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Amt, i sindacati contro l’ipotesi del mercato: «I Comuni non mettano a rischio il futuro dell’azienda»

Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal intervengono dopo le prese di posizione di alcuni Comuni della provincia: la priorità, sostengono, è salvare e risanare Amt senza indebolirla proprio nella fase più delicata

Il confronto sul futuro di Amt si sposta anche sul rapporto tra l’azienda e i Comuni della provincia di Genova. Dopo che alcune amministrazioni locali hanno prospettato la possibilità di rivolgersi al mercato per garantire il trasporto pubblico nei rispettivi territori, Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal intervengono con una posizione comune e chiedono agli enti locali di non assumere iniziative che possano rendere ancora più difficile il percorso di risanamento della società.

I sindacati ricordano innanzitutto che un singolo Comune non potrebbe decidere autonomamente di affidare il servizio a un altro operatore. L’attuale sistema si basa sull’affidamento in house ad Amt da parte della Città Metropolitana: per arrivare al mercato sarebbe quindi necessario prima rimettere in discussione quell’affidamento e successivamente indire una gara.

Una prospettiva alla quale le quattro organizzazioni sindacali si oppongono. Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal riconoscono però che dietro le posizioni assunte da alcuni sindaci c’è anche la volontà di evitare riduzioni dei collegamenti nei rispettivi territori. Un principio che, in condizioni economiche normali, dovrebbe tradursi non soltanto nel mantenimento delle corse, ma anche in un aumento dell’offerta.

Il problema, sottolineano i sindacati, è che Amt oggi non si trova affatto in una situazione ordinaria. L’azienda attraversa una fase economico-finanziaria estremamente delicata e sta seguendo un percorso costruito proprio per scongiurarne il fallimento.

Secondo le organizzazioni dei lavoratori, le difficoltà attuali non nascono esclusivamente dalle decisioni degli ultimi mesi. Sono anche il risultato di scelte accumulate nel corso degli anni, comprese quelle degli enti locali, che avrebbero progressivamente esteso il servizio oltre i livelli minimi previsti dai contratti senza assicurare sempre coperture economiche strutturali adeguate.

È dentro questo quadro che si inserisce il Piano industriale di Amt. Tra le misure previste c’è una riduzione di circa un milione di chilometri di servizio, finalizzata a riportare la produzione entro i valori stabiliti dal Contratto di servizio e a contribuire al recupero dell’equilibrio economico e finanziario dell’azienda.

Una scelta destinata inevitabilmente ad avere conseguenze sui territori, dove diminuire le percorrenze può significare intervenire su frequenze e collegamenti. Per Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal, tuttavia, in questa fase la priorità deve essere mettere in sicurezza Amt. Solo dopo averne garantito la sopravvivenza sarà possibile costruire le condizioni per rilanciare il servizio e tornare ad aumentarne l’offerta.

Da qui l’appello alla Città Metropolitana e ai Comuni affinché affrontino insieme la crisi, assumendosi le rispettive responsabilità e contribuendo al risanamento anziché aprire proprio adesso la strada a operatori alternativi.

La posizione sindacale diventa particolarmente dura quando affronta le possibili conseguenze di questa scelta. Le quattro sigle temono che la corsa al mercato possa sottrarre ulteriori servizi e risorse ad Amt, aggravandone la situazione nel momento in cui si sta tentando di evitarne il collasso. Se qualche amministrazione decidesse di percorrere questa strada, sostengono, dovrebbe assumersene apertamente la responsabilità davanti ai cittadini, agli utenti e soprattutto ai lavoratori.

Al centro rimane infatti anche il futuro occupazionale. Per Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal salvare Amt significa contemporaneamente garantire il trasporto pubblico dell’area metropolitana e difendere il lavoro di chi ogni giorno assicura il servizio.

Le prossime settimane vengono considerate decisive. La linea dei sindacati è che il trasporto pubblico locale non possa essere trattato come una normale merce da acquistare sul mercato: prima occorre salvare Amt, riequilibrarne i conti e quindi costruire le condizioni per un vero rilancio dell’azienda e del servizio.


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