Quartieri 

Certosa e Campasso, la scommessa dei quartieri fa centro: quasi 25mila presenze in un anno

Il progetto “QR Code Certosa Campasso – Quartieri in Rete” chiude il primo anno con quasi 25mila partecipazioni, circa 1.500 attività e dieci spazi tornati a essere luoghi di incontro. L’assessora Cristina Lodi: «Migliaia di persone hanno trovato un posto dove sentirsi comunità»

Quasi 25mila presenze in dodici mesi e una rete che ha coinvolto più di cinquanta realtà del territorio. È il bilancio del primo anno di “QR Code Certosa Campasso – Quartieri in Rete”, il progetto avviato nel giugno 2025 tra Valpolcevera e Centro-Ovest con l’obiettivo di ricostruire relazioni, servizi e occasioni di socialità nelle zone maggiormente segnate dalle conseguenze del crollo del Ponte Morandi.

L’iniziativa, sostenuta dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e promossa dal Comune di Genova insieme alle associazioni, alle cooperative e alle altre realtà del terzo settore attive nei quartieri, ha portato alla realizzazione di circa 1.500 iniziative e alla riattivazione di dieci spazi destinati alla vita collettiva.

Tra questi ci sono la palestra e il laboratorio delle autonomie di via Porro, la Radura della Memoria, la Casa di quartiere, il Museo di Certosa e i Giardini Pavanello. Luoghi già presenti nel tessuto urbano che, attraverso il progetto, sono stati trasformati o rafforzati come punti di riferimento per residenti di età e condizioni differenti.

Le attività hanno interessato diversi ambiti, dall’assistenza alle persone anziane e alle famiglie più fragili ai percorsi rivolti ai bambini e ai ragazzi, con laboratori extrascolastici, iniziative di aggregazione e progetti socioeducativi. Una parte del programma è stata dedicata anche allo sport, alla promozione di corretti stili di vita e all’animazione culturale, con tornei negli spazi pubblici e appuntamenti pensati per favorire incontro e inclusione.

Per l’assessora comunale al sociale Cristina Lodi, i numeri del primo anno confermano la validità di un modello basato sulla collaborazione tra amministrazione e territorio. «I Progetti di Comunità nascono da un’idea semplice ma potente: non è il Comune da solo a poter rispondere ai bisogni di un quartiere, ma una rete larga di soggetti, istituzioni, cooperative, associazioni e cittadini che si mettono insieme per prendersi cura del proprio territorio», spiega.

Secondo Lodi, il progetto ha permesso di costruire una vera co-progettazione, mettendo attorno allo stesso tavolo il Comune, oltre cinquanta realtà locali e i cittadini. «I risultati di questo primo anno ci dicono che la strada è quella giusta: quasi 25mila partecipazioni, oltre 1.400 attività svolte e un sito che ha superato i 12mila accessi. Ma il dato più importante è che migliaia di persone, di ogni età, hanno trovato in questi spazi un luogo dove sentirsi comunità».


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