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Tpl, si apre la battaglia sui 15 milioni: Filt Cgil chiede risorse strutturali, sinistra all’attacco. FI tenta la difesa

Lo stanziamento regionale da 41,7 milioni accende il confronto politico e sindacale sul futuro del trasporto pubblico. Il sindacato giudica positivo l’intervento, ma avverte che una parte delle maggiori disponibilità deriva dall’incremento del Fondo nazionale trasporti e chiede finanziamenti stabili. Sullo sfondo resta il nodo dei 15 milioni annui previsti per Amt: Comune, Città metropolitana e progressisti chiedono certezze, mentre da Forza Italia arriva la rassicurazione che saranno garantiti con il prossimo riparto statale

La presentazione dei nuovi finanziamenti per il trasporto pubblico ligure non ha chiuso il confronto sulle risorse. Al contrario, ha aperto una discussione che coinvolge sindacati, Comune di Genova, Città metropolitana, opposizioni e maggioranza regionale e che ruota soprattutto attorno a una domanda: quante delle somme annunciate rappresentano effettivamente risorse nuove e, soprattutto, quali finanziamenti potranno essere considerati strutturali negli anni a venire?

Regione Liguria ha annunciato 41,7 milioni di euro: 40 milioni destinati agli investimenti previsti dal piano industriale di Amt, 1,275 milioni alla Città metropolitana di Genova per accompagnare al pensionamento anticipato 63 dipendenti dell’azienda nel 2026 e 425mila euro alla Provincia di Imperia per 25 uscite da Riviera Trasporti nel 2027. A queste somme si aggiungono i 159 milioni del Fondo nazionale trasporti ripartiti sul territorio ligure.

Ma proprio sulla natura e sulla destinazione delle maggiori risorse si concentra ora lo scontro.

Filt Cgil: «Intervento positivo, ma servono risorse stabili»

La FILT CGIL Liguria dà una valutazione positiva dell’intervento economico messo in campo dalla Regione, riconoscendo che in una fase delicata per il trasporto pubblico ogni finanziamento aggiuntivo rappresenta un elemento utile.

Il sindacato invita però a distinguere tra risorse regionali e incremento del Fondo nazionale trasporti. Secondo FILT CGIL, i circa 15 milioni aggiuntivi destinati al sistema ligure non possono essere presentati esclusivamente come il risultato di un nuovo intervento straordinario della Regione, perché deriverebbero dall’aumento del Fondo nazionale già previsto dalla legge di Bilancio del 2022.

Da qui la richiesta di spostare il confronto dal terreno degli stanziamenti una tantum a quello del finanziamento strutturale.

Per il sindacato il trasporto pubblico ha bisogno di risorse certe per coprire il servizio quotidiano, il costo del personale, manutenzioni e sicurezza, oltre che per programmare investimenti, assunzioni e rinnovo dei mezzi.

Il sindacato chiede quindi un aumento consistente e permanente del Fondo nazionale trasporti e sostiene che una parte delle maggiori risorse pubbliche programmate per la spesa militare dovrebbe essere destinata ai servizi pubblici e alla mobilità.

Accanto al finanziamento nazionale, FILT CGIL sollecita però anche Regione, Comuni, Province e Città metropolitana a incrementare le proprie disponibilità.

La posizione è netta: non bastano operazioni straordinarie, ricapitalizzazioni o interventi emergenziali. «Senza risorse adeguate non esiste risanamento che tenga», è in sostanza il punto indicato dal sindacato, che si dice disponibile a un confronto con istituzioni e aziende del settore.

Il nodo Amt: i 15 milioni annui che Comune e Città metropolitana chiedono alla Regione

Parallelamente alla discussione generale sul Tpl, resta aperta la partita specifica di Amt.

Il vicesindaco di Genova Alessandro Terrile e quello della Città metropolitana Simone Franceschi hanno ricordato che il piano di risanamento prevede, dal 2026, un incremento complessivo del corrispettivo annuale pari a 20,7 milioni.

Di questi, 15 milioni dovrebbero essere a carico della Regione, 5 milioni del Comune di Genova e 700mila euro della Città metropolitana.

Comune e Città metropolitana sostengono di avere già inserito nei rispettivi bilanci le quote di competenza, mentre nell’assestamento regionale di luglio non risulterebbero ancora stanziati i 15 milioni attribuiti alla Regione.

«Senza queste risorse, il piano di risanamento di Amt rischia di essere messo in discussione», è l’avvertimento arrivato dai due enti.

La questione è particolarmente rilevante perché i 40 milioni annunciati per Amt hanno una finalità diversa: servono agli investimenti previsti dal piano industriale e la loro concessione è subordinata all’omologazione, da parte del Tribunale di Genova, degli accordi di ristrutturazione del debito.

Il finanziamento strutturale del contratto di servizio rappresenta quindi una partita distinta dal sostegno straordinario agli investimenti.

