Waterfront Mall, parcheggi gratis e polemica contro il Comune, ma quei posteggi se li pagano le attività del centro commerciale

Le tre ore di sosta gratuita nascono dal confronto tra i proprietari e i gestori dei vari store. Confcommercio chiede all’amministrazione misure equivalenti per i negozi della città. Gratis

Il parcheggio gratuito al Waterfront Mall diventa un argomento per chiamare in causa il Comune di Genova. Ma prima della polemica viene un fatto: la formula delle tre ore senza pagamento è un’iniziativa privata, legata agli acquisti nelle attività della struttura. Non è il Comune a finanziarla. Non esiste alcun regalo pubblico ai clienti del centro commerciale.
La precisazione è necessaria anche per leggere correttamente la protesta di Confcommercio. L’associazione non scrive che il Comune paghi quelle tre ore: al contrario, definisce espressamente la promozione una «scelta privata». Poi, però, ne fa il punto di partenza per chiedere all’amministrazione agevolazioni equivalenti in tutta la città e conclude evocando una distorsione della concorrenza collegata a oltre 300 milioni di euro pubblici. È questo accostamento a rendere fuorviante l’impostazione della polemica.
Il funzionamento dell’agevolazione era già stato illustrato dalla direzione del Waterfront nel comunicato del 10 settembre scorso. Dal 5 settembre chi effettua un acquisto in una delle attività del centro, anche soltanto un caffè, può ottenere tre ore di parcheggio gratuito facendo convalidare il biglietto. Non è prevista una soglia minima di spesa e la formula vale sia per le automobili sia per le moto.
Superate le tre ore, la sosta torna a pagamento. La comunicazione indica per le automobili una tariffa di 2,50 euro all’ora, con un massimo di 25 euro al giorno, e per le moto un euro all’ora, fino a un massimo giornaliero di dieci euro. Non si tratta, dunque, di un parcheggio diventato indiscriminatamente gratuito: è un beneficio riservato ai clienti e subordinato a un acquisto e alla convalida del biglietto. In passato qualche Civ lo fece, ad esempio convenzionandosi col parcheggio di piazza della Vittoria.
La direzione spiega da dove arriva la decisione di offrire il posto auto o moto: da un confronto avviato dalla proprietà con le attività commerciali presenti nella struttura.
Confcommercio parte da questa novità per denunciare quella che considera una disparità rispetto ai negozi di vicinato e al centro cittadino. Nella sua ricostruzione, le precedenti condizioni tariffarie del Waterfront avrebbero spinto parte della clientela a cercare posto negli stalli stradali della Foce, aggravando le difficoltà dei residenti. L’associazione non accompagna però questa affermazione con dati sull’occupazione dei parcheggi o sui flussi delle automobili.
La vicepresidente Ilaria Natoli, presidente del Centro integrato di via XX Settembre, chiarisce di non essere contraria alle soluzioni che favoriscono i consumatori. La richiesta è che il Comune metta in campo interventi equivalenti per il resto del commercio genovese. Il problema dell’accessibilità dei negozi è un tema legittimo; il ragionamento diventa meno convincente quando la promozione di un operatore privato viene utilizzata come parametro di un obbligo pubblico e quando per agevolare attività economiche si chiede che paghi Pantalone.
Perché una formula concordata tra proprietà e attività di un centro commerciale dovrebbe tradursi automaticamente in un’agevolazione comunale per tutti gli altri esercizi? Per sostenere una proposta del genere occorre almeno chiarire quali parcheggi coinvolgere, come i negozi intenderebbero coprire i costi, quanto durerebbe la gratuità e come tutelare chi abita nelle zone interessate. Il supposto principio della “parità”, da solo, non risolve queste questioni.
Nella nota dell’associazione vengono richiamati anche sette nuovi parcheggi in centro deliberati dalla precedente amministrazione, dei quali Confcommercio dichiara di non avere più notizie, pensata per acquisti e ritiri rapidi. Sono temi sui quali l’associazione può chiedere aggiornamenti e risposte. Non dimostrano, tuttavia, che le tre ore offerte dal Waterfront rappresentino un vantaggio finanziato dal Comune. E, soprattutto, certo non si può chiedere conto all’attuale amministrazione di promesse elettorali fatte (senza che seguissero i fatti) durante quella passata. Anche la citata misura denominata “Kiss & Buy” è critica, soprattutto alla luce dell’uso che ne viene fatto.
Lo stesso vale per il riferimento all’acquisto del Palasport e dei relativi parcheggi da parte della precedente giunta, operazione sulla quale Confcommercio ricorda di avere già espresso contrarietà. Le scelte pubbliche relative al complesso possono essere discusse nel merito, ma non consentono di attribuire automaticamente all’amministrazione successiva ogni iniziativa commerciale della struttura. E comunque il Waterfront Mall è in tutto e per tutto figlio delle precedenti giunte alle quali si dovevano strappare a temp debito concrete misure di tutela, cosa che non è stata.
È soprattutto la conclusione affidata a Umberto Solferino, presidente della Consulta dei Centri integrati di via, a sovrapporre i piani e i tempi. Il richiamo a una possibile distorsione della concorrenza «generata da più di 300 milioni di euro pubblici» non viene accompagnato da una spiegazione del rapporto tra quella cifra e la gratuità del parcheggio e non tiene conto del mutamento alla guida di palazzo Tursi.
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