Additivi per carburanti, frode fiscale da oltre 15 milioni: tre indagati con obbligo di firma

Secondo l’inchiesta di ADM, società con sedi formali all’estero sarebbero state gestite dal Tigullio per evadere accise e imposte. Sequestri preventivi sulle disponibilità delle tre aziende

Società straniere solo sulla carta, documenti di trasporto modificati e additivi per carburanti consegnati direttamente ai destinatari senza pagare le accise. È il quadro ricostruito dai funzionari dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli nell’operazione “Improver”, coordinata dalla Procura di Genova. Per i tre principali indagati il giudice per le indagini preliminari ha disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; sono stati inoltre ordinati sequestri preventivi finalizzati alla confisca.

L’indagine, durata oltre un anno, ha riguardato tre società: una con sede in Italia e due formalmente costituite nel Regno Unito e in Svizzera. Secondo gli investigatori, queste ultime sarebbero state prive di una reale struttura operativa nei Paesi di registrazione e amministrate dall’Italia, con un centro decisionale nell’area del Tigullio. Tra le persone indagate figura un commercialista, titolare della rappresentanza fiscale in Italia delle due società estere e ritenuto dagli inquirenti uno dei gestori operativi del gruppo.
Le verifiche hanno coinvolto intercettazioni telefoniche, analisi di oltre 300 mila operazioni bancarie, pedinamenti e appostamenti in diverse regioni del Nord Italia. Sono state perquisite sei abitazioni e quattro uffici, sequestrati sedici dispositivi elettronici e analizzati i dati contenuti. Per ricostruire i passaggi commerciali, l’Agenzia ha inoltre attivato la collaborazione delle autorità fiscali di otto Stati dell’Unione Europea.
Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un sistema in due passaggi. Nella prima fase, i prodotti chimici acquistati in altri Paesi europei — o importati — viaggiavano con documenti che li indicavano soltanto con la denominazione chimica, come sostanze non soggette ad accisa. I documenti riportavano come luogo di consegna un indirizzo di Rapallo che, secondo gli accertamenti, era un semplice recapito amministrativo e non avrebbe potuto ricevere autocisterne.
In realtà, stando alla ricostruzione investigativa, i mezzi proseguivano verso i depositi dei destinatari finali senza passare da Rapallo. Durante il tragitto venivano accompagnati da documenti nazionali predisposti in anticipo, che indicavano come mittente la società italiana e descrivevano la merce come “cetano improver”, un additivo destinato ad aumentare il numero di cetano del gasolio. La diversa descrizione avrebbe consentito di occultare la natura e il percorso dei prodotti e, soprattutto, di non versare l’accisa dovuta.
Tra il 2021 e il 2025 sarebbero stati acquistati prodotti chimici per 15,1 milioni di euro, pari a circa 9.300 tonnellate. Più della metà del quantitativo sarebbe costituita da 2-etilesilnitrato. L’accisa evasa è stimata in circa 6,7 milioni di euro, mentre l’evasione dell’imposta sul valore aggiunto ammonterebbe a circa 8,1 milioni. A queste somme si aggiungono le imposte sui redditi e l’imposta regionale sulle attività produttive che, secondo gli investigatori, sarebbero state sottratte al Fisco.
Un ulteriore filone riguarda l’importazione di merci con dichiarazioni d’intento che avrebbero attestato falsamente la qualifica di esportatore abituale della società italiana. In questo modo sarebbe stato utilizzato un plafond fiscale non spettante, evitando il pagamento di circa 217 mila euro di imposta sul valore aggiunto all’importazione.
Le contestazioni comprendono, tra le altre, l’associazione per delinquere, il contrabbando aggravato e continuato, la falsità ideologica in atto pubblico, la dichiarazione fraudolenta e la sottrazione all’accertamento e al pagamento dell’accisa sui prodotti energetici. Secondo l’accusa, i reati sarebbero aggravati dalla transnazionalità. Il giudice ha disposto il sequestro preventivo delle disponibilità delle tre società, per importi indicati in poco più di 15 milioni di euro per ciascuna.
Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari. Le persone sottoposte a indagine sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale condanna definitiva.
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