Sanità 

Morbillo, quattro casi in una settimana in Liguria: possibile circolazione interna del virus

Dall’inizio dell’anno le infezioni confermate sono sette. Due pazienti sono ricoverati e un ulteriore caso è in corso di valutazione a Sanremo. Tutte le persone colpite recentemente hanno tra i 30 e i 50 anni e non risultano vaccinate

Quattro casi di morbillo registrati in una sola settimana portano a sette il totale delle infezioni accertate in Liguria dall’inizio del 2026. Un aumento contenuto nei numeri assoluti, ma considerato meritevole di particolare attenzione dalle autorità sanitarie perché alcune delle persone contagiate non avrebbero viaggiato né frequentato aree esterne alla regione.

Questo elemento fa ipotizzare che il virus possa essere tornato a circolare direttamente sul territorio ligure. Al momento si tratta di una possibilità epidemiologica da verificare attraverso le indagini sui contatti e la ricostruzione delle catene di trasmissione.

Due dei quattro nuovi casi sono stati individuati nell’estremo Ponente dalla struttura di Malattie infettive dell’ospedale di Sanremo, mentre gli altri due sono stati diagnosticati dall’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico Policlinico San Martino di Genova.

Due pazienti risultano attualmente ricoverati. Una terza persona con sintomi compatibili con la malattia è in corso di valutazione al pronto soccorso dell’ospedale di Sanremo e, in attesa degli accertamenti, non rientra ancora nel conteggio dei sette casi confermati.

«I nuovi episodi ci ricordano quanto siano importanti la prevenzione e la vaccinazione, che resta lo strumento più efficace per proteggere le persone e limitare la circolazione del virus», afferma l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò.

La Regione chiede di mantenere elevata l’attenzione soprattutto nei pronto soccorso e negli studi dei medici di medicina generale, in modo che le persone con sintomi sospetti possano essere riconosciute rapidamente e indirizzate verso un percorso appropriato.

«Il morbillo non è una malattia banale e non dobbiamo abbassare la guardia – sottolinea Massimo Nicolò –. Continueremo a controllare attentamente l’andamento epidemiologico e a promuovere la cultura della vaccinazione».

Il tema riguarda da vicino anche il personale che lavora negli ospedali e nelle altre strutture assistenziali. Un operatore non protetto può contrarre l’infezione e contribuire involontariamente alla sua diffusione in ambienti frequentati da pazienti fragili, per i quali le conseguenze potrebbero essere particolarmente serie.

«La vaccinazione tutela il singolo individuo, ma riduce anche il rischio di trasmissione nelle comunità e all’interno delle strutture sanitarie», spiega la direttrice generale dell’Azienda ospedaliera metropolitana Liguria Monica Calamai. «Proteggere gli operatori significa proteggere anche i pazienti più vulnerabili. La prevenzione deve essere una responsabilità condivisa, fondata sulla consapevolezza e su un’informazione corretta».

A richiamare l’attenzione sull’eventuale circolazione del virus all’interno della Liguria è Matteo Bassetti, direttore della struttura di Malattie infettive del Policlinico San Martino.

«Alcune delle persone contagiate non hanno effettuato viaggi recenti né avuto contatti in aree esterne alla regione – osserva Matteo Bassetti –. Questo ci porta a considerare la possibilità che vi sia una circolazione virale interna».

I nuovi casi interessano persone non vaccinate con un’età compresa tra 30 e 50 anni. Non avendo contratto il morbillo in passato, non avrebbero neppure sviluppato gli anticorpi derivanti dall’infezione naturale. Si trovavano quindi in una condizione di suscettibilità al virus.

Il dato riporta in primo piano il problema delle fasce adulte rimaste scoperte. In Italia l’età mediana delle persone contagiate è di circa 28 anni: accanto ai bambini, sono quindi i giovani adulti non vaccinati e mai entrati in contatto con il virus a rappresentare uno dei gruppi maggiormente esposti.

Il morbillo è un’infezione respiratoria estremamente contagiosa. Si trasmette attraverso le secrezioni nasali e faringee e le goccioline diffuse quando una persona infetta tossisce o starnutisce. Il virus può rimanere attivo nell’aria e sulle superfici fino a due ore. Una persona può trasmetterlo già nei quattro giorni precedenti la comparsa dell’eruzione cutanea e fino a quattro giorni dopo.

I primi sintomi compaiono generalmente dopo un’incubazione compresa tra sette e 18 giorni. La malattia può iniziare con tosse, raffreddore, congiuntivite, malessere e febbre progressivamente più alta. Dopo alcuni giorni compare la tipica eruzione cutanea, inizialmente sul viso e sul collo e successivamente sul resto del corpo. Possono manifestarsi anche piccole lesioni biancastre all’interno della bocca, chiamate macchie di Koplik.

La maggior parte delle persone guarisce nell’arco di due o tre settimane, ma il morbillo può provocare complicazioni. Tra quelle più serie figurano la polmonite e l’encefalite acuta. Il rischio è maggiore nei bambini sotto i cinque anni, negli adulti con più di 20 anni, nelle donne in gravidanza e nelle persone con deficit del sistema immunitario.

Secondo l’Istituto superiore di sanità, l’encefalite acuta può verificarsi approssimativamente in un caso ogni mille, mentre la polmonite può interessare tra l’uno e il 6 per cento dei pazienti. Le informazioni sanitarie aggiornate sono disponibili all’indirizzo https://www.epicentro.iss.it/morbillo/.

Il principale strumento di prevenzione rimane il vaccino, somministrato normalmente in due dosi e disponibile in combinazione con quelli contro parotite e rosolia oppure con l’aggiunta della componente contro la varicella. Il ciclo completo protegge dal morbillo oltre il 90 per cento delle persone vaccinate.

Chi non ricorda di avere ricevuto entrambe le dosi o non conosce il proprio stato vaccinale può rivolgersi al medico di famiglia o ai servizi vaccinali per una valutazione individuale. La presenza di febbre ed eruzione cutanea non consente invece una diagnosi autonoma: il morbillo deve essere confermato attraverso specifici esami.

In Italia oltre il 96 per cento delle segnalazioni risulta finora concentrato in Lombardia, Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Calabria. Con quattro diagnosi in pochi giorni, anche la Liguria entra ora tra i territori nei quali la sorveglianza viene rafforzata. L’obiettivo è riconoscere rapidamente ogni nuovo caso, rintracciare i contatti e impedire che episodi ancora circoscritti possano trasformarsi in una trasmissione più estesa.


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