Miceli, l’aumento della Tari e il tentato sgarbo elettorale

di Monica Di Carlo
Un tempo le elezioni servivano ad avere buchi nelle strade finalmente chiusi, marciapiedi riparati, giardini potati e ripuliti. Nelle città, nei giorni precedenti le consultazioni, fossero esse amministrative o politiche, era tutto un fiorire di interventi. I cittadini mugugnavano, si indignavano, dicevano che ci sarebbe voluta un’elezione l’anno. Poi, però, godevano dei marciapiedi riparati, dei giardini tornati all’antico splendore, delle strade senza fossi e cunette. E tutto ricominciava all’elezione successiva, tanto che la manutenzione della città non lasciava mai troppo a desiderare. Ora questo non accade più. I buchi nelle strade restano lì, le transenne si moltiplicano, la maggior parte dei giardini si presenta sotto forma di selva di erbacce. I fondi pubblici sono pochi e si fa solo quello che è strettamente necessario, anche in campagna elettorale. Aspettate un attimo, però, a celebrare lo stop all’ipocrisia elettorale. Sì, perché, forse, non è proprio del tutto casuale. Perché ieri, a 4 giorni dalle elezioni, l’assessore comunale al Bilancio Franco Miceli ha annunciato, bel bello, alle associazioni di categoria della piccola e media impresa che aumenterà la Tari, la tassa sulla raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, il balzello più odiato dalla categoria perché giudicato iniquo, in quanto le aziende vengono chiamate a coprire spese molto maggiori di quelle che spetterebbero loro in modo da non caricare troppo le famiglie in base all’immagine non più reale del “padrone ricco” che deve farsi carico di una quota maggiore delle spese. Per quanto riguarda le piccole e medie imprese oggi non è più così. Coi pagamenti degli enti pubblici di fatto diluiti ben oltre i 120 giorni, con la crisi che ha drasticamente abbassato la capacità di spesa delle famiglie e depresso i consumi, con il moltiplicarsi della quantità di aziende nate investendo il tfr dei genitori o quello accumulato in qualche anno di lavoro dipendente prima della chiusura delle aziendei cui proprietari tirano semplicemente a portare a casa il necessario per mangiare, l’equazione “imprenditore = nababbo” non è più reale. La Tari, poi, per legge dovrebbe coprire direttamente i costi sostenuti per ottenere un servizio, servizio che oggi a Genova è più caro perché le passate amministrazioni di Amiu non hanno fatto tutto quello che era possibile per abbassare i costi che, al contrario, si sono, ingiustificatamente, moltiplicati. Dire che “ognuno dovrebbe pagare il suo” è impopolare e difficilmente uno schieramento politico, all’eterna ricerca di consenso, lo ammetterà tra i propri princìpi. Così le imprese pagano conti ben superiori alle loro reali spese. Alcuni, non riuscendo a sostenerli, hanno persino dovuto ridurre la superficie della propria attività perdendo competitività.
Ecco, ieri, a 4 giorni dalle elezioni, Franco Miceli, assessore al Bilancio, l’unico assessore “sopravissuto” al passaggio tra la giunta Vincenzi e la giunta Doria, ha detto ai rappresentanti delle piccole e medie imprese che questa tassa aumenterà, lasciando al centrodestra ampio margine di critica proprio nella zona Cesarini della campagna elettorale. Miceli non è un remigino della politica. Risulta assai difficile credere che lo abbia fatto senza accorgersene. Tutti sanno che tra la giunta Doria e il Pd, che pure la sostiene, c’è da tempo una forte conflittualità, con vari scambi di scortesie. Uno dei puntelli della campagna elettorale di Raffaella Paita è l’aver inserito nel listino un’espressione delle piccole e medie imprese, Ilaria Mussini, presidente dei 52 Civ Ascom e portavoce del tavolo della piccola e media impresa (incarichi dai quali si è immediatamente dimessa). Si è trattato di una sorta di patto tra la politica e le imprese in un momento in cui tutti (quasi tutti, a vedere quello che è successo ieri) si rendono conto che o si rema uniti o si muore tutti. L’elettore medio ignora la conflittualità tra Pd e lista Doria e spesso ragiona per categorie generali: centro destra – centro sinistra. Non può sapere che tra il Pd e la giunta comunale c’è raramente una vera unità di intenti. Da settimane si sussurra che se Raffaella Paita avrà un buon risultato, il Pd potrebbe decidere di far mancare la maggioranza a Tursi. Alla luce di tutto questo, il proclama di Miceli apre un ampio scenario interpretativo. Perché, come diceva Giulio Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.
Non ci sta Alessandro Cavo, dirigente di punta di Ascom. Nessuna alzata di scudi contro il “centro-sinistra” che possa favorire un polverone in campagna elettorale. In fondo, la decisione delle categorie di impegnarsi con il Pd fornendo come candidato uno dei dirigenti più in vista dell’associazione che conta quasi il 50% degli iscritti del mondo dell’imprenditoria genovese punta proprio a cambiare le cose dall’interno.
Alecavo
(Alessandro Cavo, lunedì scorso, alla consegna degli assegni Ascom agli alluvionati, tra Ilaria Mussini, a sinistra e Ilaria Natoli che ha preso il posto di Mussini alla guida della consulta Civ dell’associazione)

Cavo stamattina ha commentato sarcasticamente sui social network l’annuncio della giunta comunale postando questo spezzone del film Disney “Robin Hood”. Dedicato a Franco Miceli, ça va sans dire.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: