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Bus, la stangata sulle valli. Altri cinque amministrazioni si ribellano: «Taglio del 29 per cento alle corse e Comuni chiamati a pagare di più»

Masone, Campo Ligure, Rossiglione, Tiglieto e Urbe respingono il nuovo orario dell’Azienda Mobilità e Trasporti: nel mirino collegamenti ridotti, coincidenze ferroviarie ignorate e corse scolastiche cancellate. I sindaci chiedono di fermare tutto e riaprire immediatamente il confronto

Un taglio del 29 per cento alle corse, accompagnato dalla richiesta ai Comuni di aumentare il proprio contributo economico. È la proposta che ha provocato la dura reazione delle amministrazioni della Valle Stura e della Val d’Orba, pronte a respingere il nuovo orario del trasporto pubblico e a chiedere la sospensione dell’intero procedimento.

I sindaci Giovanni Oliveri di Campo Ligure, Omar Missarelli di Masone, Omar Peruzzo di Rossiglione, Maurizio Oliveri di Tiglieto e Fabrizio Antoci di Urbe hanno sottoscritto un documento comune indirizzato alla sindaca metropolitana Silvia Salis, al vicesindaco metropolitano con delega ai Trasporti Simone Franceschi, al presidente dell’Azienda Mobilità e Trasporti Federico Berruti e al direttore generale Nicola Pascale.

La posizione delle cinque amministrazioni è netta: il nuovo assetto penalizzerebbe pesantemente le aree interne e rischierebbe di compromettere il lavoro svolto negli ultimi anni insieme alla Città metropolitana e all’azienda di trasporto per assicurare almeno una rete essenziale di collegamenti.

In territori già alle prese con lo spopolamento e con la progressiva riduzione dei servizi, spiegano i Comuni, autobus e treni non costituiscono soltanto una modalità alternativa di spostamento. Sono indispensabili per consentire a studenti, lavoratori, anziani e persone senza automobile di raggiungere scuole, uffici, strutture sanitarie e stazioni ferroviarie.

La contestazione riguarda innanzitutto il metodo seguito. La proposta è stata illustrata alle amministrazioni il 19 agosto, a poche settimane dall’apertura delle scuole, durante un incontro con Simone Franceschi e con il direttore operativo dell’Azienda Mobilità e Trasporti Paolo Robbiano.

Secondo i sindaci, i Comuni sarebbero stati messi davanti a una decisione praticamente già assunta, con pochissimi giorni a disposizione per esaminare le conseguenze del nuovo orario e presentare eventuali osservazioni. Una tempistica considerata ancora più grave perché le amministrazioni avevano chiesto con largo anticipo un incontro, preoccupate dalle discussioni sul piano di risanamento e dalle possibili ripercussioni sulle vallate.

Il documento ricorda inoltre che il piano era stato approvato dal Consiglio metropolitano nel mese di maggio. Per i cinque sindaci, aver atteso fino al 19 agosto per mostrare nel dettaglio la proposta ai territori avrebbe impedito un confronto reale sulle criticità e sulle possibili soluzioni.

«È grave che il piano sia stato sottoposto ai Comuni a ridosso dell’avvio del nuovo anno scolastico, mettendoli davanti al fatto compiuto», sostengono le amministrazioni. La richiesta di fornire una risposta in tempi strettissimi, aggiungono, avrebbe sostanzialmente annullato la possibilità di una discussione approfondita.

Nel merito, la critica principale investe l’impostazione del risanamento dell’Azienda Mobilità e Trasporti. I Comuni giudicano incomprensibile che il riequilibrio dei conti venga perseguito intervenendo soprattutto sulla quantità delle corse offerte ai cittadini, senza aver prima analizzato e messo sul tavolo altre possibilità di risparmio.

Il punto più esplosivo è quello economico. Alle amministrazioni della Valle Stura e della Val d’Orba sarebbe stato prospettato un taglio del 29 per cento del servizio, ma contemporaneamente sarebbe stato chiesto di versare un contributo maggiore.

Per i sindaci non si tratta soltanto di una questione contabile. I Comuni non ritengono possibile accettare un aumento della spesa locale in cambio di un servizio ridotto e, a loro giudizio, non più capace di assicurare neppure una soglia minima adeguata alle necessità delle comunità.

Le conseguenze della riorganizzazione emergerebbero in particolare lungo la linea 701. Il passaggio degli autobus, attualmente programmato con una frequenza di circa trenta minuti, arriverebbe in alcuni momenti a una distanza di 75 minuti tra una corsa e la successiva.

La nuova scansione, sostengono le amministrazioni, sarebbe stata costruita in maniera troppo rigida e senza considerare le coincidenze con i treni, gli orari delle lezioni e le esigenze quotidiane di pendolari e residenti. Il rischio concreto è che un autobus arrivi in stazione dopo la partenza del convoglio o costringa chi scende dal treno ad attendere a lungo il collegamento successivo.

L’assenza di una vera integrazione tra ferrovia e trasporto su gomma viene indicata come una delle debolezze principali della proposta. Nelle vallate, dove le frequenze sono inevitabilmente inferiori rispetto a quelle urbane, anche una sola coincidenza mancata può allungare sensibilmente i tempi di viaggio e rendere inutilizzabile il servizio per chi deve rispettare un orario di ingresso a scuola o al lavoro.

Altre criticità riguardano le linee 907 e 908. Nel nuovo assetto, secondo quanto denunciato dai Comuni, sarebbero state eliminate alcune corse necessarie agli studenti per tornare a casa al termine delle lezioni.

È proprio l’imminente apertura dell’anno scolastico a rendere la situazione particolarmente urgente. Senza collegamenti compatibili con gli orari degli istituti, molte famiglie potrebbero essere costrette a organizzare autonomamente gli spostamenti dei ragazzi, con un aggravio di costi e difficoltà soprattutto per chi lavora o non dispone di più veicoli.

I sindaci contestano anche un’organizzazione del servizio che sembrerebbe considerare tutte le ore della giornata allo stesso modo. Chiedono invece che il nuovo orario venga costruito partendo dall’effettiva domanda di mobilità, distinguendo le fasce nelle quali si concentrano studenti e pendolari dai momenti caratterizzati da un numero inferiore di passeggeri.

Pur respingendo l’impostazione ricevuta, le cinque amministrazioni assicurano che presenteranno le proprie osservazioni entro i tempi richiesti. L’obiettivo dichiarato è limitare il più possibile le conseguenze sui cittadini e indicare modifiche concrete per salvaguardare le corse più importanti.

La disponibilità a collaborare, tuttavia, non modifica la richiesta politica avanzata alla Città metropolitana: l’introduzione del nuovo orario deve essere bloccata e il confronto con i territori deve ripartire immediatamente.

I Comuni chiedono di individuare preventivamente una soglia minima di servizio sotto la quale non sia possibile scendere. Questa dovrebbe assicurare collegamenti coordinati con la ferrovia, la copertura delle principali fasce orarie e una programmazione fondata sui reali spostamenti di studenti, lavoratori e residenti.

Nel documento viene richiamata anche la responsabilità della Regione Liguria. Secondo le amministrazioni, tutti gli enti coinvolti, dai Comuni alla Città metropolitana fino alla Regione, devono assumersi le rispettive responsabilità per le scelte compiute negli anni e per quelle necessarie a garantire un futuro sostenibile al trasporto pubblico.

La vertenza, inoltre, non verrà considerata chiusa con un’eventuale intesa limitata alla Valle Stura e alla Val d’Orba. I cinque sindaci precisano che, anche qualora si riuscisse a concordare un nuovo orario accettabile per i loro territori, non sottoscriveranno l’accordo fino a quando non sarà trovata una soluzione complessiva per l’intera Città metropolitana di Genova.

La battaglia supera così i confini delle singole vallate. Il timore è che il risanamento dell’Azienda Mobilità e Trasporti venga realizzato riducendo soprattutto le corse nelle zone periferiche e interne, dove il servizio è più costoso ma svolge anche una funzione sociale insostituibile.

Per le cinque amministrazioni, indebolire ulteriormente i collegamenti significherebbe rendere più difficile vivere nelle vallate, favorire l’utilizzo dell’automobile e accelerare lo spopolamento. La richiesta rivolta alla Città metropolitana è quindi di cambiare impostazione prima dell’entrata in vigore degli orari: meno decisioni calate dall’alto e una programmazione costruita insieme ai territori che dovranno sopportarne le conseguenze.


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