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Droga, la Regione vara la task force chiesta dal Comune ma accusa Tursi, ecco cosa dicono le norme

L’assessore regionale Massimo Nicolò sostiene che l’iniziativa avrebbe dovuto partire da Palazzo Tursi, ma annuncia proprio un tavolo sanitario regionale. Cristina Lodi, che quel tavolo lo aveva richiesto per iscritto la scorsa settimana, replica richiamando competenze, servizi promessi e risorse: il Testo unico distingue nettamente il ruolo sanitario della Regione da quello socio-assistenziale del Comune

La buona notizia è che la task force sulle dipendenze, alla fine, si farà. Quella meno lineare è capire perché Regione Liguria, nell’annunciarla, abbia sentito il bisogno di precisare che l’iniziativa sarebbe dovuta partire dal Comune di Genova. Perché il tavolo che sta per nascere sarà sanitario, sarà guidato dalla direzione sociosanitaria dell’Azienda tutela della salute Liguria e dovrà occuparsi precisamente di quella parte della risposta alle tossicodipendenze che la normativa nazionale colloca in primo luogo dentro il sistema sanitario regionale.

È questo il punto attorno al quale si è consumato, nel giro di poche ore, un nuovo scontro tra piazza De Ferrari e Palazzo Tursi sull’emergenza droga a Genova. Uno scontro che rischierebbe di apparire come il consueto rimpallo politico fra amministrazioni di colore diverso se non ci fosse, questa volta, un elemento piuttosto concreto con cui fare i conti: il Testo unico sugli stupefacenti.

Tra l’altro il Testo unico è l’unica norma nazionale (è quella che ha istituito i SerT, poi SerD con l’allargamento a tutte le dipendenze) e ripete più volte che le Regioni possono attivarsi con i Comuni per chiedere collaborazione sulle attività di prevenzione. I vari progetti (come il Progetto Felice) sono nati dalle proposte della Regione ai tempi che avevano trovato la collaborazione del Comune per le strutture, ma si parla sempre di bassa soglia mentre tutto il resto è in mano alla regione: cura e prevenzione. Comune e centro per le famiglie lavorano sempre sull’attività di sensibilizzazione per arrivare buoni stili di vita, ma le cose di cui si parla ora, di cui c’è bisogno ora, sono di altra e più pesante portata.

L’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò ha annunciato che Regione Liguria istituirà una task force sanitaria per affrontare quella che ormai viene definita apertamente un’emergenza. Ha però accompagnato l’annuncio con una stoccata al Comune: secondo Nicolò, l’iniziativa avrebbe dovuto partire da Palazzo Tursi, indicato come responsabile della sicurezza dei cittadini. L’assessore regionale sottolinea come sia proprio a Genova che il fenomeno abbia raggiunto proporzioni tali da imporre una risposta «rapida e strutturata» e spiega che il nuovo tavolo sarà guidato dalla direzione sociosanitaria dell’Azienda tutela della salute Liguria, incaricata di individuare responsabile e componenti e di lavorare a una riorganizzazione delle risposte sanitarie.

Fin qui l’annuncio. Il problema nasce quando si passa dalla polemica politica alla ripartizione delle competenze.

Il decreto del Presidente della Repubblica 309 del 1990, cioè il Testo unico che disciplina anche prevenzione, cura e riabilitazione delle tossicodipendenze, dedica un intero titolo alle attribuzioni regionali e locali. Il testo vigente, aggiornato anche nel 2026, attribuisce alle Regioni il compito di disciplinare l’attività di prevenzione, cura e riabilitazione delle tossicodipendenze. Ai Comuni assegna invece, nell’ambito delle rispettive funzioni socio-assistenziali, obiettivi quali la prevenzione dell’emarginazione e del disadattamento sociale, l’analisi delle condizioni locali di disagio e il reinserimento scolastico, lavorativo e sociale. Non significa, dunque, che Palazzo Tursi non abbia alcun ruolo; significa però che ruolo sociale del Comune e responsabilità sanitaria regionale sono due piani differenti. Ed è difficile non tenerne conto quando il provvedimento annunciato dalla Regione viene definito dalla Regione stessa una “task force sanitaria”.

