Economia Porto 

Come cambierà il porto? Manovre, rinfuse, container e controlli nel nuovo Piano regolatore portuale

Il confronto entra nel vivo: piloti, rimorchiatori, ormeggiatori e associazioni di categoria chiedono un progetto flessibile, sicuro e capace di garantire spazio a tutte le attività

Prosegue il percorso di elaborazione del nuovo Piano regolatore portuale, con un confronto sempre più concreto sulle funzioni future dei diversi bacini e sulle condizioni necessarie per garantire operatività, sicurezza e sviluppo dei traffici.

La mattina è stata dedicata ai servizi tecnico-nautici, cioè a piloti, rimorchiatori e ormeggiatori, rappresentati rispettivamente da David Manganiello, Silvio Bignone e Flavio Bertorello. Il confronto ha riguardato i bacini di Levante, il bacino storico, Sampierdarena e Prà, mettendo in relazione le ipotesi progettuali con le reali esigenze di accesso e manovra delle navi.

Per il bacino di Levante, dove si prevede di consolidare la vocazione industriale legata alla cantieristica, al refitting e alla nautica, l’attenzione si è concentrata sulla compatibilità tra le attività future, la configurazione degli spazi a mare e le condizioni necessarie per consentire alle imbarcazioni di operare in sicurezza.

Nel bacino storico e a Sampierdarena sono state invece analizzate le possibili forme di convivenza tra traffico passeggeri, navi ro-ro e movimentazione dei container. Le diverse funzioni dovranno essere organizzate tenendo conto della geometria delle banchine, degli accessi, degli spazi di manovra e delle condizioni meteomarine.

Particolare attenzione è stata dedicata anche a Prà, dove sono state esaminate sia le ipotesi relative alla futura configurazione del terminal sia le possibili soluzioni per rendere più agevoli le manovre delle navi. Tra gli aspetti da verificare figurano l’accessibilità al bacino, la protezione dello specchio acqueo, il vento e il moto ondoso.

Il contributo dei servizi tecnico-nautici viene considerato decisivo perché un Piano regolatore portuale non può limitarsi a stabilire la destinazione delle aree. Ogni scelta deve essere concretamente praticabile: occorre valutare quali navi potranno entrare, con quali condizioni, quali spazi saranno necessari e come garantire la sicurezza degli accosti anche in presenza di vento o mare formato.

Le osservazioni raccolte saranno inserite negli approfondimenti tecnici già avviati. L’Autorità di sistema portuale metterà inoltre a disposizione dei piloti, dei rimorchiatori e degli ormeggiatori gli studi sulle diverse configurazioni, così da ottenere ulteriori valutazioni prima della definizione della proposta definitiva.

Nel pomeriggio il confronto si è spostato sulle esigenze degli operatori economici, con la partecipazione di Assagenti e Spediporto. Per Assagenti erano presenti Gianluca Croce e Massimiliano Giglio, mentre Spediporto era rappresentata da Giampaolo Botta, Stefano Quaranta, Marcello Calamarà e Nicola Pitto.

Le associazioni hanno giudicato positivamente l’impostazione flessibile e polifunzionale del Piano, ma hanno chiesto che la riorganizzazione delle calate non penalizzi nessun tipo di traffico. In particolare, è stata sottolineata la necessità di tutelare le rinfuse, evitando che nuovi riempimenti o diverse destinazioni degli spazi possano ridurre le aree utilizzabili per la loro movimentazione.

Un’altra richiesta riguarda l’ampliamento degli spazi a terra destinati ai container vuoti. L’Autorità di sistema portuale ha indicato come possibile soluzione la disponibilità di nuove aree sulla sponda destra del torrente Polcevera, che potrebbero funzionare da spazio di accumulo e alleggerire la pressione sulle aree portuali già operative.

Tra le proposte degli operatori figura inoltre la realizzazione di un centro unico per i controlli frontalieri sulle merci provenienti da Paesi terzi. La struttura dovrebbe riunire e coordinare le verifiche sanitarie e veterinarie oggi riconducibili ai Posti di ispezione frontalieri e ai Punti di entrata designati.

Secondo Assagenti e Spediporto, un centro adeguatamente dimensionato consentirebbe di rendere più rapidi ed efficienti i controlli, riducendo il rischio di rallentamenti nella movimentazione delle merci e preparandosi alla possibile crescita dei traffici.

L’Autorità di sistema portuale ha confermato la disponibilità ad approfondire la collocazione di questa funzione all’interno del nuovo disegno degli spazi, valutandone la compatibilità con l’organizzazione futura dei bacini e con le esigenze operative del sistema.

«Un Piano regolatore portuale deve guardare lontano, ma partire dalla realtà quotidiana dello scalo», dichiara il presidente Matteo Paroli. «Bisogna considerare le manovre delle navi, gli spazi necessari alle merci e le infrastrutture che consentono al porto di funzionare ogni giorno».

Secondo Matteo Paroli, il confronto ha confermato la necessità di mantenere un equilibrio tra sicurezza, efficienza e sviluppo. «Le indicazioni dei servizi tecnico-nautici ci aiutano a verificare l’accessibilità e la sicurezza dei bacini, mentre quelle di Assagenti e Spediporto richiamano l’importanza di preservare la polifunzionalità, garantendo prospettive alle rinfuse, ai container e agli altri traffici».

Il percorso proseguirà con ulteriori approfondimenti e incontri, in vista della definizione di un assetto unitario capace di valorizzare le specificità di Genova e Savona-Vado e di accompagnare l’evoluzione del sistema portuale nei prossimi anni.


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