Sanità 

San Martino, cento pazienti curati con le cellule “riprogrammate” contro i tumori: risposte oltre il 60%

Il Centro Trapianti del Policlinico genovese raggiunge quota cento trattamenti con cellule T dotate di recettore antigenico chimerico, una delle terapie più avanzate contro alcune neoplasie del sangue. Nel nosocomio regionale sono in corso sperimentazioni anche sulle malattie autoimmuni e sulla sclerosi multipla

Cento pazienti che avevano davanti una delle strade terapeutiche più avanzate oggi disponibili contro alcune gravi malattie del sangue. Il Centro Trapianti di cellule staminali e terapie cellulari dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova ha raggiunto il traguardo delle cento persone trattate con cellule T dotate di recettore antigenico chimerico, una terapia personalizzata che utilizza le cellule del sistema immunitario dello stesso paziente, modificate in laboratorio perché possano riconoscere e attaccare il tumore.

Il programma è diretto da Emanuele Angelucci, responsabile dell’Unità operativa Ematologia e Terapie cellulari del Policlinico. Un percorso iniziato in anni particolarmente difficili, coincisi con l’emergenza pandemica, e proseguito senza interruzioni fino a trasformare una tecnologia inizialmente destinata a un numero molto ristretto di malati in un’opzione terapeutica disponibile in maniera strutturata per i pazienti che ne hanno indicazione.

Il principio della terapia è complesso ma può essere riassunto partendo dal sistema immunitario. I linfociti T, particolari globuli bianchi fondamentali nella difesa dell’organismo, vengono prelevati dal paziente e sottoposti in laboratorio a una modificazione genetica. In questo modo acquisiscono un recettore capace di riconoscere uno specifico bersaglio presente sulle cellule tumorali.

Una volta completato questo processo, i linfociti modificati vengono reinfusi nella persona. Da quel momento possono individuare le cellule malate e colpirle in maniera mirata. Non si tratta quindi di un farmaco tradizionale prodotto in serie, ma di una terapia cellulare costruita partendo dalle cellule dello stesso paziente.

Al San Martino viene utilizzata soprattutto per alcune neoplasie ematologiche a cellule B, tra cui determinate forme di leucemia e differenti tipi di linfoma che si sono ripresentati dopo le cure o che non hanno risposto ai trattamenti convenzionali. Negli ultimi anni le possibilità di impiego si sono ampliate e comprendono anche il mieloma multiplo.

Sono generalmente pazienti che hanno già affrontato percorsi terapeutici molto impegnativi e che, in numerosi casi, hanno esaurito le principali alternative rappresentate dalla chemioterapia e dal trapianto di cellule staminali emopoietiche. È proprio in questa fase della malattia che la terapia cellulare può offrire una nuova possibilità.

Secondo Emanuele Angelucci, i risultati ottenuti dal programma genovese mostrano percentuali di risposta superiori al 60%.

«Oggi le cellule T con recettore antigenico chimerico rappresentano una reale possibilità di cura per persone che si trovano in fasi avanzate della malattia e che spesso hanno già esaurito le opzioni terapeutiche tradizionali», sottolinea Emanuele Angelucci.

Il raggiungimento del centesimo trattamento assume particolare significato anche per le condizioni nelle quali il programma è nato. «Abbiamo avviato il programma in anni complessi, segnati dall’emergenza pandemica, ma siamo riusciti a garantirne una crescita costante e regolare, mettendo un’importante innovazione terapeutica a disposizione dei cittadini in modo concreto e sistematico», spiega il direttore dell’Ematologia e Terapie cellulari.

Per Emanuele Angelucci, infatti, il valore dell’innovazione sanitaria non consiste soltanto nell’essere tra i primi a introdurre una nuova tecnica, ma nella capacità di renderla realmente e continuativamente accessibile ai pazienti che possono beneficiarne.

«Ritengo sia molto importante non solo introdurre un’innovazione, ma anche dimostrare che poi la si applica costantemente rendendola disponibile per tutti i cittadini che presentino l’indicazione», osserva.

Dietro ogni singolo trattamento c’è un percorso che coinvolge molte specialità. Il programma del San Martino è infatti affidato a un’unità funzionale multidisciplinare che riunisce ematologi con esperienza nel trapianto di cellule staminali, neurologi, cardiologi, infettivologi, anestesisti, specialisti di medicina trasfusionale e farmacisti ospedalieri.

Il motivo è legato anche alla complessità della terapia. Il paziente deve essere valutato e seguito in tutte le fasi del trattamento e particolare attenzione deve essere riservata alla possibile comparsa di effetti indesiderati e tossicità specifiche.

Accanto ai medici operano due gruppi infermieristici dedicati. Uno è specializzato nelle procedure di aferesi, attraverso le quali vengono raccolte le cellule necessarie alla preparazione della terapia. L’altro segue direttamente la presa in carico e il monitoraggio delle persone sottoposte al trattamento.

Ma il lavoro del Policlinico non si limita più esclusivamente ai tumori del sangue. Al San Martino sono infatti attive anche due sperimentazioni che potrebbero aprire prospettive completamente nuove per l’impiego delle cellule geneticamente modificate.

Una riguarda le patologie autoimmuni ed è condotta in collaborazione con l’équipe del professor Giuseppe De Palma. L’altra riguarda la sclerosi multipla e coinvolge la Neurologia diretta da Angelo Schenone e Matilde Inglese. Sono ambiti sperimentali, dunque ancora differenti dalle indicazioni già consolidate in oncologia ematologica, ma rappresentano una delle nuove frontiere della ricerca sulle terapie cellulari.

Il raggiungimento dei cento pazienti viene definito dall’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò «un risultato di grande importanza per tutta la Liguria».

«Parliamo di una terapia altamente innovativa e complessa, che offre nuove possibilità di cura a pazienti affetti da patologie ematologiche particolarmente difficili da trattare», afferma Massimo Nicolò, che rivolge un ringraziamento a Emanuele Angelucci, ai professionisti impegnati nel programma, agli operatori sanitari e alle associazioni che accompagnano i pazienti e le famiglie.

Secondo l’assessore, il traguardo deve essere considerato soprattutto come la base per una nuova fase: «Il nostro obiettivo deve essere continuare a investire nella ricerca, nelle terapie avanzate e nelle professionalità, perché ogni innovazione che diventa cura accessibile rappresenta un passo avanti per la qualità e l’efficacia del nostro sistema sanitario».

Per la direttrice generale Monica Calamai, il centesimo trattamento è il risultato di un percorso costruito progressivamente attraverso l’integrazione di numerose competenze.

«In un ambito terapeutico in continua evoluzione, consolidare un programma di questo tipo significa offrire a pazienti affetti da patologie ematologiche complesse una possibilità terapeutica avanzata e, in molti casi, una nuova prospettiva di vita», sottolinea Monica Calamai.

Quota cento, dunque, non rappresenta soltanto un dato statistico. Dietro quel numero ci sono cento percorsi clinici altamente personalizzati e altrettante persone arrivate a questa terapia spesso dopo aver già affrontato numerosi tentativi di cura.

Ed è proprio su questo terreno che la medicina cellulare sta cambiando una parte dell’ematologia: utilizzare il sistema immunitario del paziente, modificarlo e restituirgli cellule capaci di riconoscere il tumore. Al San Martino questa possibilità, partita negli anni dell’emergenza pandemica, ha ora raggiunto il suo centesimo paziente.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook. E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts