Troppi antibiotici. Federconsumatori: “Emergenza sociale e sanitaria”

“Antibiotico resistenza: la inefficacia degli antibiotici minaccia la salute di tutti. Una emergenza sociale oltre che sanitaria che richiede il massimo impegno della comunità scientifica e del Governo”: la pensa così Federconsumatori che lancia l’allarme anche in Italia per il moltiplicarsi del numero delle malattie che resistono alle terapie antibiotiche. “L’eccesso di prescrizioni e di uso improprio sta portando ad un aumento drammatico di ceppi resistenti – dicono all’associazione -. Si conosce la antibiotico resistenza negli ospedali ma si fa poco o niente per combatterla. Poco o niente si conosce la resistenza a livello territoriale. Non è possibile ignorare questo allarme. E’ necessario decidere di operare con il massimo rigore scientifico e a livello territoriale”.
In primo luogo, secondo federconsumatori, bisogna prendere in considerazione le ipotesi di mappature territoriali della resistenza a germi che più frequentemente sono all’origine delle patologie infettive. “In concreto è necessario fare tesoro delle proposte del Progetto ARES dell’Università degli studi di Milano – dicono all’associazione -, in particolare delle iniziative che stanno sperimentando a Napoli con Federconsumatori Campania:
– realizzare reti di medici sentinelle e reti di laboratori nei territori ,
– formazione per medici e tecnici di laboratorio,
– metodi di raccolta dati, di diagnosi e di valutazione di esami e controlli.
L’obiettivo è superare criticità prevedibili e le difficoltà attuali, formare personale sanitario e informare/educare i cittadini pazienti. In questo senso assume sempre maggiore rilevanza investire sulla ricerca e su nuovi farmaci”.
Secondo la facoltà di Biologia dell’Università di Genova “Quando la consistenza di una popolazione microbica assume valori superiori al milione di individui diviene altamente probabile che in più di una cellula si verifichino eventi spontanei che ne modificano il patrimonio genetico. Tali mutazioni potrebbero favorire l’insorgenza del microorganismo più adatto a prevalere quando le condizioni ambientali si dovessero modificare. Ma le possibilità di adattamento sono praticamente illimitate se consideriamo il numero dei geni che i batteri hanno a disposizione per ritrovare la combinazione più opportuna per sopravvivere in qualsiasi circostanza. A differenza delle altre specie viventi, infatti, che non sono in grado di avere scambi di materiale genetico tra specie diverse, questo fenomeno nei microorganismi appare una consuetudine, pur nelle sue forme più primitive. Attraverso i plasmidi coniugativi, che veicolano spesso transposoni che sono in grado di catturare geni da microorganismi diversi, l’informazione genetica passa di specie in specie mettendo a disposizione di ciascun individuo un pressochè illimitato assortimento di geni. Questo spiega perché, da una parte, si ricerca sempre più nei batteri la soluzione ai nostri problemi energetici, alimentari, terapeutici e così via, e, dall’altra, appare senza fine la battaglia verso microorganismi agguerriti sempre più adatti a tollerare la presenza degli antibiotici”.
Gian Carlo Schito, scrive nella sua ricerca “E i patogeni dissero agli antibiotici: “Ci rivedremo a Filippi!” Malattie che ritornano” “I motivi per cui la terapia contro le infezioni fallisce il proprio bersaglio sono sostanzialmente tre: le scadenti condizioni generali dell’ospite e in particolare delle sue difese immunitarie, l’abilità dei patogeni batterici a insediarsi in organi fuori mano in cui è difficile far arrivare una concentrazione efficace del farmaco e infine il fatto che l’infezione è sostenuta da germi divenuta resistente a uno o a molteplici antibiotici”.
“Mentre tra gli esseri multicellulari differenziati la conservazione dell’individualità è basata sull’invalicabile steccato tra le specie, mai interfertili – aggiunge Schito -, nell’universo microbico esiste una promiscuità genetica impressionante che consente efficaci scambi di informazione tra individui che distano nella scala evolutiva quanto un insetto da un mammifero. Così, i geni che codificano enzimi detossificanti gli antibiotici, evolutisi nell’ambito dei funghi produttori, possono colonizzare tutto il mondo microbico.  Ovviamente, perché un carattere si diffonda rapidamente e prevalga nell’ambiente deve conferire qualche vantaggio evolutivo; è questo appunto il caso delle popolazioni batteriche sia di germi commensali che patogeni sottoposti all’azione di antibiotici, in cui riescono a sopravvivere, ed eventualmente a soppiantare le popolazioni sensibili, solo quei pochi individui che si sono dotati dei geni di resistenza a quei farmaci. Gli esempi più appropriati riguardano tutti gli antibiotici ß-lattamici, facilmente preda di almeno un centinaio di enzimi (ß-lattamasi specifiche) in grado di idrolizzarli con definitiva perdita dell’attività farmacologica. A simile destino possono andare incontro gli aminoglicosidi, modificabili da fosfo, adenil o acetil-transferasi, il cloramfenicolo, la fosfomicina e altri ancora.  Altre strategie efficaci di resistenza sono costituite dalla possibilità di non far entrare gli antibiotici all’interno delle cellule tramite modificazioni drastiche della permeabilità cellulare, ovvero di impedirne il legame alle strutture bersaglio, favorendo l’attività degli enzimi che pompano all’esterno gli antibiotici già penetrati nel batterio. Nel mondo dei patogeni tutti questi meccanismi sono diffusi ma alcuni predominano in certe specie e altri in altre. Nessun microrganismo è esente da tratti di resistenza, e nessun farmaco è immune da questo fenomeno. E’ una lotta tra i batteri che si adattano a condizioni sempre più sfavorevoli a causa dell’enorme uso di antibiotici in clinica, veterinaria, allevamenti animali, piscicoltura e industria dei cosmetici e l’ingegno umano che elabora costantemente nuovi e più potenti farmaci capaci di superare le resistenze maggiormente diffuse. Al momento i patogeni microbici sembrano favoriti, dato che è difficile prevedere lo sviluppo di molecole antibatteriche dal meccanismo d’azione innovativo. Ancora più deludente è l’orizzonte infettivologico dove, a fronte della scomparsa del solo virus del vaiolo, si è assistito recentemente all’emergere di nuove e devastanti entità eziologiche che spaziano dal virus dell’HIV agli agenti delle febbri emorragiche, senza contare il ritorno dei ceppi reumatogeni di S. pyogenes e l’aumento della virulenza del vibrione del colera e del bacillo della pertosse”.
Se questa è l’attuale situazione, cosa ci riserverà il futuro? Sempre secondo il medico “Fin tanto che verranno utilizzati, gli antibiotici produrranno successi clinici ma anche pressione selettiva e i meccanismi di resistenza continueranno ad autosostentarsi, ad accrescersi e a circolare. Un’alternativa è costituita dalla via dei vaccini, dura e costosa ma certamente efficace, come testimoniato dai successi ottenuti con numerosi patogeni virali e batterici. Altri medicamenti che colpiscano i fattori di virulenza microbici (esotossine, endotossine, enzimi tossici, adesine) potrebbero, come i più collaudati vaccini, non stravolgere l’ecologia batterica consentendo la sopravvivenza di specie patogene in un ospite protetto dall’azione letale di questi prodotti. Ciò provocherebbe l’attenuarsi di quell’enorme pressione selettiva che alimenta la diffusione degli innumerevoli meccanismi genetici di resistenze agli antibiotici e i conseguenti scacchi terapeutici”.

