lo spirito del gay pride.
La “libertà di essere” è sacra ma quando questa libertà va a ledere la libertà altrui sconfinato nel cattivo gusto e nella pornografia non è più “libertà di essere” ma “ostentazione di essere”.
Giudicatemi pure come volete ma io continuo la mia battaglia per i nostri diritti in maniera meno plateale, meno visibile, meno incisiva, ma ho una certezza: quella di non arrecare danni alla nostra causa.
Vorrei ricordare a tutti, gay e trans, qualora l’aveste dimenticato che noi abbiamo bisogno di visibilità, comprensione, simpatia e non è certo questo tipo di manifestazioni che ottengono lo scopo.

In molti hanno condiviso il messaggio di Rossella su Facebook. Molti le hanno chiesto di ripensarci e di partecipare alla manifestazione.

A Rossella ha risposto anche Rita Falaschi della “Rete di donne per la politica”, una delle associazioni che hanno aderito alla manifestazione.

Cara Rossella, come Rete di Donne per la Politica abbiamo aderito sia al Coordinamento Liguria Rainbow che al Liguria Colorata Pride nell’idea che ci accomunasse la lotta per i diritti. Come organizzatori del Pride genovese abbiamo perseguito il concetto di un Pride di tutti un Human Pride e vogliamo che si sentano a proprio agio tutti quelli che partecipano, le famiglie con bimbi comprese. Non possiamo escludere a priori qualche eccesso, anche se dubito che possano arrivare a quel livello di cattivo gusto. Ti invito a partecipare per lottare insieme a noi ed a non lasciare spazi a chi vorrebbe trasformare una legittima rivendicazione di diritti in una carnevalata o ancora peggio.

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