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Snam Portovenere, trent’anni dopo la tragedia: a Sestri Ponente il ricordo dei sei lavoratori

La commemorazione si terrà venerdì 2 ottobre all’Auditorium di Sestri Ponente (ex manifattura tabacchi), nel giorno dell’anniversario dell’incidente del 1996. Parteciperanno i familiari delle vittime, rappresentanti delle istituzioni e testimoni

A trent’anni dall’incidente a bordo della Snam Portovenere, Genova ricorderà i sei lavoratori che persero la vita durante il viaggio di prova della nave, appena costruita. La cerimonia pubblica è in programma venerdì 2 ottobre 2026, alle 9, all’Auditorium di Sestri Ponente, nell’ex Manifattura Tabacchi di via Bottino 6.

La gasiera era all’epoca la più grande costruita in Italia. Nell’incidente del 2 ottobre 1996 morirono Arturo Mazza, Alessandro De Rosario, Piero De Luca, Alessandro Palazzo, Giorgio Forno e Mario Puppo.

A promuovere la commemorazione sono la rappresentanza sindacale unitaria di Fincantieri Sestri Ponente e la sezione “2 ottobre 1996” dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Alla cerimonia porteranno un saluto il presidente del Municipio VI Medio Ponente Fabio Ceraudo e il vicesindaco Alessandro Terrile. L’introduzione sarà affidata a Fabio Mantero, presidente della sezione dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

Sono previste le testimonianze di Giulio Troccoli, Giuseppe Costantino e Giacomo Bottaro. Saranno presenti i familiari delle vittime e Paolo Cremonesi, medico che all’epoca collaborava con la componente tecnica e sanitaria dell’elisoccorso dei vigili del fuoco. Le conclusioni saranno affidate ad Alessandro Macrì, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza della Federazione Impiegati Operai Metallurgici della Cgil.

‘incidente della Snam Portovenere ha segnato un punto di svolta fondamentale sia per la giurisprudenza italiana sui subappalti sia per la revisione dei protocolli di sicurezza marittima internazionali.

Aspetti Giudiziari e Responsabilità

Le indagini della Procura di Genova si concentrarono immediatamente sulla catena dei subappalti e sulla gestione dell’emergenza a bordo:

Gli indagati: Furono emessi avvisi di garanzia sia per i vertici dei cantieri navali coinvolti (Fincantieri) sia per i tecnici Snam e i responsabili delle ditte subappaltatrici incaricate dei lavori di rifinitura e collaudo.

Le accuse: I reati contestati furono di omicidio colposo plurimo aggravato e disastro colposo.

Il nodo dei subappalti: Il processo mise in luce una grave frammentazione delle responsabilità. Gli operai rimasti uccisi lavoravano per una piccola ditta in subappalto; emerse una totale carenza di coordinamento della sicurezza tra la committenza principale e le ditte esterne. La condanna dei responsabili ribadì il principio legale secondo cui il cantiere principale e l’armatore mantengono l’obbligo di vigilanza e coordinamento della sicurezza su chiunque operi a bordo.

I patteggiamenti e i decreti penali: Gran parte del procedimento si è risolto nelle fasi preliminari. Molti dei soggetti inizialmente indagati (tra cui dirigenti del cantiere navale Fincantieri di Sestri Ponente e i titolari delle ditte in subappalto) hanno fatto ricorso a riti alternativi, come il patteggiamento, che ha evitato lunghi dibattimenti in aula in cambio di pene pecuniarie o detentive minime (con sospensione condizionale della pena).

I risarcimenti civili: Dal punto di vista della responsabilità civile, le società coinvolte (Fincantieri e Snam) hanno proceduto rapidamente al risarcimento integrale delle famiglie delle vittime, estinguendo le posizioni di danno prima che si giungesse a sentenze di condanna eclatanti in sede penale dibattimentale.

Le Nuove Norme di Sicurezza

La dinamica dell’incidente (asfissia causata dalla scarica automatica di CO₂ in uno spazio confinato) spinse le autorità marittime internazionali (IMO – International Maritime Organization) e la legislazione italiana a ridefinire drasticamente i protocolli tecnici:

Disattivazione dei sistemi automatici in presenza di personale: Venne introdotto l’obbligo tassativo di escludere (isolare) la scarica automatica di anidride carbonica nei locali macchine durante le attività lavorative, le manutenzioni e i collaudi in presenza di operai. L’attivazione poteva avvenire solo in modalità rigorosamente manuale previa verifica visiva dell’evacuazione totale.

Sistemi di pre-allarme potenziati: Vennero resi obbligatori allarmi sonori e visivi ad altissima intensità, slegati dall’alimentazione principale e tarati per concedere un tempo di evacuazione certo e prolungato prima del rilascio del gas estinguente.

Dispositivi di respirazione autonoma (EEBD): Fu reso obbligatorio dotare i locali confinati e le sale macchine di un numero congruo di respiratori di emergenza a ciclo chiuso per la fuga rapida (Emergency Escape Breathing Devices).

Evoluzione legislativa (D.Lgs 81/2008): L’incidente fornì elementi critici che anni dopo confluirono nel Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro. In particolare, vennero inasprite le norme sul DUVRI (Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenze), lo strumento formale che oggi obbliga le aziende a mappare e prevenire i rischi incrociati quando lavoratori di imprese diverse operano nello stesso luogo.


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