Strategie per evitare l’azione letale degli antibiotici

Resistenza: l’intera popolazione batterica ignora la presenza dell’antibiotico

Tolleranza: l’intera popolazione batterica sopravvive nonostante l’arresto della crescita

Persistenza: una piccola parte della popolazione batterica sopravvive indipendentemente dal meccanismo d’azione dell’antibiotico utilizzato

L’ emergenza di microorganismi resistenti agli antibiotici è un problema che ha assunto ormai rilevanza mondiale pur non coinvolgendo in eguale misura tutte le specie batteriche e le classi di agenti antimicrobici.

Tale fenomeno viene considerato ristretto all’ambiente ospedaliero sulla base della letteratura che indica nell’ampio e spesso improprio uso di antimicrobici che si attua nei nosocomi per motivi terapeutici e profilattici, la causa primaria di questo evento. In realtà, per le già citate capacità che hanno i batteri di scambiarsi informazione genetica anche i patogeni comunitari diventano sempre più partecipi dei diversi meccanismi di resistenza.

Si è assistito infatti in tempi più recenti all’insorgenza di specie refrattarie non solo ad un singolo gruppo di farmaci ma caratterizzate da meccanismi multipli di resistenza a più classi di antibiotici.

La resistenza agli antibiotici può contribuire al fallimento terapeutico e se largamente diffusa rappresenta un grosso problema durante la terapia, L’incidenza di resistenza in ciascun patogeno inoltre è dipendente dalla pressione selettiva esercitata dalla quantità di farmaco impiegata (medicina, veterinaria, industria in un determinato ambiente.

I microorganismi, come accennato in precedente, hanno la possibilità di modificare il proprio patrimonio genetico sia, attraverso mutazioni spontanee sia, attraverso lo scambio genetico. Quest’ultimo aspetto è molto importante poiché mediante i transposoni che catturano geni e i plasmidi che possono veicolarli, i batteri hanno virtualmente a disposizione l’intero corredo cromosomico di tutte le specie esistenti, sono infatti gli unici viventi che possono avere uno scambio di materiale genetico tra specie diverse.

Questa enorme possibilità consente ai batteri di adattarsi a qualsiasi ambiente incluso quello dominato dagli antibiotici. Più in particolare i microorganismi hanno diverse alternative per evitare l’azione letale degli antibiotici che si possono così schematizzare:

  1. a) produzione di enzimi inattivanti gli antibiotici
  2. b) alterazione della permeabilità dell’involucro
  3. c) alterazione del bersaglio
  4. d) sistemi di trasporto attivo
  5. e) vie metaboliche alternative

Tutti questi meccanismi possono essere intrinseci o acquisiti, ad esempio i gram-negativi non sono sensibili ai glicopeptidi perché naturalmente la loro membrana esterna                           è impermeabile, mentre i gram-positivi per simili motivi non sono inibiti dalle polimixine o dall’acido nalidixico. In alcune specie non è mai stata dimostrata resistenza alla penicillina (S.pyogenes, T.pallidum). E’ sicuramente acquisita invece la resistenza ai -lattamici di molti gram-negativi incluso emofili e moraxelle o degli pneumococchi alla penicillina.

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