È esattamente su questa distinzione che l’assessora comunale al Welfare Cristina Lodi costruisce la sua replica. Una risposta durissima nei confronti di piazza De Ferrari, ma che termina con un’apertura: adesso che la task force è stata annunciata, il Comune vuole partecipare e chiede che il lavoro cominci immediatamente.

Lodi ricorda innanzitutto che Palazzo Tursi aveva già scritto alla Regione chiedendo proprio l’istituzione del tavolo, offrendo contemporaneamente la collaborazione del Comune. La richiesta, secondo quanto riferisce l’assessora, risale al 14 agosto. Tre giorni dopo arriva l’annuncio regionale della task force. È anche questa sequenza temporale a rendere singolare l’accusa secondo la quale l’iniziativa avrebbe dovuto essere assunta dal Comune: da Palazzo Tursi sostengono di averla già assunta, chiedendo però che il soggetto dotato delle competenze sanitarie facesse la propria parte.

«Siamo andati oltre le nostre competenze per sopperire al mancato sostegno di Regione», dice l’assessora, che considera il rimpallo di responsabilità non soltanto politicamente sbagliato, ma poco rispettoso delle persone che vivono ogni giorno le conseguenze del fenomeno: chi assume sostanze, le famiglie, i residenti e i commercianti dei quartieri maggiormente esposti.

La questione, del resto, non nasce ad agosto. Già il 13 marzo, durante una commissione consiliare dedicata ai problemi del centro storico, Cristina Lodi aveva chiesto un confronto urgente con la Regione proprio sulle dipendenze. In quella seduta era presente anche un rappresentante regionale attraverso l’allora organizzazione sanitaria territoriale e il tema della necessità di integrare politiche sociali e sanitarie era stato messo esplicitamente sul tavolo.

Ora Lodi mette in fila ciò che, a suo giudizio, non è avvenuto nei mesi successivi. Il primo punto riguarda i servizi cosiddetti di bassissima soglia, destinati alle persone con dipendenza più difficili da intercettare attraverso i percorsi ordinari. Secondo l’assessora comunale, la Regione aveva assunto davanti alla Prefettura di Genova l’impegno di attivarli durante l’estate 2026. Siamo nella seconda metà di agosto e, sostiene l’assessora, quei servizi ancora non sono partiti. Palazzo Tursi auspica a questo punto che possano diventare operativi almeno da settembre.

Ed è proprio qui che il confronto esce definitivamente dal terreno delle dichiarazioni. Perché una task force può elaborare analisi, coordinare competenze e disegnare nuovi modelli di intervento, ma l’emergenza si misura anche nella capacità di raggiungere per strada chi non entra spontaneamente in un servizio sanitario, nella disponibilità di personale specializzato, negli orari e nella presenza territoriale dei Servizi per le dipendenze, nella capacità di intercettare rapidamente sostanze e modalità di consumo che cambiano.

Il direttore sociosanitario dell’Azienda tutela della salute Liguria Pierluigi Vinai, incarico che ricopre dal marzo 2026, spiega che il nuovo Piano sociosanitario regionale dedica uno spazio specifico alle “nuove forme di dipendenza”. Il problema, osserva Vinai, non può però essere ridotto alle nuove sostanze sintetiche: ancora oggi una parte rilevante delle ospedalizzazioni e delle complicazioni deriva da droghe già conosciute, mentre il mercato e i comportamenti di consumo evolvono con una velocità che rende rapidamente obsolete classificazioni troppo rigide.

La risposta indicata dall’Azienda tutela della salute Liguria passa anche dalla creazione di un Centro studi sulle dipendenze, destinato a osservare i nuovi fenomeni, analizzarne l’evoluzione e fornire elementi scientifici sui quali costruire le risposte sanitarie. Il direttore sociosanitario dell’Ats indica inoltre due direttrici: intercettare precocemente le persone che stanno sviluppando una dipendenza e rafforzare in modo uniforme l’educazione agli stili di vita corretti.