Il Partito Democratico: «Risorse già note, ora servono soldi veri»

Dalle file del Partito Democratico è arrivata una raffica di interventi.

Il segretario regionale Davide Natale contesta innanzitutto la narrazione dell’operazione come completamente nuova: «I 40 milioni di euro annunciati non sono una novità: erano già stati previsti nella manovra precedente».

Secondo Davide Natale, anche l’aumento delle risorse nazionali non sarebbe sufficiente a coprire tutte le esigenze del settore, a partire dagli effetti economici del rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri.

Il segretario del PD Liguria allarga inoltre il ragionamento a tutto il territorio regionale e contesta una distribuzione che, a suo giudizio, finirebbe per favorire soprattutto Genova e Imperia, mentre La Spezia e Savona continuerebbero ad avere problemi di sostenibilità del servizio e di numero delle corse.

«Servono risorse ulteriori e vere per il trasporto pubblico regionale», afferma Davide Natale, chiedendo un piano complessivo per la mobilità ligure e in particolare per l’entroterra.

Sul caso specifico di Amt intervengono il segretario del PD Genova Francesco Tognoni e la capogruppo in Comune Martina Caputo.

Per loro il punto non è l’annuncio dei 40 milioni, ma il rispetto dell’impegno sui 15 milioni annui del contratto di servizio.

«Il fatto che queste risorse non compaiano nell’assestamento regionale è un elemento di forte preoccupazione», sostengono, ricordando che Comune e Città metropolitana hanno già assunto nei rispettivi bilanci gli impegni previsti dal piano.

La richiesta alla Regione è quindi di chiarire tempi e modalità dello stanziamento.

Ancora più duro l’intervento dei consiglieri regionali del Partito Democratico Armando Sanna e Simone D’Angelo.

I due richiamano la lettera del febbraio 2026 con la quale sarebbe stato assunto l’impegno a garantire 15 milioni aggiuntivi ogni anno, portando a circa 110 milioni il contributo regionale destinato al bacino genovese.

«Gli accordi sottoscritti si rispettano», affermano, sostenendo che non sia possibile presentare alcune misure del piano dimenticandone altre considerate essenziali.

Secondo i due consiglieri, l’assenza della somma dall’assestamento regionale lascia una parte dell’accordo ancora senza copertura formalizzata.

Lista Orlando e Linea Condivisa: «Una lettera firmata non può essere dimenticata»

Sulla stessa linea Gianni Pastorino, consigliere regionale della Lista Orlando, e Rossella D’Acqui, presidente di Linea Condivisa.

Anche loro richiamano l’accordo di febbraio: 15 milioni a carico della Regione, 5 milioni del Comune e 700mila euro della Città metropolitana.

«Il piano di risanamento di Amt non può fare a meno di quelle risorse», sostengono, chiedendo alla Regione di indicare dove saranno reperiti i fondi e quando saranno effettivamente disponibili.

La Lista Civica Silvia Salis Sindaca: «Genova non può essere lasciata sola»

Nel fronte che chiede alla Regione di formalizzare i 15 milioni annui destinati ad Amt entra anche la Lista Civica Silvia Salis Sindaca. Il capogruppo in Consiglio comunale Filippo Bruzzone richiama l’accordo raggiunto tra le istituzioni e sottolinea come Comune e Città metropolitana abbiano già previsto nei rispettivi assestamenti le somme di propria competenza: 5 milioni di euro Palazzo Tursi e 700mila euro la Città metropolitana.

«All’appello mancano ancora i 15 milioni di euro promessi dalla Regione Liguria», afferma Bruzzone, ricordando che la cifra era indicata nella lettera sottoscritta il 13 febbraio 2026 dal presidente della Regione.

Secondo il capogruppo, quelle risorse costituiscono una componente sostanziale del piano di risanamento e non possono essere sostituite dagli altri interventi annunciati sul trasporto pubblico. «Sono fondi indispensabili per dare solidità al piano, tutelare i lavoratori e garantire ai cittadini un servizio pubblico efficiente».

La Lista Civica giudica positivamente le misure destinate ad accompagnare una parte dei dipendenti verso il pensionamento anticipato, ma avverte che questo capitolo non deve sovrapporsi alla questione del finanziamento strutturale dell’azienda.

«Questi interventi non possono diventare il modo per distogliere l’attenzione dalla questione centrale: la Regione deve ancora stanziare la quota più consistente delle risorse concordate», sostiene Filippo Bruzzone.

Il capogruppo rivendica quindi le scelte già compiute dall’amministrazione comunale guidata dalla sindaca Silvia Salis e chiede alla Regione di indicare con precisione quando la propria quota verrà inserita a bilancio.

«Amt è un’infrastruttura essenziale per Genova e per l’intera area metropolitana: non può essere terreno di annunci o contrapposizioni politiche. Genova non chiede favori: chiede semplicemente che venga rispettato un accordo sottoscritto e che ciascuna istituzione faccia concretamente la propria parte».

Il Movimento 5 Stelle: «I 40 milioni e i 15 milioni sono due partite diverse»

Il capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle Stefano Giordano insiste proprio sulla differenza tra le due poste.

«I 40 milioni di euro destinati alla ricapitalizzazione di Amt non sono i 15 milioni annui promessi per il contratto di servizio. Sono due partite completamente diverse», afferma.

Secondo Stefano Giordano, una somma una tantum destinata al riequilibrio o agli investimenti non può sostituire una voce strutturale che deve essere garantita ogni anno.

Il consigliere chiede quindi che la Regione inserisca formalmente i 15 milioni nel proprio bilancio e comunichi quando saranno erogati.

Alleanza Verdi e Sinistra: «Non si giochi sulla tenuta dell’azienda»

Critiche arrivano anche da Alleanza Verdi e Sinistra.

La capogruppo comunale Francesca Ghio, la segretaria provinciale di Sinistra Italiana Simona Cosso e la co-portavoce provinciale di Europa Verde Giorgia Parodi chiedono che gli impegni presi vengano trasformati in stanziamenti effettivi.

«Quei 15 milioni di euro non sono una concessione alla Giunta Salis: sono una parte fondamentale del piano di risanamento», affermano.

Per AVS, l’incertezza sul finanziamento rischia di ricadere sull’azienda, sui lavoratori e sugli utenti proprio mentre Amt sta affrontando una fase complessa di riorganizzazione e risanamento.

Anche Italia Viva incalza la Regione: «I 15 milioni sono indispensabili»

Nel fronte che chiede alla Regione Liguria di chiarire la copertura dei 15 milioni di euro annui previsti dal 2026 per Amt entra anche Italia Viva. Il partito definisce “sconcertante” l’assenza della somma dall’assestamento regionale e ricorda che quella quota rappresenta uno degli elementi centrali sui quali è stato costruito il piano di risanamento dell’azienda genovese.

«La Regione Liguria deve chiarire immediatamente la propria posizione sui 15 milioni di euro aggiuntivi previsti dal 2026 per Amt», afferma il presidente regionale di IV, Eugenio Musso, sottolineando come Comune di Genova e Città metropolitana abbiano già previsto nei rispettivi bilanci le risorse di loro competenza. «Adesso la Regione deve fare altrettanto».

La richiesta è quindi che lo stanziamento venga formalizzato senza ulteriori incertezze. «Chiediamo coerenza alla Regione. Quei 15 milioni devono essere stanziati», sostiene Musso, secondo il quale la mancata copertura rischierebbe di indebolire il percorso di risanamento di Amt e di trasferire le conseguenze delle incertezze finanziarie «sui cittadini e sui lavoratori».

La replica di Forza Italia: «I 15 milioni arriveranno con il prossimo riparto statale»

Dalla maggioranza regionale arriva però una lettura completamente diversa.

Il consigliere regionale di Forza Italia Carlo Bagnasco sostiene che i 15 milioni contestati dall’opposizione non siano stati dimenticati.

«I 15 milioni di cui parlano i consiglieri del Pd sono quelli che la Regione si è impegnata a garantire sulla base del prossimo riparto dei fondi statali, che verranno erogati entro l’anno solare», afferma.

Per Carlo Bagnasco, dunque, la mancata presenza della somma nell’assestamento di luglio non equivarrebbe a un venir meno dell’impegno: la copertura dovrebbe arrivare attraverso le prossime risorse nazionali.

Il consigliere difende inoltre l’intervento regionale da 41,7 milioni e ricorda che il fondo destinato agli accompagnamenti alla pensione è potenzialmente accessibile a tutte le aziende liguri che presentino programmi analoghi.

La vera questione: finanziamenti straordinari o risorse permanenti?

Dietro la polemica politica emerge così un problema più ampio.

Una cosa sono i 40 milioni destinati agli investimenti di Amt, una misura straordinaria collegata al piano di risanamento. Un’altra sono le risorse necessarie ogni anno per finanziare concretamente il servizio.

È su questo secondo fronte che convergono, pur con posizioni politiche molto differenti, molte delle richieste emerse nelle ultime ore.

FILT CGIL chiede un Fondo nazionale trasporti più consistente e risorse regionali strutturali. Comune e Città metropolitana vogliono certezza sul previsto incremento del corrispettivo per Amt. Le opposizioni chiedono che l’impegno dei 15 milioni venga formalizzato. La maggioranza sostiene invece che quella somma arriverà con il prossimo riparto statale.

Il confronto, dunque, non riguarda soltanto quanto denaro viene messo sul tavolo oggi, ma soprattutto se quelle risorse potranno essere garantite anche domani.

Per un sistema che deve pagare il personale, effettuare manutenzioni, acquistare autobus, garantire corse e contemporaneamente risanare aziende in difficoltà, è questo il vero punto che resta ancora da sciogliere.


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