La fotografia della città attraverso gli occhi di NordiConad

Nordiconad
A Ponente l’alta presenza di stranieri modifica i consumi. No alle aperture h24. Arrivano i negozi per animali

I consumi a Genova consentono di interpretare la città e la sua situazione economica e sociale. Ieri Nordiconad ha presentato i dati del Bilancio 2014 e gli investimenti che intende fare sul territorio. Qui la crisi morde, più che altrove e i quartieri del Ponente e della Valpolcevera hanno visto cambiare cambiare i loro consumi a causa della forte presenza di stranieri generalmente poco abbienti e, in più, abituati a cibi diversi dai nostri, spesso acquistati in negozi etnici. Nonostante questo, Nordiconad resiste, pensa ad ammodernare la rete chiudendo, se necessario i punti vendita improduttivi per aprirne altri più consoni al formato di rete distribuita avviata. Nell’area Liguria (che comprende anche il basso Piemonte) l’azienda soffre di una più significativa contrazione dei consumi (tornati al livello del 1999) rispetto ad altre zone del Paese. Questo il quadro fatto ieri da Giorgio Rocca, direttore Nordiconad Liguria e Basso Piemonte insieme a Alessandro Baretta direttore generale dell’azienda e Aldo Pisano, presidente della cooperativa di dettaglianti. Ogni investimento è teso a preparare l’azienda a rilanciarsi alla fine della crisi che, però, tarda ad arrivare. Su Genova, hanno spiegato i vertici di Nordiconad, è difficile aprire e si punta soprattutto ad acquisizioni e ampliamenti con l’handicap, soprattutto per il centro storico, della difficile logistica. Per efficentare l’azienda, ormai Nordiconad trasporta la merce a bancali, operazione impossibile nella città vecchia. Il negozio che vede gli scontrini più alti? Quello della Fiumara dove i turisti arrivano in taxi dal Porto Antico. Questo vuole dire che il turismo sta diventato una concreta possibilità, ma anche che nella zona dell’Expo manca l’occasione di fare shopping e, meglio, che l’ampio centro commerciale che sta alle spalle, il centro storico, non viene percepito dai visitatori come un’opzione. Per quanto riguarda le aperture 24 ore su 24, Baretta dice “La lasciamo fare agli altri, per adesso”. I costi da sostenere, spiega, non coprono i guadagni. Mentre Rocca aggiunge che la corsa all’apertura di tutti i gruppi senza che ci siano segnali della fine della crisi “è un bagno di sangue e presto porterà forti problemi a tutti”. Aldo Pisano ha aggiunto che esiste una forte propensione dei consumatori ad acquistare nelle vendite scontate e sottocosto e a prediligere i prodotti a marchio (che sono sinonimo di qualità e buon rapporto qualità-prezzo e rappresentano ormai il 30% del venduto). Funzionano bene i prodotti biologici, ma non i cibi preparati, che, giocoforza, hanno un prezzo non proprio contenuto e che fino a qualche anno fa venivano acquistati in grande quantità. In provincia di Genova non è prevista l’apertura di distributori, ma si sta pensando a sperimentare a breve punti vendita “dedicati” di prodotti per animali.

(Nella foto, da sinistra, Alessandro Baretta, direttore generale Nordiconad, Aldo Pisano, presidente della cooperativa di dettaglianti, Giorgio Rocca, direttore Nordiconad Liguria e Basso Piemonte).

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