Sono obiettivi che difficilmente possono essere contestati. Ma, paradossalmente, la descrizione fornita dalla stessa struttura sanitaria regionale finisce per riportare il confronto precisamente sul terreno indicato dal Comune: personale sanitario, presa in carico, organizzazione dei servizi, monitoraggio epidemiologico, prevenzione e trattamento appartengono alla macchina sanitaria regionale. L’Azienda tutela della salute Liguria, nata il primo gennaio 2026 come azienda sanitaria unica regionale, è oggi la struttura attraverso la quale queste politiche devono essere concretamente organizzate.

Il Comune, dall’altra parte, ha competenze e responsabilità sociali tutt’altro che irrilevanti. La legge gli affida la prevenzione dell’emarginazione, gli interventi contro il disagio sociale e il reinserimento. Ed è su questo terreno che Palazzo Tursi rivendica di avere investito nel 2026 oltre quattro milioni di euro per le estreme fragilità e per servizi a bassa soglia. La distinzione è importante proprio perché dimostra quanto sia poco utile cercare un unico soggetto sul quale scaricare l’intero problema: l’emergenza droga attraversa sanità, welfare, sicurezza, ordine pubblico, scuola e politiche giovanili, ma ciascuno di questi settori ha istituzioni titolari di competenze diverse.

Cristina Lodi torna anche sui 7,2 milioni di euro del Fondo nazionale per le dipendenze e critica la scelta regionale sull’impiego delle risorse, sostenendo che avrebbero dovuto alimentare strategie e progetti innovativi anziché essere utilizzate per il personale. E chiede soprattutto un rafforzamento dei Servizi per le dipendenze con nuovi operatori e maggiori risorse, considerando insufficienti strumenti organizzativi che non siano accompagnati da una maggiore capacità di intervento sul territorio.

C’è poi una questione politica che attraversa l’intera replica dell’assessora comunale al Welfare. Secondo Lodi, il Comune avrebbe dovuto essere coinvolto maggiormente anche nella costruzione della riforma sociosanitaria, soprattutto su un argomento complesso come quello delle dipendenze. Un fenomeno che ormai non riguarda soltanto le categorie tradizionali di consumatori e non può essere affrontato esclusivamente con modelli elaborati negli anni passati.

L’assessora non risparmia nemmeno una frecciata istituzionale: dice di non comprendere perché alla lettera indirizzata dal Comune all’assessore regionale alla Sanità abbia risposto il direttore dell’Azienda tutela della salute Liguria. Ma è subito dopo che cambia registro. Una volta ottenuto ciò che Palazzo Tursi aveva chiesto, cioè la nascita della task force, il Comune non intende trasformare la disputa sulle responsabilità in un ostacolo.

«Ora è fondamentale avviare un dialogo e lavorare insieme», è la posizione dell’asssessora. L’obiettivo dichiarato è che il tavolo cominci a riunirsi rapidamente e coinvolga personale sanitario altamente qualificato, specialisti delle dipendenze, competenze sociali e, se necessario, anche il mondo universitario.

Alla fine resta un fatto difficilmente aggirabile. Il Comune ha chiesto formalmente alla Regione di istituire una task force sulle nuove droghe e la Regione, pochi giorni dopo, ha annunciato che quella task force sarà istituita e che sarà sanitaria. Piazza De Ferrari accompagna la decisione sostenendo che avrebbe dovuto muoversi per primo Palazzo Tursi; Palazzo Tursi risponde ricordando di essersi già mosso e indicando una normativa che attribuisce alla Regione le funzioni centrali proprio sul versante sanitario delle dipendenze.

La legge non cancella il ruolo del Comune e non consente a nessuna amministrazione di chiamarsi fuori: assegna però compiti diversi. Alla Regione la programmazione e l’organizzazione della risposta sanitaria, al Comune gli interventi sociali e di reinserimento, mentre gli aspetti di ordine e sicurezza pubblica seguono ulteriori competenze istituzionali. In un’emergenza che corre molto più velocemente delle polemiche, sapere chi deve fare cosa non è una questione semantica. È il presupposto per cominciare finalmente a farlo.


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