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Il Bisagno si gonfia e si porta via le rampe del cantiere dello scolmatore: grossi tubi di cemento trascinati verso valle – VIDEO

È bastato il violento temporale che ha colpito Genova per cancellare parte dei passaggi provvisori costruiti nell’alveo per i mezzi pesanti. La corrente ha liberato e trascinato, insieme alla terra, i grandi elementi cilindrici

La pioggia è durata poco, ma la sua intensità è stata sufficiente a far crescere rapidamente il Bisagno e a mettere in difficoltà le strutture provvisorie realizzate nell’alveo per il cantiere dello scolmatore.

La corrente ha eroso la terra utilizzata per costruire le rampe percorse dai mezzi pesanti, scoprendo i grandi elementi cilindrici in calcestruzzo collocati sotto i passaggi. Si tratta di manufatti simili a porzioni di tubatura, impiegati per permettere all’acqua di attraversare il rilevato sul quale transitano i veicoli di cantiere.

Venuto meno il materiale che li teneva bloccati, alcuni cilindri sono stati raggiunti dalla piena e trascinati verso valle. Le immagini mostrano l’acqua torbida del torrente spostare i pesanti manufatti lungo l’alveo, mentre le rampe appaiono in parte cancellate o gravemente danneggiate.

Non risultano, al momento, persone coinvolte. L’episodio pone però il problema della tenuta delle opere provvisorie in presenza di precipitazioni brevi ma molto intense, tutt’altro che eccezionali a Genova. Dovranno inoltre essere valutate le condizioni di sicurezza del cantiere, recuperati gli elementi trasportati dalla corrente e verificata l’eventuale presenza di altri materiali finiti nel torrente.

Il passaggio della piena offre anche una dimostrazione concreta della rapidità con cui il Bisagno può cambiare volto. Un corso d’acqua spesso quasi asciutto può gonfiarsi in pochi minuti quando le precipitazioni si concentrano sulla valle e sull’entroterra, con effetti immediati nell’alveo e sui torrenti minori.

La lunga storia dello scolmatore del Bisagno

Lo scolmatore è una delle principali opere progettate per ridurre il rischio di nuove esondazioni nel bacino del Bisagno. La sua storia affonda le radici nelle grandi alluvioni che hanno segnato Genova, a cominciare da quella del 7 ottobre 1970, quando la città fu travolta dall’acqua e dal fango. Altri eventi gravi si verificarono negli anni successivi, fino alle tragedie del 2011 e del 2014.

Uno dei problemi principali riguarda il tratto terminale del torrente, coperto tra il 1928 e il 1931. L’infrastruttura venne progettata sulla base di una portata di piena rivelatasi molto inferiore a quella che il Bisagno può raggiungere durante gli eventi più violenti. Il piano di bacino approvato nel 2001 indicò quindi lo scolmatore come intervento indispensabile per aumentare la quantità d’acqua che può essere condotta al mare.

Il progetto prevede una grande galleria sotterranea lunga circa 6,5 chilometri, destinata a intercettare una parte della portata del Bisagno nella zona della Sciorba e a trasferirla direttamente alla foce. Il canale dovrebbe sottrarre al torrente fino a circa 450 metri cubi d’acqua al secondo, alleggerendo il tratto urbano nelle fasi più pericolose delle piene.

L’opera si collega al sistema già costruito per mettere in sicurezza il Fereggiano e i rii Noce e Rovare. Lo scolmatore del Fereggiano, ripreso dopo l’alluvione del 2011, è stato completato tra il 2019 e il 2020 e convoglia le acque verso il mare attraverso una galleria lunga complessivamente circa 3,7 chilometri.

Per il Bisagno, dopo decenni di progetti, finanziamenti e rinvii, l’appalto è stato assegnato nel 2020. I lavori hanno poi attraversato una lunga fase preparatoria, con la realizzazione degli accessi, delle opere nell’alveo e delle strutture necessarie allo scavo. L’intervento vale complessivamente oltre 200 milioni di euro ed è considerato strategico per la sicurezza della Val Bisagno e delle zone comprese tra Marassi, Brignole e la Foce.

Quanto accaduto durante il temporale non riguarda la galleria definitiva, ma le rampe e gli attraversamenti provvisori utilizzati per raggiungere le aree operative. Resta però un episodio significativo: proprio il torrente che il cantiere dovrà contribuire a rendere meno pericoloso ha mostrato ancora una volta quanto rapidamente possa riprendersi il proprio alveo.


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